Sebastiano Maccioni: 107 anni, una mente limpida e la vita come scelta quotidiana
di Massimo Usai
In un tempo in cui la velocità ci illude di esistere, incontrare Sebastiano Maccioni è come fermarsi in una stanza dove il tempo respira. Non si è fermato, no. Ha solo deciso di scorrere con un altro ritmo. Uno fatto di curiosità, misura, gentilezza e sguardo rivolto al futuro.
“Sto leggendo un libro sulle ultime scoperte dell’universo”, mi dice. “Mi incuriosisce capire dove possiamo ancora arrivare.”
Sebastiano – o meglio, Bustiano, come lo chiamano tutti – ha 107 anni. Ma sarebbe riduttivo definirlo con una cifra. Lui è il racconto vivente di cosa significa essere presenti nella propria esistenza.
Non è l’eccezione statistica da celebrare con una torta e cento candeline. È un uomo lucido, sveglio, che ogni mattina si alza con il desiderio di imparare. Ed è diventato, senza volerlo, un simbolo del Codice PERDAS, il modello di longevità attiva nato in Sardegna e oggi studiato in tutta Europa.
Una data che è già storia: 4 novembre 1918
Bustiano nasce a Nuoro il 4 novembre 1918. È il giorno dell’entrata in vigore dell’Armistizio di Villa Giusti, che sancisce la fine della Prima Guerra Mondiale. “Mi registrarono cinque giorni dopo. Non c’era fretta, allora”, racconta sorridendo.
Ne ha viste tante: guerre, ideologie, rinascite, cadute. Ma ha scelto di restare integro. Di restare vigile. Con i piedi nella terra e la testa nel cielo.
Una vita fatta di misura
Non ha mai ceduto agli eccessi. Ha fumato da ragazzo, ma ha smesso presto. Non si è mai ubriacato, anche quando il vino scorreva ovunque nella Nuoro della sua giovinezza. Ha studiato, si è laureato in Matematica e Fisica, e poi in Ingegneria. Ha costruito la sua strada con metodo, proprio come si costruisce un ponte: con basi solide, con attenzione.
Quando il sapere ti salva la vita
14 maggio 1943. Porto di Civitavecchia. La città viene bombardata dagli Alleati.
“Sapevo che una trave in cemento armato avrebbe potuto reggere. Mi ci sono nascosto sotto. Avevo ragione. Mi salvò.”
Chi fuggì altrove, purtroppo, non ebbe la stessa fortuna. Il suo istinto logico e la formazione tecnica fecero la differenza tra la vita e la morte.
Ed è lì, sotto quelle macerie scampate, che nasce un altro pezzo della sua filosofia: non serve essere eroi, basta saper osservare e decidere con lucidità.
Il Codice PERDAS: vivere è l’unica vittoria sulla morte
Nel documentario girato dalla televisione tedesca ZDF, Sebastiano è stato scelto, tra gli altri, come uno dei volti simboli del Codice PERDAS – un modello sviluppato dalla Comunità Mondiale della Longevità, fondato dal Dott. Roberto Pili.
“Il Codice si basa su sei pilastri: salute, relazioni, ambiente, cultura, memoria e tempo vissuto con consapevolezza,” dice Pili. “Sebastiano li incarna tutti.”
Ed è vero. Perché Bustiano è la prova tangibile che l’unica via per sconfiggere la morte è vivere.
Vivere nel senso pieno del termine: restare curiosi, fare scelte sane, coltivare legami veri, rispettare il tempo. Ogni giorno. Senza autocelebrazione, ma con presenza.
Una carriera e un metodo
Ingegnere, insegnante, progettista del tratto Abbasanta-Olbia, collaboratore dell’Università di Cagliari per quindici anni. Ma, soprattutto, lettore instancabile.
“Leggo ancora ogni giorno. L’universo, la psicologia, la scienza… tutto m’interessa.”
Ogni mattina sale sulla bilancia. Se ha preso mezzo chilo, regola l’alimentazione. Semplice, essenziale, naturale.
“Non è una dieta. È ascoltare il proprio corpo. Non faccio nulla di straordinario. Solo attenzione e buon senso.”

Il segreto? La curiosità
Quando gli chiedo qual è il segreto per arrivare così lontano, non esita:
“Studiare. Vivere con misura. Non avere rimpianti.
E soprattutto: non ho mai pensato che ‘prima era meglio’. Ogni tempo ha la sua bellezza. Basta saperla cercare.”
Poi mi guarda, con quella lucidità che ti disarma, e dice:
“Chi non è curioso è già vecchio. Anche a vent’anni.”
Il gentiluomo tra le centenarie
Nel documentario, tra una sfilza di centenarie, lui è l’unico uomo. Si schermisce, ma sorride con complicità.
“Forse è anche per questo che mi tengo in forma.”
Galanteria gentile, mai invadente. Educazione d’altri tempi? No. Solo attenzione all’altro. Presenza vera.
Una lezione ai giovani
Alla fine della nostra conversazione, gli chiedo cosa direbbe oggi a un ragazzo. Riflette un attimo, poi dice:
“Non fatevi raccontare il mondo dagli altri. Guardatelo coi vostri occhi. Leggete, fate domande, e ogni giorno trovate almeno una cosa bella da imparare. Una sola. Ma fatelo sempre.”
Una Sardegna che insegna
La Sardegna non è solo mare e turismo. È anche laboratorio di futuro. Luoghi come Perdasdefogu, Nuoro, l’Ogliastra ci mostrano che la longevità non è sopravvivere, ma vivere meglio.
Con relazioni autentiche. Con tempo vissuto. Con cultura condivisa.
E Sebastiano, con la sua bicicletta mentale, continua a pedalare. Non per arrivare primo. Ma per restare in movimento.
Perché chi si ferma, in fondo, ha già smesso di vivere.