La giornalista irachena Donia Sahib ricercatrice e critica: ” Il concetto mitico e filosofico tra i filosofi della civiltà greca antica”, Studio Analitico Filosofico nel curriculum educativo dell’Accademia Greca di Versala sotto la supervisione del Prof. Yanis Fikas, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia
Foto cortesia del prof Yannis Fikas
Studio Analitico Filosofico
Nel curriculum educativo dell’Accademia Greca di Versala sotto la supervisione del Prof. Yanis Vikas
Ricercatrice e Critica: Donia Sahib – Iraq
Il concetto mitico e filosofico tra i filosofi della civiltà greca antica
La relazione tra i concetti mitico e filosofico è considerata uno degli argomenti fondamentali nella storia del pensiero umano. Il mito rappresenta una fase fondamentale nella comprensione umana del mondo, mentre la filosofia costituisce una fase successiva finalizzata a interpretare il mondo in modo razionale e metodico. Il mito è una narrazione immaginaria che racconta eventi derivati sia dall’immaginazione sia dalla vita reale, in modo narrativo e simbolico. Esso riflette la coscienza collettiva della società e contribuisce al rinnovamento della memoria storica e alla trasmissione dei valori e delle credenze prevalenti. Attraverso simboli e immagini immaginative, l’uomo mitico cerca di interpretare i fenomeni circostanti e di attribuire significato alle esperienze umane in conformità al proprio contesto culturale e sociale.
La filosofia, invece, rappresenta una fase critica e razionale che trascende i limiti dell’immaginazione simbolica. Essa pone domande in modo metodico e interpreta il mondo attraverso la logica e il ragionamento, offrendo anche una critica dei miti e riformulandoli in accordo con la ragione. Ciò appare chiaramente tra i primi filosofi greci, poiché il pensiero filosofico non sarebbe stato possibile senza l’accumulo di esperienze mitiche che fornivano una base per comprendere la natura e l’esistenza umana. Alcuni filosofi considerano il mito un precursore naturale dell’emergere del pensiero filosofico, poiché la filosofia è nata dal pensiero mitico, utilizzando i simboli di racconti, storie e proverbi, ma reinterpretandoli razionalmente.
L’interazione tra mito e filosofia fu una caratteristica fondamentale del pensiero greco. I primi filosofi, come Pitagora, Talete, Socrate e Platone, consideravano i due approcci non contraddittori, ma complementari nella comprensione del cosmo e dell’esistenza umana. Il mito fornisce un linguaggio simbolico che esprime i valori e i principi di quella civiltà, rendendo comprensibili in maniera semplificata idee complesse su verità e universo, mentre la filosofia offre strumenti razionali e intellettuali per analizzare fenomeni, comprendere relazioni causali e dedurre principi generali, permettendo così un’interpretazione razionale del mondo accanto alla simbologia mitica.
Questa integrazione si manifesta chiaramente nelle opere di Platone, che utilizzò miti come l’“Allegoria della caverna” per illustrare le sue idee su conoscenza e realtà. In questa allegoria, Platone descrive individui legati all’interno di una caverna, che osservano ombre di oggetti sulle pareti e credono che tali ombre costituiscano la realtà completa. Quando uno di essi esce nel mondo esterno e scopre la verità, realizza che le ombre sono solo rappresentazioni limitate della realtà. L’allegoria simboleggia il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza vera e l’idea che il mondo sensibile sia solo un riflesso limitato delle realtà ideali. Qui il mito non viene usato per pura immaginazione, ma come strumento simbolico e intellettuale che aiuta la mente a percepire la verità e a comprendere la natura della conoscenza, del cosmo e dell’esistenza umana.
Allo stesso modo, Pitagora impiegò simboli e miti per interpretare l’armonia cosmica e i numeri, poiché i numeri non erano semplici strumenti matematici, ma rappresentavano un sistema cosmico e spirituale che collegava l’uomo all’universo. Questa integrazione riflette la natura del pensiero greco, che combinava aspetti emotivi, simbolici e razionali, conferendo alla filosofia una dimensione umanistica e spirituale oltre alla metodologia razionale.
Al contrario, Aristotele adottò un approccio diverso, escludendo tutti gli elementi mitici e affidandosi completamente all’osservazione precisa, alla classificazione sistematica e alla deduzione logica. Egli sostenne che il mito non era adatto a conoscere la verità perché si basava sull’immaginazione e sui simboli piuttosto che sull’esperienza razionale precisa. Di conseguenza, si concentrò su domini che potevano essere investigati sistematicamente, come metafisica, etica, politica e scienze naturali, istituendo così una nuova fase del pensiero filosofico basata unicamente sulla ragione e sull’esperienza come fonte di conoscenza autentica.
Si può affermare che integrare mito e filosofia fosse essenziale nelle prime fasi del pensiero umano per interpretare fenomeni complessi e trasmettere valori e principi, mentre la separazione della filosofia dal mito in Aristotele rappresenta un passaggio qualitativo verso il pensiero scientifico razionale. Questo sviluppo riflette la transizione da una fase dominata dall’immaginazione simbolica a una fase in cui l’uomo fa affidamento sulla ragione e sull’esperienza sistematica per comprendere il mondo, preservando nel contempo i valori etici e spirituali che il mito trasmetteva simbolicamente.
In conclusione, questa relazione dialettica tra mito e filosofia conferma che la filosofia non è nata nel vuoto, ma è emersa da un terreno mitico ricco di simboli e significati. La razionalità moderna rappresenta una continuazione della ricerca della verità, con l’esclusione degli elementi simbolici che erano necessari per la comprensione umana nelle prime fasi dello sviluppo intellettuale. Lo studio di questa interazione rivela lo sviluppo cognitivo profondo del pensiero umano e dimostra come immaginazione e ragione possano integrarsi per formulare una visione complessiva dell’universo e dell’esistenza umana.
الدراسة التحليلية الفلسفية
في المنهاج التعليمي الخاص بأكاديمية فرسالا اليونانية بإشراف البروفسور يانس فيكاس
الباحثة والناقدة: دنيا صاحب – العراق
المفهوم الأسطوري والفلسفي لدى فلاسفة حضارة اليونان القديمة
تُعد العلاقة بين المفهوم الأسطوري والفلسفي من الموضوعات الجوهرية في تاريخ الفكر البشري، إذ تمثل الأسطورة مرحلة تأسيسية لفهم الإنسان للعالم، بينما تشكل الفلسفة مرحلة لاحقة تهدف إلى تفسير هذا العالم بعقلانية ومنهجية. الأسطورة قصة خيالية تحكي وقائع وأحداثًا مستمدة من الخيال والحياة معًا بأسلوب سردي ورمزي، تعكس الضمير الجمعي للمجتمع، وتساهم في تجديد الذاكرة التاريخية ونقل القيم والمعتقدات السائدة. ومن خلال الرموز والصور الخيالية، يسعى الإنسان الأسطوري لتفسير الظواهر المحيطة وإضفاء معنى على التجارب الإنسانية بما يتوافق مع بيئته الثقافية والاجتماعية.
تمثل الفلسفة مرحلة نقدية وعقلانية تتجاوز حدود الخيال الرمزي؛ فهي تطرح الأسئلة بشكل منهجي وتفسر العالم عبر المنطق والاستدلال، كما تقدم نقدًا للأساطير وتعيد صياغتها بما يتوافق مع العقل. يظهر هذا بوضوح عند الفلاسفة اليونانيين الأوائل، إذ لم يكن التفكير الفلسفي ممكنًا إلا بعد تراكم التجارب الأسطورية التي وفرت أساسًا لفهم الإنسان للطبيعة والوجود. ويرى بعض الفلاسفة أن الأسطورة كانت مقدمة طبيعية لظهور التفكير الفلسفي، إذ انبثقت الفلسفة من التفكير الأسطوري مستعينة برموز الحكايات والقصص والأمثال، لكنها أعادت تفسيرها بعقلانية.
كان التفاعل بين الأسطورة والفلسفة من السمات الجوهرية للفكر اليوناني، فاعتبر الفلاسفة الأوائل مثل فيثاغورس وطاليس وسقراط وأفلاطون أن الاثنين ليسا متناقضين، بل وجهان متكاملان لفهم الكون والوجود الإنساني. فالأسطورة تقدم لغة رمزية تعبر عن القيم والمبادئ في تلك الحضارة، وتجعل الأفكار المعقدة عن الحقيقة والكون قابلة للفهم والإدراك بصورة مبسطة، بينما تمنح الفلسفة أدوات عقلية ومنطقية لتحليل الظواهر وفهم العلاقات السببية واستنتاج المبادئ العامة، ما يتيح تفسير العالم بعقلانية إلى جانب الرمزية الأسطورية.
يتجلى هذا المزج بوضوح في أعمال أفلاطون، حيث استخدم أساطير مثل “مثل الكهف” لتوضيح أفكاره حول المعرفة والواقع. في هذا المثل، يصور أفلاطون أشخاصًا مقيدين داخل كهف يرون ظلال الأشياء على الجدار، ويظنون أن هذه الظلال هي الواقع الكامل. وعندما يخرج أحدهم إلى العالم الخارجي ويكتشف الحقيقة، يدرك أن الظلال ما هي إلا تمثيل محدود للواقع الحقيقي. يرمز المثل إلى الانتقال من الجهل إلى المعرفة الحقيقية، وإلى فكرة أن العالم الحسي مجرد انعكاس محدود للحقائق المثالية. فالأسطورة هنا لا تُستعمل للخيال البحت، بل كوسيلة رمزية وفكرية تساعد العقل على إدراك الحقيقة وفهم طبيعة معرفة الكون ووجود الإنسان.
كذلك استخدم فيثاغورس الرموز والأساطير لتفسير الانسجام الكوني والأعداد، إذ لم تكن الأعداد أدوات رياضية فحسب، بل كانت تمثل نظامًا كونيًا وروحيًا يربط الإنسان بالكون. يعكس هذا المزج طبيعة الفكر اليوناني الذي جمع بين الجانب العاطفي والرمزي والعقلي، مما منح الفلسفة بعدًا إنسانيًا وروحيًا إلى جانب المنهجية العقلية.
على النقيض، اتخذ أرسطو مسارًا مختلفًا تمثل في استبعاد كل عنصر أسطوري والاعتماد الكامل على الملاحظة الدقيقة والتصنيف المنهجي والاستنتاج المنطقي. فقد رأى أن الأسطورة لا تصلح لمعرفة الحقيقة لأنها قائمة على الخيال والرموز بدلًا من التجربة العقلية الدقيقة. ولذلك ركّز على مجالات يمكن التحقيق فيها منهجيًا مثل الميتافيزيقا والأخلاق والسياسة والعلوم الطبيعية، مؤسسًا بذلك مرحلة جديدة في الفكر الفلسفي تعتمد على العقل والتجربة وحدهما كمصدر للمعرفة الحقيقية.
يمكن القول إن دمج الأسطورة مع الفلسفة كان ضروريًا في بدايات الفكر البشري لتفسير الظواهر المعقدة ونقل القيم والمبادئ، بينما يمثل انفصال الفلسفة عن الأسطورة عند أرسطو نقلة نوعية نحو الفكر العلمي العقلاني. هذا التطور يعكس الانتقال من مرحلة يسيطر عليها الخيال الرمزي إلى مرحلة يعتمد فيها الإنسان على العقل والتجربة المنهجية لفهم العالم، مع الحفاظ على القيم الأخلاقية والروحية التي كانت الأسطورة تقدمها بطريقة رمزية.
في النهاية، تؤكد هذه العلاقة الجدلية بين الأسطورة والفلسفة أن الفلسفة لم تولد في فراغ، بل انبثقت من أرضية أسطورية غنية بالرموز والمعاني، وأن العقلانية الحديثة هي استمرار لمسيرة البحث عن الحقيقة مع استبعاد الرمزية التي كانت ضرورية لفهم الإنسان في بداياته الفكرية. تكشف دراسة هذا التفاعل عن التطور المعرفي العميق للفكر البشري، وتوضح كيف يمكن للخيال والعقل أن يتكاملا في صياغة رؤية شاملة للكون والوجود الإنساني.

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