Camminare piano, e ritrovarmi: perché la semplicità è diventata la mia scelta
Ci sono giorni in cui mi accorgo che vivo circondato da troppi rumori, troppe aspettative, troppe cose che si attaccano addosso senza che io me ne renda conto. A volte basta un attimo per capire che sto correndo dietro a echi che non sono i miei, che mi sto lasciando riempire da tutto ciò che arriva, come se fosse inevitabile, come se fosse normale. E invece no, non lo è. O almeno, non lo è più per me.
Da un po’ di tempo ho iniziato a camminare più piano, senza pretendere di essere ovunque, senza voler impressionare nessuno, senza cercare di adattarmi a ritmi che non sento. Cammino e ascolto il mio passo, anche quando è incerto, anche quando è stanco. E questo ascolto, così semplice, così intimo, ha cambiato molte cose.
Ho capito che la vita si alleggerisce quando smetto di inseguire ciò che non mi appartiene, quando lascio andare il superfluo, quando scelgo ciò che illumina invece di ciò che ingombra. Sembra poco, ma è una piccola rivoluzione, una ribellione gentile contro la confusione che ci segue dappertutto. È un ritorno, non a quello che ero, ma a quello che avevo smesso di vedere.
In questo percorso ho scritto la poesia che trovate qui sotto, e che nasce proprio da questa riscoperta. È una confessione tranquilla, un modo per dire a me stesso che posso rallentare, che posso respirare, che posso togliere invece di aggiungere. Una piccola bussola per ricordarmi che la via semplice, spesso, è la più difficile da riconoscere, proprio perché è vicina, quasi nascosta, a un soffio dal cuore.
E se c’è una riflessione ulteriore che sento di aggiungere, è questa: la semplicità non è un dono, è un allenamento. Va coltivata, va difesa, va mantenuta con cura. È un atto di sincerità, prima di tutto con sé stessi. È smettere di recitare un ruolo e iniziare a riconoscere la propria voce, quella vera, quella che resta quando tutto il resto si assottiglia.
E allora forse il cammino diventa un po’ più leggero, un po’ più nostro, un po’ più vero.
La poesia
Cammino piano,
tra cose che pesano e cose che volano,
e mi accorgo che la vita
fa meno rumore
quando smetto di rincorrere gli echi degli altri
e ascolto il mio passo,
quello vero, quello nascosto,
quello che sa distinguere il pieno dal superfluo,
la voce dalla confusione,
la calma dal silenzio vuoto.
E allora respiro,
lascio andare ciò che affolla,
tengo con me solo ciò che mi illumina,
e scopro che la via semplice
non è mai stata lontana,
era lì a un soffio dal cuore.
Ringraziamento ai lettori
Voglio ringraziare chi mi legge su Alessandria Today, davvero, di cuore. La vostra pazienza, il vostro tempo, la vostra curiosità verso quello che scrivo non li do mai per scontati. Ogni volta che pubblico una poesia recitata mi sembra di fare un piccolo salto nel vuoto, un esperimento nuovo, un tentativo di portare la voce dove prima c’era solo pagina. E sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che ascolta, che si ferma, che accoglie, cambia tutto.
Grazie per il sostegno gentile che mi state dando in questo mio percorso un po’ incerto e un po’ coraggioso, grazie perché rendete questo spazio più vivo, grazie perché fate sentire che la poesia, anche quella sussurrata, anche quella che cammina piano, può ancora trovare una casa.