Un nome inventato – Un viaggio intimo e struggente attraverso i ricordi. Silvana Sanna ci guida in un’esplorazione toccante della memoria e delle radici familiari. recensione di Alessandria today
“Un nome inventato: Sul filo dei ricordi” di Silvana Sanna è un’opera che si distingue per la sua capacità di tessere una narrazione delicata e intensa, dove la memoria e l’identità si intrecciano in una trama avvincente. Il libro, ambientato in un contesto rurale intriso di nostalgia e ricordi d’infanzia, ci porta attraverso un percorso emozionante nella vita di una famiglia, con particolare attenzione alla figura della nonna, che emerge come un pilastro di saggezza e amore.
Sanna utilizza un linguaggio semplice ma evocativo, capace di richiamare alla mente del lettore immagini di tempi passati, quando la vita era scandita dai ritmi della natura e dai legami profondi tra le persone. Il racconto si dipana come un album di fotografie ingiallite dal tempo, dove ogni immagine è un frammento di vita, un pezzo di storia che ci aiuta a comprendere meglio chi siamo e da dove veniamo.
“Un nome inventato” è un romanzo che parla di radici, di appartenenza e di quel filo sottile che lega le generazioni. È un viaggio interiore che tocca corde profonde, risvegliando in ciascuno di noi il desiderio di riscoprire il nostro passato e di onorare la memoria dei nostri antenati.
Biografia dell’autore:
Silvana Sanna è un’autrice italiana che ha dedicato gran parte della sua vita alla scrittura, con un particolare interesse per la narrativa che esplora i temi della memoria, dell’identità e delle tradizioni familiari. Originaria di un piccolo paese del Nord Italia, Sanna ha sempre avuto un legame profondo con la sua terra e le sue radici, che si riflette in ogni sua opera. “Un nome inventato” rappresenta uno dei suoi lavori più personali e sentiti, dove riesce a coniugare la bellezza del linguaggio con la profondità dei sentimenti.