Dal Lago Maggiore a New York: la statua di Arona che ispirò la Libertà
C’è un gigante che guarda il Lago Maggiore da oltre tre secoli, con lo sguardo sereno rivolto verso il cielo e le braccia aperte in segno di benedizione. È il San Carlone di Arona, la monumentale statua dedicata a San Carlo Borromeo, e — anche se pochi lo sanno — fu proprio lui a ispirare la Statua della Libertà di New York.Realizzato tra il 1614 e il 1698 su progetto di Giovan Battista Crespi detto il Cerano, il Sancarlone raggiunge quasi 40 metri d’altezza compreso il basamento. Per oltre duecento anni fu la statua più grande del mondo, e ancora oggi resta un capolavoro di ingegneria e arte barocca: è costruita interamente in rame battuto e lastre di bronzo, fissate a una complessa struttura interna di ferro.Un’opera così audace da sembrare impossibile per l’epoca: tanto che il suo ideatore fu chiamato a studiare nuovi metodi di sostegno e ventilazione interna per evitare che il metallo si deformasse.La fama del colosso di Arona si diffuse in tutta Europa. Artisti e architetti di passaggio in Italia ne ammiravano la maestosità e la perfezione tecnica. Tra loro, due secoli più tardi, anche Frédéric Auguste Bartholdi, il creatore della Statua della Libertà, che rimase colpito da questa scultura cava e percorribile all’interno — proprio come quella che avrebbe poi eretto nel porto di New York nel 1886.Il principio era identico: una struttura metallica interna portante, rivestita da lastre di rame, simbolo di un ideale universale espresso nella forma umana.E in effetti, i due colossi condividono un’anima comune. Il Sancarlone rappresenta l’uomo di fede che protegge e ispira; la Libertà rappresenta l’ideale civile che illumina i popoli.Entrambi guardano lontano, oltre i confini del loro tempo.Oggi, chi visita Arona può salire fino alla testa del Santo e guardare il mondo attraverso i suoi occhi — un’esperienza che non si dimentica. Si entra nel cuore del gigante, si sente il respiro del metallo, e si comprende come da una piccola città affacciata sul lago sia partita l’ispirazione per uno dei simboli più conosciuti al mondo.Curiosità finale:Victor Hugo, nel suo diario di viaggio in Italia, citò il Sancarlone come “mirabile esempio di fede tradotta in rame”.E forse aveva ragione: in quell’uomo di metallo che guarda il lago, c’è ancora oggi la scintilla che unisce arte, spirito e libertà.