Intervista Natalizia a Daniela Di Benedetto. A cura di Elisa Rubini

Intervista  Natalizia a Daniela Di Benedetto. A cura di Elisa Rubini

In questo periodo dell’anno, qual è il ricordo natalizio che ancora oggi ti suscita maggiore emozione?

Ricordo  i  tempi  in  cui  ero  ragazzina  e  facevo  l’albero  di  Natale  insieme  a  mio  padre:  io  appendevo  le  palline  e  lui  provvedeva  alle  luci.  Ogni  cosa  fatta  con  papà  mi  dava  gioia.

Nei tuoi romanzi hai esplorato generi diversi (dal giallo al drammatico). C’è un genere che ti piacerebbe affrontare nel contesto natalizio, e perché?

Potrei  scrivere  un  satira  su  un  personaggio  che  si  mostra  gentilissimo  nella  settimana  natalizia  e  poi  ridiventa  carogna.  Ma  verrebbe  fuori  un  racconto  breve,  io  non  sono  Dickens.

Se dovessi inserire un elemento natalizio simbolico (una luce, un dono, un suono…) in una delle tue storie, quale sceglieresti e come lo useresti?

Potrebbe  trattarsi  di  un  personaggio costretto  ad  ascoltare  canzoni  natalizie e  a  vedere  gaie  illuminazioni  mentre  ha  l’inferno  nell’anima. Tecnica  del  contrasto.

Hai studiato lettere e musicologia (con due diplomi del conservatorio) — In che modo la musica e i tuoi studi influiscono sulla costruzione della tensione narrativa oppure sulla creazione dell’atmosfera nei tuoi libri?

I  miei  libri  possono  avere  un  nesso  con la  musica  solo  nel  momento  in  cui  li  trasformo  in  sceneggiature.  Infatti per  ogni  sceneggiatura  che  ho  scritto  ho  composto  anche  la  colonna  sonora  adatta , e  già  due  di  queste  opere  sono  realizzate  (L’ora  della  fuga,  L’erede).  Del  resto  Wagner sosteneva  che testo  e  musica  dovrebbero  essere  creati  dallo  stesso  autore,  come  nella  tragedia  greca. Si  ottiene  una  maggiore  coerenza  nell’atmosfera.

Spesso parti da spunti “veri” che trasformi in trama (come hai raccontato). In un tema come il Natale, qual è un piccolo fatto quotidiano che potrebbe diventare l’embrione di una storia?

Andrei  sempre  sul  comico.  Racconterei  gli  squallidi  pranzi  natalizi  che  dovevo  sopportare  da  ragazzina,  con  le  vecchie  zie  che  mi  guardavano  male  perché  non  volevo  la  pasta  (l’ho  sempre  odiata)  e  con  lo  zio  Peppino  che  fino  alla  sua  morte  mi  ripeté: “ Chi  sì  sicca,  picchì un  manci?” (trad:  sei  magra,  perché  non  mangi?) Lo  zio  Peppino  era la macchietta  della  famiglia.  Una  volta  a  tavola  disse:  “  sta  frutta  l’accattai  da  Tanino,  chiddu  chi  ci  ammazzaru  u  frati!” (trad:  ho  comprato  la frutta  da  Tanino  al  quale  hanno  ucciso  il  fratello),  e  siccome  queste  cose  non  si  dovevano  raccontare,  le  mie  zie  lo  prendevano  a  calci  negli  stinchi  sotto  la tavola.

Quanto conta per te il “dono”, non solo materiale ma anche simbolico, nella narrazione? E cosa ti piacerebbe “donare” ai lettori in un romanzo ambientato nelle feste?

L’unico  dono  che  conta  è  l’amore.  Quello  che  viene  dato  senza  aspettarsi  nulla  in  cambio,  come  accade  a  molti  dei  miei  personaggi. E  vorrei  che i  lettori considerassero  un  dono la  comprensione  di  questo  sentimento. L’amicizia  può  finire,  se  fate  sacrifici  per  un  amico  e  ne  ricavate  solo ingratitudine,  ma  l’amore  vero  non  bada  a  queste  cose,  l’amore  vero  non  si  spegne  mai.

Scrivere da insegnante, da autrice “di tutti i generi”, da sceneggiatrice: come cambia il tuo approccio creativo nelle settimane che precedono il Natale rispetto al resto dell’anno?

Non  cambia  nulla.  Nelle  vacanze  il traffico  di  Palermo  mi  impedisce  di  uscire  di  casa,  quindi  scrivo  di  più. Può  trattarsi  di  un’idea  nuova da  sviluppare oppure di  un  racconto  scritto  a  penna  che  deve essere  messo  in  bella  copia  al  PC.  Per  questo  Natale, si  tratta  della  seconda  opzione.

Il Natale porta spesso riflessione sul tempo che passa, sulle relazioni, su ciò che resta. Qual è il tema che in questo periodo senti più urgente – oppure più leggero – da raccontare?

L’assenza  delle  persone  con  cui  festeggiavamo  il  Natale  tanti  anni  fa. Tutti  prima  o  poi  dobbiamo  subire  un  lutto,  tutti  sentiamo  la  mancanza  di  qualcuno  che  ha  lasciato  un  posto  vuoto  a  tavola.

Immagina una copertina per il tuo prossimo libro natalizio: quali colori, quali simboli, quale tipografia sceglieresti?

Metterei  sempre  in  primo  piano  un  personaggio  della  storia, ma  con  le  luci  natalizie  sullo  sfondo,  se  è  per  strada,  o  con  l’albero  di  Natale  alle  sue  spalle,  se  è  in  casa.

Come autrice che conosce bene il marketing e il mondo editoriale (pubblicazioni in Italia e negli USA) come pensi che il “racconto natalizio” debba essere promosso oggi? Qualche strategia che ti incuriosisce?

Penso  che  un  racconto  a  lieto  fine  sia  ormai  qualcosa  di  obsoleto.  Proporrei   storie  satiriche  oppure  racconti  che  esprimono  l’amarezza  di  chi  non  può  godersi  il  Natale.  Secondo  me  sono  più  attuali.  Chi  crede  più  al  lieto  fine  mentre  il  mondo  va  a  rotoli?

Ultima domanda natalizia bella aperta: se potessi concederti una “pausa creativa” durante le feste, cosa faresti per rigenerarti? E come quella pausa influenzerebbe il tuo prossimo progetto?

Se  avessi  la  salute  andrei  a  Pittsford.  E’  un  piccolo  paese sul  lago  Ontario  al  confine  fra   gli  USA  e  il  Canada.  A  parte  i  panorami  da  capogiro,  questo  paese  mi  incuriosisce  perché  ha  il  culto  delle  tradizioni  antiche.  Potete  trovare  il  vecchio  saloon  dei  cowboys,  i rodei,  le  mostre  di  fucili  del  1800    o  delle  automobili  del  1912. Andarci  sarebbe  come  fare  un  salto  nel  passato  e  mi  potrei  ispirare  per  scrivere  qualcosa  di  diverso  dal  solito,  per  esempio  una  storia  ambientata  nell’Ottocento.  Ma  purtroppo  non  posso  sobbarcarmi  17 ore  di  aereo  e  per  giunta  partendo  da  Milano…e  con  una  enorme  borsa piena  di  medicine,  almeno  30  farmaci.  Mi  prenderebbero  per  una  spacciatrice  di  droga  e  non  mi farebbero  salire  sull’aereo. Beh,  lasciamo  perdere.

Elisa Rubini

Classe 1981, sono una mente giuridica con l’anima da narratrice. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un periodo come patrocinante legale, ho scelto di dare spazio a ciò che sentivo mio: la scrittura e la comunicazione. Da oltre cinque anni mi dedico alla promozione di autori, con particolare attenzione al mondo del self publishing. Aiuto gli scrittori a costruire la propria visibilità online, a comunicare con autenticità e a creare una comunità di lettori consapevoli. Gestisco su Facebook la pagina Socialmenteconsapevole e il gruppo Socialmente Autori, spazi dedicati a chi vuole crescere, imparare e valorizzare i propri libri nel mondo digitale. Il mio impegno è insegnare agli autori come usare i social in modo strategico ma umano, mantenendo la propria voce. Collaboro come articolista con Alessandria Today, Mobmagazine, Urbanmoodmagazine.com e Fai.informazione.news dove curo articoli e approfondimenti che uniscono passione e professionalità. Nel mio blog Universi parlo di libri, musica e mindfulness, tre elementi che accompagnano il mio percorso personale e creativo. Accanto alla scrittura porto avanti il progetto dei libri da colorare antistress, dedicati a chi cerca calma, libertà espressiva e un momento per sé. Credo nella forza delle parole e nei piccoli gesti che possono cambiare una giornata.

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