“A Daniela – Notturno” di Sergio Batildi”

“A Daniela – Notturno” di Sergio Batildi”

una poesia per voce e pianoforte, tra silenzio e memoria

C’è un punto del cuore in cui le parole non bastano più, dove resta soltanto la voce che sussurra nomi amati nel buio. Da quel luogo nasce A Daniela – Notturno, il mio nuovo testo poetico, dedicato alla compagna scomparsa ma mai davvero lontana.

La poesia è concepita per essere recitata con accompagnamento di pianoforte e archi leggeri, si muove nel registro del spoken word: un linguaggio sospeso, intimo, in cui la parola diventa respiro e la musica un’estensione dell’anima.
È una preghiera sommessa, una conversazione con l’assenza, dove il dolore si trasforma in luce e la nostalgia in atto d’amore.

La poesia

C’è una quiete che arriva solo di notte,
quando i rumori si addormentano
e resta il battito sommesso delle cose.

Allora ti parlo, Daniela,
non per chiamarti,
ma per restare vicino al tuo silenzio.

Oggi ho camminato senza meta,
e ogni passo sapeva di te.
Le foglie cadevano lente,
come se ti seguissero ancora.

Ti ho rivista nei vetri delle finestre,
nel riflesso breve di una tazza,
nelle parole che non ho finito di dire.

Sai, continuo a parlarti,
anche se non rispondi,
perché certe assenze
sono solo un altro modo di restare.

Tu sei qui,
nel chiarore che precede il sonno,
nella parte più dolce del ricordo,
dove la vita si fa preghiera.

E se chiudo gli occhi,
non vedo la fine,
ma il tuo volto che si fa luce,
mentre il mondo tace,
e tutto, piano, ti somiglia.

Nota d’autore

Ci sono assenze che non chiedono di essere colmate, ma ascoltate.
“A Daniela – Notturno” nasce dal bisogno di parlare ancora a chi vive in noi come silenzio luminoso, come eco che non si spegne.
Non è un addio, ma un dialogo sottovoce con ciò che resta, con la presenza che continua a respirare dentro le cose semplici — un riflesso, un passo, una tazza ancora calda.

Scrivere per Daniela è stato come riaccendere una piccola luce nel buio, un gesto di tenerezza verso la memoria, perché anche il dolore, se accolto, diventa preghiera.
E la voce, lenta, torna a essere carezza.

Sergio Batildi

Sergio Batildi

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