Parlando di asini…
Facendo seguito al mio post sulla “Festa dell’Asino” vi propongo due considerazione sull’asino.
Una è stata espressa dal grande etologo Danilo Mainardi
“Perché mai, mi chiedo, l’amabile somaro è finito tanto in basso nell’umana considerazione? Credo che, per cercare di capire, sia utile riandare all’antico antenato che in Egitto, fors’anche in Nubia, venne addomesticato tra i sei e i settemila anni fa. Scopriamo allora un animale quasi deserticolo, che sa con disinvoltura buttarsi giù per ripidi pendii senza correre rischi; che sa nutrirsi di poca erba coriacea, rade mimose, cespugli irti di spine.
Che non soffre né il caldo torrido né il gelo, che sopporta la sete e la fame. Il somaro è questo: una macchina economica e resistente, frutto di un’evoluzione adattativa dura ed estrema. Ebbene, la risposta alla mia domanda sta proprio qui: l’uomo ben presto si accorse di tali «qualità» e così l’asino divenne, «per vocazione», l’animale da sfruttare per ogni durissimo lavoro: trasportare pesi e persone, muovere le mole dei molini, i carrelli delle miniere, le ruote per cavare l’acqua. Un produttore di energia a buon mercato, aiuto della gente più misera perché tutti potevano, e possono, permetterselo. Così l’asino è stato concepito, salvo rare eccezioni, come uno schiavo.”
L’altra dallo scrittore Mark Twain:
“Non c’è personalità, per quanto schietta e rispettabile, che non possa essere schiacciata dal ridicolo, anche se insipido e a buon mercato. Prendete l’asino, per esempio: ha un carattere perfetto e fra tutti gli animali più umili ha l’animo più nobile; eppure guardate come l’ha ridotto il ridicolo. Invece di sentirci onorati quando ci danno dell’asino, restiamo perplessi.”
Foto: Asini a Petra