Le origini del Male, di Mauro Montanari
Il filosofo Marco Fasol immagina, tra le altre cose, il Cristianesimo come una religione quasi dualistica, un po’ come lo Zoroastrismo. L’universo, dice, è diviso in due campi: in uno, comanda il Bene; nell’altro, comanda il Male. Noi umani viviamo malauguratamente nel campo del Male. Per questo, normalmente, da noi vincono i cattivi, cioè quelli senza scrupoli: i forti, gli arroganti, i violenti, i malvagi, gli assassini. Ma, nel campo del Male è attiva, tuttavia, una Resistenza del Bene; gente che si ritrova, magari nelle chiese, ma non soltanto, e parla del Regno del Bene; gente che ascolta da addetti ai lavori il messaggio del Bene che arriva da lontano, un po’ come durante la Resistenza si ascoltava Radio Londra.
L’ipotesi è suggestiva, anche se non risponde (e lui lo sa) alla seguente domanda: perché, se Dio è uno, esiste un campo del Male? Chi lo ha creato e perché? Insomma: cos’è veramente il Male?
Me lo domando anche perché vedo che parlare del Male fa ancora paura. Il mio ultimo articolo Psicanalisi di un assassino, in cui ripercorrevo la storia psicologica di Niels Högel, colpevole, tra il 1999 e il 2005, di almeno 90 omicidi certificati, mi è stato bloccato dai social; è passato soltanto nella versione inglese su X (@psicologia29), oltre che su Alessandria Today. Ma che volevo dire davvero con la storia di Niels Högel? Semplicemente entrare nella sua testa usando la psicanalisi come strumento; senza giudizio, senza sottolineare quanto costui sia malvagio, perché a questo ha pensato già il giudice, che lo ha condannato all’ergastolo senza riduzione di pena. Vi rimando all’articolo, preannunciando che mi occuperò in futuro di entrare nella testa di altri fautori del Male, e me ne frego se qualcuno non mi fa pubblicare.
Ma, ripeto, intanto facciamoci prima la domanda fondamentale: cos’è veramente il Male? Chiediamolo anzitutto ai filosofi, che ne sanno sempre più di noi. Il Male, dice Platone, quasi non esiste. È il Bene la realtà suprema (e qui si capisce come la teologia cattolica abbia preso molto dal grande greco). Il Bene, dice in Repubblica, è come il sole, che rende visibili e conoscibili le cose. Il Male, invece, è come il buio, cioè difetto, ignoranza (lui la chiama Agnoia). Chi compie il male, lo fa appunto per ignoranza, cioè perché si illude che il Male dia la felicità. Chi uccide, ad esempio, come nel caso di Niels Högel, lo fa non perché ami il Male, ma perché dal Male ricava piacere, sicurezza, riconoscimento e potere. Il suo però, dice Platone, è un errore cognitivo che viene dal disordine della sua anima, non dalla sua malvagità.
Platone è un po’, diciamo così, un “giustificazionista” del Male. Ma andiamo avanti. Sant’Agostino ha una ideona: il Male non esiste, ma è soltanto assenza del Bene, così come il buio è assenza di luce. Dio ha creato solo la presenza, non l’assenza. Quindi Niels Högel, direbbe lui, avrebbe ammazzato 90 persone certificate (ma si parla di oltre 200) non perché egli fosse un organo del Male, bensì perché vagherebbe nel buio del Bene, in una zona, diciamo così, grigia, che Agostino chiama “Disordine dell’amore”.
E Aristotele, che dice? Per lui il male non è metafisica, ma azione (Praxis). Un malvagio, dice, compie il Male per “incontinenza” (Akrasia). Il Male, cioè, gli scappa, come la pipì. Lui sa cos’è il Bene, e vorrebbe anche farlo, ma non può per incontinenza. In ogni caso fino a qui abbiamo considerato il Bene come superiore al Male.
Schopenhauer se la sghignazza del “buonismo” di Agostino e dice, al contrario, che il Male è normale nell’essere umano; anzi, il Male coincide con la vita: è egoismo, è forza, è volontà di potenza, è vittoria! Crudeltà, egoismo, potere non sono anomalie, dice, ma sono effetti ineluttabili della Volontà. Quindi, dice, l’assassino semplicemente fa valere la volontà di un forte contro la volontà di un debole. È natura! L’essere umano ci mette di suo, se ce l’ha, la compassione, d’accordo. Però l’assassino questa compassione non ce l’ha. Certo, esiste anche una legge che, teoricamente, dovrebbe proteggere il Bene, e che però viene usata dal Male in maniera truffaldina; un po’ per tranquillizzare i buoni, un po’ come strumento contro di loro. La legge cioè è una illusione per una più completa vittoria del Male. E qui ci avviciniamo un po’ alla teologia di Marco Fasol: viviamo nel mondo del Male, dove soltanto i malvagi, gli arroganti, i figli di puttana, gli stronzi vivono bene. Gli altri, i compassionevoli, si nascondono, perché non sono protetti neppure dalla legge, e si trovano tra loro, quasi di nascosto, ad ascoltare Radio Londra.
Nietzsche ci va giù di brutto anche lui. Dice che il Bene è la morale degli schiavi. Chi fa il Bene è perché non ha la forza, il coraggio o la volontà di fare il Male e che, anzi, Male e Bene non esistono neppure. Esiste solo la Volontà di Potenza.
E Freud? Lui dice che il Male non è un problema metafisico (Platone, Agostino), né etico-pratico (Aristotele), né genealogico-storico (Nietzsche), ma diventa un problema psichico strutturale. Il Male, dice, è dentro di noi. Lui dice che la società ci inibisce le nostre pulsioni e crea un conflitto tra desiderio e legge. Noi rispondiamo con aggressività, trasgressione e violenza. Di più: Freud dice che tutti noi abbiamo una pulsione di morte che ci spinge a cercare la fine, a ridurre la tensione interiore a zero, a dissolvere le forme, a tornare polvere come polvere eravamo. Ecco il Male, la nostra tensione alla morte. Quindi Niels Högel avrebbe esercitato sulle sue vittime non tanto una Volontà di Potenza, ma avrebbe cercato in esse la propria morte. Lui avrebbe cioè messo in scena per novanta volte la sua propria morte, come sulla scena di un teatro, cercando vittime a caso sul suo posto di lavoro. Mi fermo qui, sennò la faccio troppo lunga, ma continuerò a parlare del Male come azione malvagia, ed entrerò ancora nella testa di alcuni grandi assassini. Anzi, meglio: parlerò della psicanalisi dell’azione malvagia. E chi non vuole leggere, passi pure oltre! (Mauro Montanari, Ph. D.) Nella foto: Niels Högel