È con grande piacere che presentiamo oggi, all’interno della collana letteraria “I LIBRI DI CULTURA OLTRE”, la nuova opera poetica di Lucio Zaniboni, “Fiori di creta”, Prefazione Maria Rosaria Teni, edita a giugno 2025. Un onore promuovere e patrocinare nuovamente una silloge del poeta Zaniboni che caratterizza le sue opere con un tratto poetico di grande eleganza e ricco di significati profondi. La sua nuova raccolta poetica è anticipata da una breve esposizione del poeta Zaniboni:«L’idea nasce da “I fiori del male” anche se non c’è il concetto del negativo, ma dalla fragilità e brevità della vita, in cui ognuno esplica la libertà che Dio ha concesso, così usiamo la nostra esistenza secondo attitudini e coscienza. La vita ha la bellezza di un fiore, ma siamo come la creta, facile a creparsi, disperdersi ai venti, perdersi. C’è il richiamo a Cristo, la visione delle nostre debolezze, il richiamo ai dettami del Vangelo.»

Scrive Maria Rosaria Teni nella prefazione: «Leggere le liriche dell’ultima silloge “Fiori di creta” di Lucio Zaniboni è immergersi in un’atmosfera in cui il tempo, nell’incantevole ascesi del “πάντα ῥεῖ”, scorre nel fluire di versi che sopraggiungono quasi all’improvviso, offrendo emozioni pure ed immediate, pur nella quotidiana ciclicità di giorni destinati a sfiorire sotto l’incombente destino terreno che sfocia nella notte che scende a nascondere il mondo. Il poeta Zaniboni si fa portavoce di una tensione lirica austera, ma essenziale, in cui il tempo, la morte, la memoria e l’identità si fondono in componimenti densi di immagini e musicalità. Le liriche raccolte si muovono in un costante dualismo tra presenza e dissoluzione, tra la solidità del segno e l’evanescenza della traccia. Le parole diventano dunque specchi, pozzi e semi di riflessione emotiva, capaci di rifrangere e restituire l’essenza dell’esperienza vissuta.[…] Nell’elegante intreccio sinestetico, si staglia la visione vivida e suggestiva della lavagna con il suono del “giorno” e richiama singolarmente l’idea del tempo che transita, dei segni che si possono lasciare sulla lavagna, ma che fatalmente potranno essere cancellati così come la memoria che si consuma. C’è tutta la provvisorietà della vita: niente ci sarà per sempre e niente rimane immutato e immutabile. Restano soltanto le parole, quelle impresse su una pagina, scritte per fissare i momenti che divengono immortali attraverso termini che traducono ricordi e decodificano, comunicandole, le emozioni. […] Il poeta Lucio Zaniboni, in questa raccolta poetica, ha racchiuso mirabilmente la sua complessa visione espressiva, dimostrandosi ancora una volta un autore di rara sensibilità e profonda cultura, capace di approfondire le molteplici sfumature dell’animo e interpretarle seguendo un impulso poetico che vibra di luce propria.»
Leggendo ‘Fiori di creta’, a una prima lettura, il giudizio che l’autore dà della vita potrebbe apparire negativo, ma questo non è e lo si può verificare leggendo i versi iniziali della poesia

‘La lavagna del giorno’
Scricchiola il gesso un poco
sulla lavagna del giorno
cercando di lasciare traccia,
ma l’immagine è sbiadita.
Così è la vita,
quando manca il sole,
quando non c’è l’amore
a dare senso
allo scorrere del tempo.
L’autore, nella nota introduttiva regala riflessioni profonde: «La vita ha attimi d’incanto, di meraviglia e ammirazione, di gioia ed emozione. Chiaramente ha con sé anche tutto il bagaglio negativo di sofferenze e perdite. Va accettata in toto, tenendo presente che basta un gesto, un semplice gesto d’amore a dare un senso ai nostri giorni.»
Lucio Zaniboni
I polpastrelli della sera
sfiorano col vento che scende
dai monti pensieri di un domani
diverso da ieri. Scendono piano
sulla nudità del canneto
a bruciare desideri di vita.
Non si può comparare l’astratto
scorrere delle ore con il germoglio
del prato che fruscia come seta.
Tacciono i rimpianti al canto
della rana. Un inno al mondo vegetale,
niente affatto male nel suo impasto
di terra, coi colori dei fiori
ad attirare insetti per la conservazione
della specie. È il segreto del mondo
mettere esche e in qualche modo
è dolce farsi catturare qualunque
sia la fine, per il fine.
Scrive Sabino d’Acunto sulla poesia di Zaniboni: «Quella di Lucio Zaniboni è una poesia che sfiora, con tocchi di ironica saggezza, i grandi temi dell’esistenza con la visione di un mondo in cui Dio si avverte come qualcosa che non si concede ma che si lascia conquistare solo che soccorra quel tanto di buona volontà nel cercarlo e che ci consentirà di lasciare, come la chiocciola la sua traccia d’argento, un segno del nostro passaggio.»
PER CONTATTARE L’AUTORE:Lucio Zaniboni