AI Semiology. Fondamenti di semiotica dell’Intelligenza Artificiale.

AI Semiology. Fondamenti di semiotica dell’Intelligenza Artificiale.

 

 

NÈ APOCALITTICI NÈ INTEGRATI

AI Semiology. Fondamenti di semiotica dell’Intelligenza Artificiale

E’ stato pubblicato “Nè Apocalittici nè Integrati – AI Semiology. Fondamenti di semiotica dell’Intelligenza Artificiale “, di Cinzia Ligas, Fausto Crepaldi e della giovane e brillante mente di Febo Alfieri, membro di IArs Academy, laboratorio europeo di ricerca semiotica dell’Intelligenza Artificiale.

 

Umberto Eco scriveva nel 1964 che l’uomo non andrebbe più visto come animale sillogizzante, ma come animale capace di costruire macchine sillogizzanti e di porsi nuovi problemi circa il loro uso. Stava parlando della televisione e della cultura di massa: dello choc che i nuovi media producevano negli intellettuali del tempo, divisi tra chi vedeva nella televisione la fine della cultura e chi la salutava come la democratizzazione del sapere. Stava dicendo che quella divisione era sterile, e che il compito vero era un altro: capire cosa stavano diventando gli esseri umani in un mondo in cui le macchine facevano cose che fino a ieri solo gli esseri umani sapevano fare. Non piangere ciò che si perdeva, non celebrare ciò che si guadagnava. Capire la trasformazione, e ritrovare l’umano dentro di essa, non contro di essa.

 

Sessant’anni dopo, le macchine sillogizzanti non si limitano a trasmettere contenuti: li generano. Non si limitano a distribuire il pensiero umano: lo simulano. E l’orizzonte di problemi si è spostato di altri milioni di chilometri, in una direzione che nessuno aveva interamente previsto. I venditori di Apocalisse sono tornati, con nuovi costumi e nuovi argomenti. E con loro sono tornati gli integrati entusiasti, pronti a consegnare alla macchina ciò che appartiene all’umano senza chiedersi cosa si perde nel passaggio.

 

Questo saggio non appartiene né agli uni né agli altri.

 

Nasce da una convinzione che Eco aveva già formulato con precisione: che di fronte a ogni rivoluzione tecnologica del linguaggio la posizione utile sia la terza, più difficile, più scomoda. Quella di chi guarda lo strumento nuovo con occhi aperti, senza paura e senza illusioni, cercando di capire cosa fa, come lo fa, e cosa questo significa per chi lo usa e per chi ci vive dentro.

 

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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.

A middle-aged man with a beard, wearing a headband and a backpack, taking a selfie while hiking in a mountainous landscape. The background features snow-capped mountains and a clear blue sky.

Sergio Batildi

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