Edilizia, gap tra riciclo degli inerti e mercato

Edilizia, gap tra riciclo degli inerti e mercato

NELL’EDILIZIA IL RICICLO CORRE, MA IL MERCATO NON SEGUE

Tre grandi economie industriali a confronto: il recovery è elevato, ma solo dove esiste una domanda strutturata il riciclo si trasforma in vero mercato delle materie prime seconde. A metterlo in evidenza è Quattro A:

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Tre grandi economie industriali europee a confronto mostrano che il nodo non è più il riciclo in sé, ma la sua trasformazione in mercato. Secondo l’analisi di Quattro A (Gruppo Seipa), il divario tra recovery e sostituzione effettiva degli aggregati riciclati rappresenta oggi il vero indicatore della maturità industriale del settore delle costruzioni e demolizioni (C&D).

«Italia, Germania e Francia non sono state scelte casualmente: si tratta delle tre principali economie dell’Eurozona per dimensione industriale e valore della produzione nel comparto delle costruzioni. Sono mercati ad alta intensità infrastrutturale, con filiere estrattive, logistiche e impiantistiche strutturate, capaci quindi di trasformare —almeno teoricamente— il recupero degli inerti in un ciclo produttivo chiuso» puntualizzano gli analisti di Quattro A.


I numeri del recovery sono elevati.

L’Italia recupera il 98% dei rifiuti da costruzione e demolizione, la Germania il 91,3%, la Francia il 75,6%. Si tratta di percentuali che collocano questi Paesi ben al di sopra della soglia europea del 70%, confermando l’efficienza dei sistemi di gestione dei flussi C&D.

Ma è quando si passa alla sostituzione reale delle materie prime vergini che le distanze cambiano radicalmente: il tasso di sostituzione si ferma allo 0,4% in Italia, raggiunge il 12% in Francia e sale al 22% in Germania.

La forbice tra recovery e substitution diventa così il vero indicatore critico:

Italia 98% vs. 0,4% → gap di 97,6 punti;
Germania 91,3% vs. 22% → gap di 69,3 punti;
Francia 75,6% vs. 12% → gap di 63,6 punti.
È qui che si misura la differenza tra gestione efficiente del rifiuto e costruzione di un mercato industriale delle materie prime seconde.

In Italia, il materiale viene correttamente avviato a riciclo, ma fatica a rientrare stabilmente nei flussi di cantiere. In Germania, il sistema industriale riesce più frequentemente a trasformare il riciclato in input produttivo, mentre la Francia si colloca in una posizione intermedia, con margini ancora ampi di crescita sia sul fronte del recupero sia su quello della domanda di aggregati riciclati.

Il confronto evidenzia che il vero spartiacque non è più tecnico ma economico: senza programmazione dei flussi, standard omogenei, continuità della domanda e integrazione tra progettazione e gestione impiantistica, il riciclato resta un “output” di impianto e non diventa un “input” di mercato.

Nel settore europeo delle costruzioni —che movimenta oltre 305 milioni di tonnellate annue di rifiuti C&D— la capacità di trasformare il recupero in sostituzione rappresenta una leva strategica non solo ambientale, ma competitiva. Dove il substitution rate cresce, diminuisce la dipendenza da materie prime vergini, si riduce la pressione sulle cave e si rafforza la resilienza della filiera.

Secondo Quattro A, la maturità industriale del settore si misurerà sempre più su questo passaggio: dal recuperare al sostituire. Non è più una questione di gestione dei rifiuti, ma di politica industriale delle costruzioni.

mariapellino

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