Laozi e la forza dell’acqua: perché vince ciò che non compete.

Laozi e la forza dell’acqua: perché vince ciò che non compete.

Laozi (老子)

C’è un’immagine che ritorna spesso quando penso a questa massima, un’immagine semplice, quasi quotidiana, eppure così radicale da ribaltare il nostro modo di vivere, l’acqua che scorre, che aggira, che non si oppone e proprio per questo vince, Laozi lo dice con quella calma che disarma, “l’acqua vince ogni ostacolo perché non compete”, e a leggerlo così sembra quasi un invito alla resa, ma non lo è affatto.

L’acqua non è debole, è paziente, è tenace, è trasformativa, e ha un modo tutto suo di educare lo sguardo, perché noi viviamo spesso come rocce, rigidi, spigolosi, convinti che resistere significhi tendere i muscoli, alzare muri, difendere posizioni, invece la natura ci mostra altro, basta osservare un fiume, la sua capacità di scavare un canyon senza mai alzare la voce, la sua ostinazione silenziosa che plasma la realtà senza scontro, solo con continuità.

Laozi dice che il più morbido supera il più duro, il più cedevole supera il più rigido, e non parla soltanto di filosofia, parla di noi, dei giorni che ci schiacciano, delle discussioni che ci logorano, dei rapporti in cui pensiamo di dover “vincere” per non perdere noi stessi, mentre l’acqua ci insegna a fluire, non a fuggire, ma a scegliere la via che non distrugge, la via che non strappa.

E questo, oggi, nel nostro tempo così impaziente, dove ogni cosa sembra una gara, suona come un balsamo, perché ci restituisce una parola dimenticata, non-competere, non nel senso di rinunciare, ma di restare in movimento senza trasformare ogni passo in un conflitto, vuol dire trovare il proprio ritmo, non quello imposto dagli altri, vuol dire smettere di irrigidirsi e tornare ad ascoltare ciò che scorre dentro, quell’acqua interiore che sa dove andare.

L’acqua non teme il cambiamento, anzi lo cerca, prende la forma del mondo senza perdere la sua essenza, e c’è una grande lezione in tutto questo, perché quante volte ci sforziamo di essere immutabili, di combattere ciò che cambia, quando invece è proprio quel cambiamento che ci rimette in vita, che ci salva da noi stessi, che ci fa incontrare strade nuove.

Laozi non pretende che ci trasformiamo in asceti o in saggi seduti su una montagna, ci invita semplicemente ad essere un po’ più leggeri, un po’ più flessibili, un po’ più veri, ci ricorda che la vera forza non è mai ostentazione, ma capacità di non spezzarsi, capacità di restare se stessi anche quando il mondo tira da tutte le parti, proprio come un fiume che attraversa la valle senza perdere la memoria della sorgente.

Forse è questo che ci rende più umani, la possibilità di fluire, di non competere, di non irrigidirci nelle battaglie inutili, magari imparando, come l’acqua, che la vittoria più grande è continuare a muoversi, a cambiare, a restare vivi.

Come l’acqua, piano

Scorro piano,

dove la terra si apre,

non cerco vittorie

né troni

né strade dritte,

Mi basta il respiro

che accompagna il mio ritmo,

mi basta sapere

che aggirare non è fuggire,

che cedere non è cadere,

che la forza più grande

è non sfidare nulla.

Restare,

scavare il mondo

un granello alla volta,

senza clamore,

come l’acqua

quando decide

di non smettere mai.

Riflessione

Più passa il tempo, più mi accorgo che tutto ciò che ho imparato davvero non veniva dalle parole dure, ma dai gesti morbidi della vita, e ogni volta che inciampo o mi irrigidisco, mi torna alla mente Laozi con la sua calma ostinata, quella frase che sembra semplice e invece apre una fessura enorme dentro, “l’acqua vince ogni ostacolo perché non compete”, e sì, lo sento sulla pelle, la resistenza non è nel colpo, ma nel fluire, non è nello scontro, ma nella continuità, non è nel dire “ho ragione”, ma nel trovare una forma anche quando tutto sembra serrato.

Mi sorprende come l’acqua non pretenda nulla, non cerca gloria, non chiede applausi, non si difende, eppure scava montagne, unisce mondi, trasforma deserti in oasi, e mi chiedo spesso se la nostra forza non assomigli a questo, più a un movimento lento che a un gesto eroico, più alla capacità di piegarsi che al bisogno di dimostrare, più a un ascolto che a una conquista.

Forse crescere significa proprio questo, imparare a non competere con tutto, con tutti, neppure con sé stessi, accettare che certe curve non sono deviazioni ma percorsi, che il tempo ha bisogno di tempo, che la vitalità non nasce dalla durezza ma dalla fluidità, e che la nostra vita, alla fine, è un lungo fiume che cerca il suo mare.

E in questo, lo ammetto, c’è qualcosa che consola, perché mentre il mondo corre, spinge, urla, noi possiamo scegliere un’altra via, quella che non spezza e non ferisce, quella che scorre, quella che resta.

Sergio Batildi

2 pensieri su “Laozi e la forza dell’acqua: perché vince ciò che non compete.

  1. Bello ma sono in completo disaccordo. Nella società occidentale devi competere per tutto, non solo sul lavoro. Il comunismo/socialismo ha provato a creare modelli di società senza competizione. Un disastro soprattutto dal punto di vista della produzione di beni agricoli e non solo; se non può competere per avere un vantaggio personale l’essere umano non si impegna. Vedi anche, giusto per citarne due, Platone e Spinoza

    1. L’acqua assorbe anche il conflitto

      Capisco bene quello che dici, e non lo metto in discussione, perché nella nostra società la competizione non è un’opzione, è un’aria che respiriamo ogni giorno, dal lavoro alle relazioni, perfino nella crescita personale, e sì, è vero, i tentativi storici di eliminare completamente la competizione hanno prodotto disastri immani, non solo perché si è imposto un modello contro natura, ma perché si è voluto sostituire l’ambizione individuale con un’idea astratta di collettività che finiva per schiacciare tutti.

      E qui arriva il punto, l’acqua non nega questo, non finge che il mondo sia un giardino zen, non pretende che l’essere umano smetta di desiderare un vantaggio, un riconoscimento, una spinta in più, l’acqua non dice “non competere”, dice “non irrigidirti mentre competi”, un’altra cosa, molto più terrena.

      La competizione rimane, è inevitabile, è umana, forse persino necessaria, ma l’atteggiamento interiore può cambiare, e qui l’acqua diventa una metafora che accoglie anche la tua critica, perché non si oppone, la assorbe e la porta dentro il suo corso, come un fiume che riceve un sasso e non diventa meno fiume.

      Essere acqua non significa rinunciare alla forza, significa non trasformare la forza in violenza, significa non perdere sé stessi dentro il bisogno continuo di superare, significa competere senza distruggersi, come chi continua a muoversi pur sapendo che nessuna vittoria è definitiva, e che il vero rischio non è perdere, ma irrigidirsi fino a spezzarsi.

      In un mondo che corre, che spinge, che pretende sempre di più, forse il senso di Laozi è proprio questo, non negare la realtà, ma non lasciarsene divorare, competere quando serve, lottare quando serve, ma restare flessibili, capaci di cambiare direzione senza perdere la propria natura.

      L’acqua non è contro la tua visione, la include, la ingloba, la rende parte del suo scorrere, e così, paradossalmente, continua a vincere anche lì dove sembra cedere.

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