Le donne non devono morire per essere libere.

Le donne non devono morire per essere libere.

Tra il silenzio di Lettomanoppello (PE) e le parole dei festival, la verità si impone: non basta ricordare, bisogna cambiare.

Le donne non devono morire per essere libere. Non devono pagare con la vita la scelta di andarsene, di dire basta, di respirare aria nuova. Eppure, oggi, a Lettomanoppello un piccolo paese in provincia di Pescara, questo è successo di nuovo.

Cleria Mancini aveva 65 anni. Era una sarta, una donna stimata e amata nel suo paese. Un colpo di pistola, sparato dall’ex marito Antonio, ha cancellato la sua vita in un istante. Una scelta di libertà è diventata condanna. Una storia personale si è trasformata in tragedia collettiva.

Il sindaco Simone Romano D’Alfonso ha proclamato il lutto cittadino. Bandiere a mezz’asta, serrande abbassate, comunità raccolta in silenzio. È un silenzio che pesa, che brucia. Un silenzio che non può restare solo dolore.

Nello stesso giorno, altrove, si celebra la prima edizione del Festival internazionale per la parità di genere: parole importanti, idee, progetti. Mentre in un paese si piange, in un altro si parla di futuro. Due immagini che sembrano distanti, ma che invece si toccano. Perché la parità di genere non può essere un tema da festival, se fuori dalle sale delle conferenze c’è ancora chi muore per essere libera.

In tutto questo mi tornano in mente le parole di Franco Di Mare: «La memoria serve non a ricordare, ma a impedire che accada ancora». Ecco il punto. Non basta ricordare Cleria. Dobbiamo trasformare la sua storia in una responsabilità collettiva.

Perché dietro ogni femminicidio c’è un percorso: segni ignorati, denunce inascoltate, parole sbagliate. Come ricorda Maria Dell’Anno nel suo studio sui femminicidi e sul linguaggio dei media, il modo in cui raccontiamo queste storie non è neutro: spesso parliamo di “raptus”, di “gelosia”, di “amore malato”. Ma queste parole non raccontano la verità: la nascondono. Riducono la violenza a fatalità. E quando la violenza diventa fatalità, smettiamo di combatterla.

Le storie come quella di Cleria non sono fulmini a ciel sereno. Sono piuttosto temporali annunciati: la cronaca spesso lo sapeva, la comunità qualche segno l’aveva visto, le istituzioni non sono arrivate in tempo. Parlare di “tragedia familiare” è comodo. Dire la parola giusta — femminicidio — è scomodo, ma necessario.

La parità non è un tema astratto. Non è solo quote, convegni, panel. È protezione concreta. È educazione. È giustizia che funziona. È cultura che non minimizza. È la capacità di guardare una storia come quella di Cleria e dire: Non può succedere mai più.

Oggi Lettomanoppello si ferma. Ma noi non possiamo fermarci.
Non possiamo più lasciare che il lutto si trasformi in abitudine.
Non possiamo più sopportare di leggere ogni settimana un nome nuovo, una storia simile.

Le donne non devono morire per essere libere.
E la memoria, se non diventa azione, resta solo un applauso al vento.

.

Women must not die to be free.

In the silence of Lettomanoppello (PE) and the words of the festivals, the truth asserts itself: remembering is not enough, we must change.

Women should not have to die to be free. They should not have to pay with their lives for the choice to leave, to say enough, to breathe new air. Yet, today, in Lettomanoppello, a small town in the province of Pescara, this has happened again.

Cleria Mancini was 65 years old. She was a seamstress, a woman esteemed and loved in her town. A gunshot, fired by her ex-husband Antonio, erased her life in an instant. A choice for freedom turned into a conviction. A personal story transformed into a collective tragedy.

The mayor, Simone Romano D’Alfonso, proclaimed a day of civic mourning. Flags at half-mast, shutters lowered, the community gathered in silence. It is a silence that weighs, that burns. A silence that cannot remain only pain.

On the same day, elsewhere, the first edition of the International Festival for Gender Equality is being celebrated: important words, ideas, projects. While one town weeps, another speaks of the future. Two images that seem distant, but which in fact touch each other. Because gender equality cannot be a festival topic if, outside the conference halls, there are still those who die for being free.

In all this, the words of Franco Di Mare come back to me: “Memory serves not to remember, but to prevent it from happening again.” That is the point. It is not enough to remember Cleria. We must transform her story into a collective responsibility.

Because behind every femicide there is a path: ignored signs, unheeded complaints, wrong words. As Maria Dell’Anno reminds us in her study on femicides and media language, the way we tell these stories is not neutral: we often speak of “raptus,” “jealousy,” “sick love.” But these words do not tell the truth: they hide it. They reduce violence to fatality. And when violence becomes fatality, we stop fighting it.

Stories like Cleria’s are not bolts from the blue. They are rather announced storms: the news often knew, the community had seen some signs, institutions did not arrive in time. Talking about “family tragedy” is comfortable. Saying the right word — femicide — is uncomfortable, but necessary.

Equality is not an abstract theme. It is not just quotas, conferences, panels. It is concrete protection. It is education. It is justice that works. It is a culture that does not minimize. It is the ability to look at a story like Cleria’s and say: It can never happen again.

Today, Lettomanoppello stops. But we cannot stop. We can no longer allow mourning to turn into a habit. We can no longer bear to read a new name, a similar story, every week.

Women must not die to be free. And memory, if it does not become action, remains only an applause in the wind.

Manuela Di Dalmazi

Manuela Di Dalmazi

MANUELA DI DALMAZI è nata a Guardiagrele in provincia di Chieti, vive a Pescara, Laureata in Giurisprudenza con Master in comunicazione Aziendale collabora come legale con studi di avvocati associati per la difesa del diritto di famiglia. -Legale dell’Associazione “L’abbraccio dei Prematuri Ovd” dell’Ospedale Civile di Pescara per la quale presta la propria opera di volontariato. Si dedica al teatro e alla scrittura componendo poesia libera, twistpoem, haiku, landay e racconti, ha un canale YouTube dove esprime la sua arte attraverso video poesie recitate ed illustrate, video musicali. Presente anche su Wordpress con il sito Manuela Di Dalmazi Poetry dedicato esclusivamente alla poesia e alla scrittura creativa. https://manueladidalmazi.wordpress.com/ -Collabora come redattrice con Alessandria Today news, Alessandriaonline.com , Italia News Media, per la rivista letteraria Sintassi Urbane leggere indipendetente. -Germoglia l'anima deserta è la sua prima raccolta poetica edita dalla casa editrice Tabula Fati, seguita dalla silloge È tempo di disobbedire (Poesie infavolate, poesie virulente ed altri versi) edita per i tipi della LFA Publisher e Vietato l'ingresso ai non addetti all'amore (Poesie d'amore, twistpoem e haiku) rotative della Masciulli edizioni. - Ha vinto il 1° Premio Honor Poesia per la poesia 'Sorridi donna', contest letterario del Rotary Club de Flores, D. 4895, in Argentina. - Ha partecipato con il libro Vietato l’ingresso ai non addetti all’amore al FLA Festival 2023 - Il libro Vietato l’ingresso ai non addetti all’amore ha vinto il premio Margherita Anzellotti- Premio Poetami 2024 - Ha vinto il premio dedicato a Denise Di Nenno (Frisa CH) con la poesia Trasfiguro - Ha ricevuto la menzione speciale al Premio Hombres 2024 - Il libro Vietato l’ingresso ai non addetti all’amore è tra i finalisti segnalati al Premio Internazionale Mario Luzi 2023 - Attualmente finalista al premio letterario Award Assosinderesi 2024 -Ha partecipato alla Prima Nazionale dell’Orchestra Poetica al MLA, insieme a Beniamino Cardines e Remo Rapino, Massimo Pamio. - È presente in diversi catologhi e riviste di poesie tra le quali "L'immaginario 9"in memoria di Massimo Troisi, Poeti e Poesie, Salviamo La Pineta D’Annunziana, Vitale Edizioni, Poesie D’Autore. A breve in uscita con il romanzo a quattro mani: Anatomia del Ricordo e la sua silloge poetica Iniziazione. Libri: https://bit.ly/3G5o4iC https://amzn.to/3ABFJWZ https://amzn.to/3mQN5kA

Le tue riflessioni arricchiranno la nostra comunità su Alessandria today e italianewsmedia.com e offriranno nuove prospettive. Non vediamo l'ora di leggere i tuoi pensieri! Lascia un commento e condividi la tua esperienza. Grazie per il tuo contributo!. Pier Carlo Lava

Scopri di più da Alessandria Today Italia News Media

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere