Ilaria Ferraro: sogni che intrecciano memoria e poesia. Spazio a cura di Elisa Rubini
“Tutto e niente”
Siamo mondi che si sfiorano,
si scoprono
e si scrutano.
Siamo mondi che si cercano,
si distinguono
e si distruggono.
Siamo mondi uguali ma diversi,
trovati e mai dispersi,
vicini seppur lontani.
Siamo mondi di sentimenti,
di struggimenti
e anche di pentimenti.
Siamo mondi d’impazienza,
d’impotenza
e di muta penitenza.
Siamo ferite senza cicatrici,
siamo alberi
senza radici.
E siamo lettere senza indirizzo,
siamo incidenti
senza indennizzo,
siamo anelli senza catene,
siamo solo numeri
ma infiniti da contare.
E a volte siamo ali
senza cieli in cui volteggiare.
Altre volte siamo passerotti
con la paura di volare.
Siamo piccoli,
singoli mondi
e siamo grandi,
immensi universi.
Prima siamo il tutto
e, d’improvviso,
diventiamo un niente.
©️Ilaria Ferraro ~ Sogni in_versi
Mentre scrivevo questa poesia, mi sono letteralmente immersa in un dialogo silenzioso con tutto ciò che rende fragile e complesso il mio essere umana, come se stessi osservando l’incontro, e lo scontro, tra due anime racchiuse in me, quel continuo movimento interiore che probabilmente ciascuno di noi vive dentro sé.
Ho scritto lasciando fluire immagini e contrasti, perché volevo dare voce a ciò che spesso proviamo: essere “mondi” autonomi, pieni, ricchi, eppure incredibilmente vulnerabil.
Ho provato un misto di malinconia e lucidità nel riconoscere tutta la nostra mutevolezza: ci troviamo, sfioriamo, cerchiamo, ci comprendiamo e poi, senza quasi accorgercene, ci feriamo, allontaniamo e, infine, ci smarriamo.
Mentre buttavo giù i versi, era forte la necessità di raccontare la “danza” che si crea tra l’unione e la distanza, tra il desiderio di appartenere e la paura di lasciarsi andare.
Alcune delle “immagini”, come le “ferite senza cicatrici”, gli “alberi senza radici”… rappresentano la mancanza di ancoraggi certi, quei momenti in cui ci sentiamo sospesi, incompleti, come se mancasse un punto d’appoggio o l’orientamento.
I “passerotti con la paura di volare”, sono invece sinonimo di quel coraggio trattenuto, di quella spinta che abbiamo verso l’ignoto che spesso rimane però frenata dal timore di farsi male… Eppure, nonostante tutto, continuiamo a essere “immensi universi”, capaci di espanderci, reinventarci, amarci e distruggerci, in un ciclo perpetuo.
Ciò che mi piacerebbe davvero tanto riuscire a trasmettere a chi mi legge è proprio questo: tutti noi siamo tante cose insieme e non c’è incoerenza nel sentirsi grandi e minuscoli allo stesso tempo, completi e devastati, pronti e impauriti, poiché ogni essere umano è fatto di contraddizioni, di luci e ombre, di slanci e ritirate. Ma che non c’è nulla di sbagliato in questo.
Sarebbe meraviglioso per me riuscire a far passare un messaggio ulteriore, una sorta di riconoscimento: “non sei solo/a in questo ondeggiare, in questo alternarsi di “tutto” e “niente”.
Siamo mondi che si cercano e si perdono, è vero, ma proprio in questa “altalena di emozioni” si trova la nostra profondità…
E, se deve restare qualcosa dopo aver letto la mia poesia, spero che sia una sensazione di risonanza, come se fossi riuscita a mettere in parole ciò che anche qualcun’altra/o ha provato, quel sentirsi infinitamente complessi eppure incredibilmente umani e unici.
È così? Se vi va, fatemelo sapere con un like!
Ilaria