Matteo Salamon: dagli Old Masters al contemporaneo, sotto il segno della preziosità.

Matteo Salamon: dagli Old Masters al contemporaneo, sotto il segno della preziosità.

Dagli Old Masters al contemporaneo, sotto il segno della preziosità:

dal fondo oro della raffinata cultura tardogotica tra Venezia e Firenze, attraverso la sontuosa materia di Cipper, fino alle più audaci interpretazioni del Novecento. Un filo rosso conduce all’eleganza parigina di Madame Fernande Costa Torro, ritratta da Gino Severini, e alla dimensione rivoluzionaria dei Concetti spaziali di Lucio Fontana, dove la superficie diventa riflessione sullo spazio e sul tempo.

Pienamente ascrivibile alla Venezia del tardo Trecento, già oltre l’eredità bizantina nel clima di rinnovamento che tra Bologna e Padova trova in Jacobello del Fiore uno dei suoi protagonisti, la straordinaria tavola con San Francesco che riceve le stimmate è letteralmente intessuta d’oro: nei filamenti che delineano le piante, nelle fronde dell’albero centrale, nello spiovente del santuario della Verna sormontato da una croce dorata. Su fondo oro si staglia anche la toccante Madonna col Bambino in trono tra due angeli e le sante Caterina d’Alessandria e Margherita di Giovanni di Tano Fei che, nella Firenze alle soglie del Quattrocento, coniuga la lezione di Agnolo Gaddi con quell’«espressionismo burlesco e selvaggio» – secondo la definizione di Federico Zeri – derivato dalle sperimentazioni di Gherardo Starnina. Nella misurata eleganza della composizione ci sorprende il naturalismo del gesto del Bambino che accarezza il volto della Madre, nota di tenera e quotidiana umanità rara nel catalogo dell’artista.

La persistenza della matrice tardogotica a Firenze ci porta fino agli anni Trenta del Quattrocento, dove uno dei suoi interpreti più originali è Lippo di Andrea di Lippo, ricordato accanto a Masolino e sensibile alle novità del Beato Angelico. La vivacità cromatica e la diffusa luminosità della Madonna con il Bambino in trono rivelano l’innesto di accenti st00ilistici derivanti dai pittori più eminenti operanti a Firenze in quel periodo e collocano l’opera tra il p0olittico della Yale University Art Gallery di New Haven e quello della Galleria dell’Accademia di Firenze, quest’ultima databile intorno al 1430, testimoniando la straordinaria vitalità dell’artista ormai maturo.

Lo spazio del sacro entra nel quotidiano in chiave profondamente devozionale con la Madonna col Bambino del Maestro di San Miniato, pregiata testimonianza della civiltà delle botteghe fiorentine sviluppatasi negli ultimi decenni del Quattrocento. Un contesto artistico di straordinaria vitalità, alimentato – come in questo caso – da intensi rapporti con Andrea del Verrocchio e Sandro Botticelli, i cui influssi si riflettono qui nell’eleganza del disegno, nella qualità luminosa della pittura e nella calibrata dolcezza degli affetti. L’insolita compresenza di san Giovanni fanciullo e di Maria Maddalena introduce un ulteriore di significato: la scelta iconografica potrebbe alludere ai nomi del figlio e della moglie del committente, suggerendo che il dipinto fosse concepito come un ex voto familiare offerto alla Vergine. L’immagine assume così il valore di una soglia simbolica tra devozione privata e rappresentazione pubblica, specchio delle aspirazioni spirituali e della memoria affettiva di una famiglia.

Tra la cesta da lavoro di Maria e la culla – elementi che radicano la scena in una dimensione domestica e tangibile – si dispiega il sentimento di intimità che pervade la celeberrima Madonna Albani di Federico Barocci, il più ammirato, richiesto e pagato autore di dipinti sacri della seconda metà del Cinquecento. Il processo creativo dell’artista che conduce fino a questo emozionante capolavoro è documentato dalle prove grafiche, in cui le idee prendono forma attraverso un processo mentale di continua trasformazione e revisione: figure che si spostano, gesti che si affinano, equilibri compositivi che si assestano progressivamente, in un dialogo serrato tra invenzione e verifica. Come nei fogli conservati nel Gabinetto dei Disegni degli Uffizi, l’esecuzione del nostro disegno si colloca tra prassi disegnativa e pittorica. Le figure affiorano nei gesti e nelle pose grazie a un sapiente uso del gessetto nero, che modula ombre e volumi con straordinaria sensibilità luministica. Il segno, vibrante e calibrato, non si limita a delineare, ma costruisce la forma per accensioni progressive, restituendo quella tensione emotiva che troverà piena compiutezza nella stesura pittorica.

Se lo spazio della casa in Barocci conserva una dimensione trascendente, all’aprirsi del Settecento Cipper rivolge lo sguardo alla vita silenziosa degli oggetti, inserendosi nella grande tradizione della pittura di realtà che discende da Fede Galizia e Panfilo Nuvolone. Il formaggio in parte consumato, il bicchiere vuoto, la scatola aperta custodiscono la traccia di una presenza umana che si è appena allontanata. Gli oggetti evocano un gesto interrotto, un tempo sospeso. L’umiltà dei soggetti diviene così occasione per esibire una ricchezza materica ancora tutta barocca ma governata da un’inedita rigorosa sintesi compositiva, che suggerisce una meditazione silenziosa sul tempo e sulla presenza.

Con uno scarto temporale di due secoli, le vibrazioni della luce tornano protagoniste nel Ritratto della signora Fernande Costa-Torro, eseguito nel 1911 da Gino Severini, all’indomani della sua adesione al Futurismo e del sodalizio con Umberto Boccioni. Lo status dell’amica, proprietaria di una boutique in Rue Damrémont a Montmartre, è affidato alla geniale invenzione del vistoso capello parigino a strisce bianche e nere che diventa fulcro visivo e dispositivo dinamico della composizione, travalicando il dettaglio mondano per diventare elemento di sperimentazione della forma e della visione.  Ma occorre attendere il secondo dopoguerra per assistere alla definizione in modo irrevocabile del rapporto tra arte, luce e spazio nei Concetti Spaziali di Lucio Fontana. La costellazione di “buchi” sulla superficie della tela – che cessa di essere luogo della rappresentazione – supera i limiti della pittura verso uno spazio ulteriore.

Ufficio Stampa Artemide PR di Stefania Bertelli

stefania.bertelli@artemidepr.it

Ada Rizzo

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