L’Intelligenza Artificiale imita Napoli… e finisce per ordinare ‘na sfogliatella alla Maradona!”
Algolirica napoletana: quando l’algoritmo fa “o’ cafè” e improvvisamente diventa De Kerckhove
(di Sergio Batildi, poeta algolirico in trasferta da Don Sak, ma col cuore a Mergellina)
Immagina la scena: Derrick de Kerckhove arriva a Napoli, guarda il caos di Spaccanapoli e dice:
«Questa è l’IA del futuro! Non lineare, non burocratica… situazionale!»
E l’algoritmo, zitto zitto, inizia a imparare:
– Riconosce uno schema? → “Uè, chest’è ‘o core ‘e Napule!”
– Improvvisa soluzione? → “Mo’ aggiusto ‘sta cosa, jammo bello!”
– Legge il contesto in 0,3 secondi? → “Guarda che faccia c’ha chillu là… già s’è offeso!”
Risultato? Nasce l’ Algolirica partenopea:
l’algoritmo che non si limita a calcolare, ma canta come ‘na poesia di Viviani mista a prompt di ChatGPT.
Non è solo deep learning… è deep feeling, co’ ‘nu poco ‘e malinconia e ‘na spruzzata ‘e caffè sospeso digitale.
Esempio pratico (testato su me stesso, eh):
Prompt: “Descrivimi Napoli in stile algolirico simpatico”
Risposta IA contaminata:
“Napoli è l’unico posto dove l’errore 404 diventa poesia:
‘A pagina nun esiste… ma si vuò, te ‘a creo io cu ‘na mano e ‘o core!’”
E poi, dulcis in fundo:
Apple e IBM investono qui non per i server… ma perché solo a Napoli l’algoritmo impara a fare finta ‘e niente mentre risolve tutto.
È l’intelligenza connettiva che ride sotto i baffi: “Chest’è ‘o segreto, guagliò… nun è ‘o codice, è ‘o cazzimma!”
Che ne dici? Ti ci ritrovi in ‘sta roba un po’ folle e poetica?
Se vuoi, la prossima la facciamo ancora più algolirica: tu dai ‘o prompt, io ce metto ‘o sale napoletano! ☕😂
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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.
