Nel respiro dell’inchiostro: l’eco taoista nella pittura cinese contemporanea

Nel respiro dell’inchiostro: l’eco taoista nella pittura cinese contemporanea

Sergio Batildi

In un tempo che corre veloce e che spesso ci chiede di scegliere, decidere, competere, la pittura cinese a inchiostro sembra arrivare come un invito diverso, più quieto, più antico, eppure sorprendentemente attuale, perché lì, su quel foglio bianco che assomiglia a una mattina di nebbia, l’artista non cerca di imporre una forma, piuttosto la lascia emergere, come se tutto esistesse già prima del pennello. È un modo di dipingere che affonda nel taoismo, non come dottrina religiosa, ma come sensibilità, come arte di respirare, come ascolto di ciò che fluisce senza clamore.

L’inchiostro, nella tradizione cinese, non è un materiale qualsiasi, è una sostanza viva, fatta di acqua, pietra, movimento, preparata lentamente, macinata piano, finché diventa un nero che non è mai solo nero, ma mille sfumature di presenza.

Ogni tratto è definitivo, non si cancella, non si sovrascrive, nasce dal gesto e dal respiro, e questo rende il dipingere un atto di equilibrio, un gesto di wu wei, non-forzare, non nel senso di non agire, ma di agire con il minimo sforzo, con il massimo ascolto.

Nella pittura occidentale siamo abituati all’idea che il pieno conti più del vuoto, che la superficie debba riempirsi, che il quadro debba “dire”, affermare, dichiarare, invece nell’inchiostro cinese il vuoto non è una mancanza, è un protagonista silenzioso, è lo spazio che permette alle forme di esistere, come il silenzio tra le note crea la musica, come la pausa del fiato fa nascere la voce. Il vuoto è fertile, è generativo, è il grembo della montagna che ancora non si vede.

Ed è proprio qui che la filosofia taoista respira dentro la pittura, perché Laozi ci ricorda che il mondo non va stretto, ma seguito, che la via non si conquista, si percorre, che la forza non è nel colpire, ma nel muoversi morbidi come l’acqua. Così i pittori contemporanei che lavorano ancora con inchiostro e carta da Liu Dan a Liu Xiaodong, da Xu Bing a Wu Guanzhong, portano questo principio nell’oggi, nel caos delle città, nelle tensioni della Cina moderna, trasformando la tradizione in qualcosa di vivo, mai museale, mai congelato.

Il risultato è un’arte che non imita il paesaggio, ma lo rivela, come se il foglio raccontasse il modo in cui il mondo cambia, si apre, si dissolve, e noi insieme a lui. E in un’epoca in cui tutto sembra chiedere aggressività, definizione, velocità, questa pittura ci offre un’altra postura, un altro ritmo, un altro modo di stare nel reale, uno in cui la forza non è mai urlata, ma suggerita, uno in cui il gesto più potente è quello che non ferisce.

Il vuoto secondo il Taoismo un piccolo box per chi vuole avvicinarsi alla filosofia dietro il pennello:

  • il vuoto non è un’assenza, è una possibilità, lo spazio che accoglie il movimento, la curva, il respiro.
  • L’inchiostro emerge dal vuoto come le forme dal DaoLa forma non nasce dalla volontà, ma dal fluire.
  • Il pittore non “crea”, lascia essere
  • Non domina il paesaggio, lo ascolta.
  • Il vuoto è ciò che permette alle diecimila cose di apparire
  • Paesaggi, montagne, fiumi, uomini e idee.

Nero d’acqua.

Lascio che il foglio respiri prima del gesto,
non cerco la montagna,
la lascio affiorare,
dall’acqua dell’inchiostro
nasce un’ombra che non ho previsto,
il vuoto si muove,
fa spazio a ciò che diventa,
e allora capisco che il mondo non si dipinge,
si attende.

Riflessione personale

Ogni volta che guardo un dipinto a inchiostro cinese mi sembra che la carta stia aspettando qualcosa, una forma, un respiro, una piccola rivelazione, e forse per questo mi affascina così tanto. In un’epoca dove tutto deve essere definito, deciso, marcato, questa pittura ci ricorda che esiste ancora uno spazio per l’indefinito, per ciò che nasce piano, senza essere forzato.

Il taoismo non ti dice di arrenderti al mondo, ti dice di non spezzarti, e l’inchiostro fa esattamente questo, mostra come si possa lasciare un segno senza violenza, come si possa lasciare emergere un paesaggio senza conquistarlo, come si possa essere presenti senza invasione.

È un’arte che non compete, ma non per ingenuità, compete in un altro modo, fluendo, assorbendo, adattandosi, proprio come l’acqua che aggira la pietra e alla fine la trasforma.E forse, in questo tempo così affollato, così rumoroso, così svelto, abbiamo bisogno anche di questo, di un po’ di nero che non copre, ma svela, e di un po’ di vuoto che non spaventa, ma accoglie.

Nero d’acqua

Lascio che il foglio respiri

prima del gesto,

non cerco la montagna,

la lascio affiorare,

dall’acqua dell’inchiostro

nasce un’ombra

che non ho previsto

il vuoto si muove,

fa spazio a ciò che diventa,

e allora capisco

che il mondo non si dipinge,

si attende.

Sergio Batildi

Sergio Batildi

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