Viaggi e disabilità: perché i siti web inaccessibili stanno facendo perdere milioni alle compagnie turistiche
Prenotare una vacanza, cercare un volo o esplorare una destinazione online: operazioni semplici per molti, ma ancora oggi un vero percorso a ostacoli per milioni di persone con disabilità. Un recente allarme lanciato da due autorevoli enti, WebAim e AudioEye, ha riportato sotto i riflettori un problema troppo spesso ignorato: l’inaccessibilità dei siti web di viaggio.
Secondo il rapporto “Million” di WebAim, che ha analizzato un milione di homepage, i portali dedicati al turismo sono tra i peggiori per numero di errori di accessibilità. In media, ogni sito presenta circa 60 errori, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. AudioEye, dal canto suo, evidenzia problematiche come scarso contrasto dei colori, moduli non utilizzabili da tastiera, link vaghi, immagini senza descrizioni alternative, tutte barriere che rendono l’esperienza digitale frustrante o del tutto inaccessibile per chi vive con una disabilità visiva o motoria.
Eppure, si tratta di un bacino enorme di utenti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che una persona su sei nel mondo vive con una forma di disabilità. Solo per quanto riguarda la vista, si parla di 2,2 miliardi di persone affette da disabilità visive, di cui 43 milioni sono non vedenti.
“Con circa il 20% della popolazione che si identifica come disabile, ignorare l’accessibilità digitale significa rinunciare a un’enorme fetta di mercato”, ha spiegato Jared Smith, direttore esecutivo di WebAim.
Il prezzo da pagare per questa miopia digitale è alto. In Regno Unito si parla già di un “purple pound” – il potere di acquisto delle persone con disabilità – che supererà i 50 miliardi di sterline nel 2025. Eppure, molte aziende non si adeguano, perdendo così clienti e reputazione.
Tra i siti di viaggio più visitati al mondo, Booking.com è risultato sorprendentemente uno dei peggiori in classifica per accessibilità, al 712.074° posto su un milione. Al contrario, Uber e Skyscanner si sono distinti positivamente, piazzandosi rispettivamente sopra l’8.000° e all’1.113° posto.
Una delle testimonianze più forti arriva da Lucy Edwards, giornalista e attivista non vedente, che ha condiviso con Euronews Travel la sua quotidiana frustrazione:
“I siti di viaggio sono quasi sempre inaccessibili. Le immagini non sono descritte e il mio screen reader viene spesso bloccato da pop-up e contenuti mal progettati. Non riesco a prenotare una vacanza in modo indipendente, ed è devastante”.
I lettori di schermo, strumenti fondamentali per chi ha disabilità visive, vengono spesso ostacolati da una progettazione web superficiale o ignorante delle linee guida per l’accessibilità.
Ma qualcosa sta cambiando. Il 28 giugno 2025 entrerà in vigore l’European Accessibility Act (AEA), una legge che obbligherà tutte le aziende con più di 10 dipendenti e oltre 2 milioni di euro di fatturato, a rispettare gli standard WCAG(Web Content Accessibility Guidelines). Questi prevedono siti percepibili, operabili, comprensibili e robusti, a beneficio di ogni utente.
Chi non si adeguerà rischierà multe, azioni legali e una perdita d’immagine difficilmente recuperabile. E mentre l’UE si prepara a far rispettare le nuove norme, l’industria dei viaggi ha ancora qualche settimana per fare un passo avanti e garantire che la libertà di esplorare il mondo, anche solo con un click, sia davvero per tutti.
È il momento di trasformare l’accessibilità da un optional a una priorità. Per etica. Per legge. Per intelligenza.