L’Ucraina s’è desta!

L’Ucraina s’è desta!

Il Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada ha approvato il disegno di legge n. 12414, successivamente firmato dal presidente Zelens’kyj il 22 luglio ed entrato in vigore il giorno seguente.

Il testo della legge modifica in modo sostanziale l’architettura istituzionale degli organi di contrasto alla corruzione in Ucraina.

In particolare, la norma attribuisce al Procuratore Generale, figura di nomina presidenziale, il potere di trasferire le indagini in corso dall’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) ad altre forze di polizia o a diversi procuratori, di impartire istruzioni vincolanti ai detective di NABU e di chiudere indagini anche su funzionari di alto livello. Il Procuratore Generale assume inoltre il controllo diretto sulla nomina dei procuratori dell’Ufficio Specializzato Anti-Corruzione (SAPO), potendo assegnare o revocare le relative funzioni secondo criteri ampiamente discrezionali, e si svincola la competenza investigativa di SAPO dall’autonomia di NABU.

Questi cambiamenti sono stati accompagnati da una vasta operazione condotta tra il 21 e il 23 luglio 2025 da parte della Procura Generale e dell’Ufficio della Sicurezza, che ha riguardato almeno ottanta perquisizioni e sequestri presso le sedi di NABU in varie regioni del paese. Durante tali operazioni, diversi funzionari di alto livello sono stati sospesi o sottoposti a fermo. Tra questi, il direttore regionale Ruslan Magamedrasulov è stato formalmente accusato di tradimento e di presunti contatti con strutture informative russe.

La nuova legge, insieme alle azioni parallele di polizia giudiziaria, ha suscitato forte preoccupazione tra osservatori indipendenti e organismi internazionali come Transparency International e la delegazione dell’Unione Europea a Kyiv. Le principali critiche si concentrano sul rischio di riduzione dell’indipendenza degli organismi anticorruzione, in un momento in cui la stessa Unione Europea aveva posto la prosecuzione delle riforme giudiziarie e la tutela dell’autonomia delle autorità di controllo tra le condizioni imprescindibili per il processo di adesione dell’Ucraina.

Ricordiamo che l’adesione all’Unione Europea ha rappresentato il principale argomento mobilitante della piazza durante le proteste note come Euromaidan tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Le cronache, le testimonianze internazionali e i rapporti parlamentari successivi hanno confermato che la spinta a favore dell’accordo di associazione con l’Unione Europea fu utilizzata come leva politica non solo contro la linea di neutralità perseguita dal governo Yanukovych, ma anche per giustificare il superamento di ogni forma di compromesso istituzionale. Euromaidan si è così configurato non come una semplice protesta popolare ma come un cambio di regime sostenuto da forze politiche interne e da attori esterni. L’esito è stato il rovesciamento di un presidente eletto, senza seguire le procedure costituzionali previste, la formazione di un nuovo governo orientato in senso euro-atlantico e l’avvio di una fase di radicale riformulazione degli equilibri di potere. Su questa frattura si è poi innestato il conflitto armato a est, l’annessione della Crimea da parte della Russia e la lunga stagione di instabilità e guerra che arriva fino agli eventi odierni.

Ora, la recente approvazione del disegno di legge n. 12414, che ha modificato l’assetto degli organi anticorruzione, è un un netto segnale che il Governo ucraino sta andando in direzione opposta rispetto agli impegni assunti con l’Unione Europea. 

Le piazze che nel 2013 – 2014 si erano riempite di manifestanti a Kyiv, Lviv, Dnipro e in altre città, esprimono oggi il timore che la nuova normativa, oltre a ridurre l’autonomia delle agenzie di controllo, abbia segnato una rottura con lo spirito della democrazia voluta. La domanda diffusa è se la retorica europeista non sia servita, allora come ora, a mascherare la sostituzione di una classe dirigente con un’altra, mantenendo inalterata la struttura delle pratiche di potere.

Le proteste hanno coinvolto settori diversi della società: attivisti, studenti, impiegati pubblici e anche parte dei veterani delle guerre degli ultimi anni. Le rivendicazioni principali, documentate da osservatori internazionali e dalle agenzie di stampa estere, hanno riguardato la richiesta di mantenimento di standard minimi di trasparenza nell’assegnazione degli appalti pubblici, la garanzia di indagini indipendenti sui casi di corruzione di alto livello e la tutela degli organismi anticorruzione da interferenze politiche. 

La contestazione si è svolta in un clima di crescente tensione tra i manifestanti e le forze di sicurezza, che in diversi casi hanno proceduto a fermi e identificazioni sul posto.

L’emergere di questa nuova ondata di proteste va inquadrato nel più ampio dibattito sulla natura della governance ucraina dopo il 2014. Diversi report accademici e inchieste giornalistiche hanno evidenziato come, nonostante il cambio di regime e la spinta verso l’Europa, l’Ucraina non abbia registrato miglioramenti strutturali nella lotta alla corruzione. Al contrario, il sistema si è evoluto verso forme di cleptocrazia, caratterizzate dall’accumulazione di risorse pubbliche da parte di una nuova élite, spesso legata ai vertici politici, al mondo delle imprese strategiche e agli apparati di sicurezza. 

Dopo il 2014, la transizione post-Maidan ha portato all’emergere di una nuova élite politico-economica, in parte sovrapposta a quella precedente, che ha consolidato la propria posizione attraverso il controllo di settori chiave quali l’energia, la finanza e la difesa. In particolare, rapporti pubblici e inchieste internazionali hanno documentato il ruolo centrale di alcuni gruppi imprenditoriali e di figure vicine ai vertici politici nel gestire asset pubblici e concessioni strategiche. Ad esempio, la società Naftogaz, principale operatore del gas, è rimasta negli anni oggetto di scontri per le nomine dirigenziali tra fazioni interne e gruppi politici di maggioranza; analogamente, il settore bancario ha visto la ricapitalizzazione e la successiva privatizzazione di istituti come PrivatBank, con controversie giudiziarie legate all’ex proprietario Ihor Kolomoisky, lo stesso oligarca a cui risultano riconducibili i primi contratti televisivi del gruppo Kvartal 95 di Zelens’kyj. Nel comparto della difesa, rapporti della Corte dei Conti e di organismi di controllo hanno segnalato l’assegnazione di commesse e forniture militari a società private legate a membri del governo o a intermediari politici. In questo contesto, le strutture offshore individuate dai Pandora Papers hanno permesso a titolari e beneficiari effettivi – tra cui membri dello staff presidenziale e collaboratori storici di Zelens’kyj – di trasferire legalmente e patrimonializzare risorse acquisite tramite contratti pubblici, royalties e consulenze nell’audiovisivo e nei settori delle infrastrutture e delle forniture strategiche.

Questo insieme di pratiche ha determinato una continuità di potere economico-politico che si è adattata al nuovo assetto istituzionale, favorendo l’accumulazione di ricchezza tramite la combinazione di accesso privilegiato alle risorse pubbliche, utilizzo di strutture societarie estere e gestione discrezionale di incarichi statali. 

Perché continuità? Ricordiamo un fatto. 

L’inchiesta Pandora Papers, pubblicata tra il 2021 e il 2024, ha portato alla luce una rete di oltre trenta società offshore riconducibili al presidente Zelens’kyj e ai suoi principali collaboratori, attive in giurisdizioni quali Isole Vergini Britanniche, Cipro e Belize. Queste strutture, originariamente create per gestire diritti televisivi e flussi finanziari legati all’attività di Kvartal 95, sono rimaste operative anche dopo l’elezione di Zelens’kyj alla presidenza. Operazioni di cessione delle quote societarie sono state effettuate tra il 2018 e il 2019, nel periodo immediatamente precedente e successivo all’entrata in politica di Zelens’kyj. Alcune di queste società risultano tuttora intestate a soggetti legati alla cerchia del presidente, mentre altre sono state coinvolte nell’acquisizione di immobili di pregio in Europa occidentale.

Ma la radice della crisi di legittimità che investe oggi le istituzioni ucraine è la mancata celebrazione delle elezioni presidenziali e parlamentari. 

Gsecuzione del conflitto, ma pone come condizione irrinunciabile la salvaguardia delle procedure democratiche. La retorica della resistenza e della guerra totale, in assenza di meccanismi elettorali e di pluralismo politico, rischia di trasformarsi in uno strumento di consolidamento di un potere non più legittimato dal consenso periodicamente verificato.

In questo contesto si registra una recrudescenza delle forme di repressione del dissenso, in particolare nei confronti di giornalisti, intellettuali e attivisti critici nei confronti della gestione della guerra o della sospensione della democrazia. Organizzazioni come Reporter senza Frontiere, Committee to Protect Journalists e Amnesty International hanno documentato, tra il 2022 e il 2025, numerosi casi di arresti, detenzioni arbitrarie, aggressioni fisiche e persino omicidi a danno di operatori dell’informazione e figure pubbliche dissidenti.

Tra i nomi più frequentemente citati nei report internazionali figurano Yuriy Tkachev, giornalista e direttore di Timer-Odessa, arrestato nel 2022 e ancora detenuto con l’accusa di collaborazionismo; Dmitry Dzhangirov, analista politico e commentatore radiotelevisivo, detenuto con imputazioni legate alla “disinformazione” filo-russa; Mikhail Pogrebinsky, scienziato politico e direttore del Kyiv Center of Political Studies, oggetto di più procedimenti e arrestato nel 2023; Oles Buzina, giornalista e scrittore, ucciso nel 2015 in circostanze mai chiarite dopo numerose minacce pubbliche; Viktor Medvedchuk, leader dell’opposizione e proprietario di media, arrestato nel 2022 e successivamente oggetto di scambio di prigionieri; Anna Tsymbalyuk, reporter indipendente, fermata a Kyiv per aver diffuso documentazione critica sugli arruolamenti forzati; Yelena Berezhnaya, attivista per i diritti umani, arrestata nel 2023 per “propaganda nemica”.

A questi si aggiungono i casi documentati di chiusura forzata di redazioni, oscuramento di siti web di informazione indipendente e pressioni sulle famiglie di oppositori politici. La linea adottata dalle autorità si è fondata sulla tesi della sicurezza nazionale, applicando in modo estensivo i reati di disfattismo, collaborazione col nemico e diffusione di informazioni ritenute dannose per l’interesse dello Stato.

Le misure repressive si sono estese anche a intellettuali, docenti universitari e personalità del mondo culturale che hanno espresso posizioni non allineate rispetto alla narrativa ufficiale. L’effetto è stato un progressivo svuotamento dello spazio pubblico e del dibattito critico, con un clima di autocensura che coinvolge ormai anche istituzioni accademiche e artistiche.

Nel contesto della guerra cognitiva, la propaganda istituzionale ucraina ha superato i confini nazionali, diventando un fenomeno anche occidentale. Attraverso media internazionali, partnership editoriali e press kit governativi, la narrazione ufficiale della resistenza, dell’eroismo e della solidità del fronte è stata rilanciata sistematicamente, oscurando elementi centrali della realtà materiale del conflitto. Le voci critiche sono state marginalizzate, mentre il tono delle comunicazioni pubbliche si è mantenuto trionfalistico e improntato all’unità, anche di fronte a dati che suggeriscono una realtà ben diversa.

I dati ufficiali di Kyiv sulle perdite militari sono rimasti limitati e aggiornati in modo discontinuo. A fronte di questa comunicazione, diversi analisti indipendenti statunitensi hanno proposto valutazioni molto più elevate. Il colonnello Douglas Macgregor, ex consigliere del Pentagono e veterano pluridecorato dell’esercito USA, ha dichiarato già l’8 settembre 2023 che “gli ucraini hanno sostenuto ora più di 400.000 soldati uccisi in azione. I cimiteri in Ucraina si stanno riempiendo. Non sappiamo quante vittime abbiano avuto oltre a questo, feriti, ma certamente diverse centinaia di migliaia. Gli amputati, da qualche parte tra i 50 e i 60.000, gli ospedali sono pieni e le autorità ucraine stanno ora essenzialmente facendo pressione su chiunque possa trovare un servizio. I russi hanno recentemente catturato un uomo di 71 anni nell’equipaggio di un carro armato ucraino. Le truppe non sono addestrate e non sanno come usare l’attrezzatura, quindi vengono semplicemente ammassate in un tritacarne. Il governo ucraino si è avvicinato ai polacchi e vuole che il governo polacco li aiuti a radunare da 80 a 100.000 giovani ucraini di età compresa tra 18 e 25 anni che vivono in Polonia, che potrebbero essere riportati a morire nella guerra in Ucraina. Non so quanti civili siano stati uccisi, non ne ho idea, so solo che ci sono più di 400.000 soldati ucraini morti. Lo sappiamo perché possiamo vedere le tombe dai satelliti”.

Questi numeri sono avvalorati da una convergenza di stime OSINT, dati satellitari, osservazioni delle principali agenzie umanitarie e rapporti di intelligence occidentali. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a luglio 2025 le vittime civili verificate superano le 30.000, ma il dato reale è stimato ben più alto per la difficoltà di accesso a molte aree. Le statistiche del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, della FAO e della Banca Mondiale registrano la distruzione di almeno il 40% delle infrastrutture energetiche, la perdita di oltre centomila edifici residenziali e più di sei milioni di ettari di superfici agricole minate o rese inaccessibili dai combattimenti. Il numero di sfollati interni supera i sette milioni e i rifugiati registrati fuori dall’Ucraina sono almeno cinque milioni. Le menomazioni permanenti tra i militari, comprese le amputazioni, sono stimate oltre le cinquantamila unità.

Tutto questo è avvenuto nonostante la massiccia fornitura di armamenti occidentali, comprese le munizioni a grappolo statunitensi introdotte dal luglio 2023 e impiegate direttamente sul terreno, come confermato da dichiarazioni ufficiali del Dipartimento della Difesa USA e da fonti militari ucraine.

A luglio 2025 questa ipnosi collettiva inizia a vacillare. In diverse città, tra cui Kyiv, Lviv, Odessa e Dnipro, si registrano episodi di proteste spontanee, motivate dalla proposta di riforma delle leggi anticorruzione, dal protrarsi della legge marziale e dalla mancata convocazione delle elezioni.

Secondo sondaggi pubblicati dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, il 48% della popolazione considera necessaria una consultazione elettorale anche durante la guerra, rispetto al 31% nel 2024. Transparency International e il Center for Civil Liberties segnalano un incremento delle richieste di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e delle procedure di mobilitazione nel secondo semestre dell’anno. Le mappe di monitoraggio indipendenti, tra cui quelle pubblicate da Liveupdate, mostrano una presenza diffusa di cortei, presidi e manifestazioni di dissenso nei principali centri urbani.

La distanza tra la realtà sociale e la narrazione ufficiale si fa dunque sempre più evidente, alimentando il disagio di una società che, nonostante tutto, resta formalmente chiamata a combattere per una democrazia di fatto sospesa.

Le manifestazioni che hanno attraversato l’Ucraina nel luglio 2025 segnano una netta discontinuità rispetto alla narrazione imposta negli ultimi anni. Dopo un lungo periodo in cui ogni dissenso è stato represso e ogni voce critica silenziata in nome della guerra e dell’unità nazionale, la società ucraina mostra di non essere più disposta ad accettare passivamente la logica della mobilitazione permanente e della sospensione della democrazia.

La mobilitazione spontanea di piazza contro le riforme anticorruzione e contro l’assenza di elezioni dimostra che il consenso costruito sulla propaganda e sulla paura non può sostituire il diritto all’autodeterminazione politica dei popoli.

Slava Ukraina” assume oggi un significato nuovo ed imperativo: non più soltanto resistenza militare e sacrificio, ma richiesta di libertà autentica, di un ordine democratico reale, di una pace alla fine di una guerra che appare, sempre più chiaramente, imposta dagli interessi di una leadership corrotta o da poteri esterni.

Se esiste una speranza per l’Ucraina, è che questo risveglio rappresenti l’inizio di una riconquista della sovranità e della dignità nazionale, fondate sulla trasparenza, la giustizia, il ripudio della guerra e il rispetto della volontà popolare.

Bibliografia e fonti

  • Amnesty International (2023-2025), Annual Reports on Ukraine: Human Rights Situation, Amnesty International Publications.
  • Banca Mondiale (2025), Ukraine Recovery and Reconstruction Needs Assessment, World Bank Group.
  • Bloomberg (2024), Ukraine War Casualties Soar Amid Intensified Fighting, Bloomberg L.P.
  • Center for Civil Liberties (2025), Civil Liberties and Democracy Monitoring in Ukraine, Kyiv.
  • Committee to Protect Journalists (2023-2025), Ukraine: Attacks on the Press 2022-2025, CPJ Reports.
  • Douglas Macgregor (2023), Intervista dell’8 settembre 2023, trascritta da diverse testate e piattaforme indipendenti.
  • FAO – Food and Agriculture Organization of the United Nations (2025), Ukraine: Agricultural Damage and Food Security Report, United Nations.
  • Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv (2025), National Public Opinion Polls, Kyiv.
  • Kyiv Independent (2025), Official Ukrainian Military Losses – 2025 Reports, Kyiv.
  • Liveupdate (2025), Ukrainian Protest Mapping, July 2025, Open Source Monitoring.
  • OHCHR – Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (2025), Civilian Casualties in Ukraine – July 2025 Update, United Nations.
  • Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) (2025), Ukraine: Social and Economic Impact Assessment, United Nations.
  • Reporter senza Frontiere (2025), Libertà di stampa e repressione in Ucraina, Paris.
  • The Economist (2024), How Many Have Died in Ukraine?, The Economist Group.
  • The War Zone (2023), Ukrainian Has Already Received American Cluster Munitions, TWZ, luglio 2023.
  • Transparency International (2025), Corruption Perceptions and Governance in Ukraine – 2025, Berlin.
  • United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) (2025), Ukraine Displacement Data, Geneva

Marco Palombi

economista, appartenente alla scuola economica liberale francese, specializzato in economia di guerra e negoziazioni complesse, e' giudice della Corte Internazionale di Mediazione ed Arbitraggio di Ginevra, ed un senior top manager e consulente strategico e politico, con una esperienza sviluppata in 30 anni di attività in quattro continenti, sia nel settore istituzionale (affari internazionali, finanza, difesa) che nel settore privato.

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