Ci sono poesie che non cercano di consolare, ma di dire il vero.
“Amore”, scritta nel 1913 da Hermann Hesse, appartiene a questa categoria rara e necessaria. È un testo breve, concentrato, nato in un momento di profonda inquietudine personale e storica, in cui il poeta avverte già la frattura imminente del mondo e dell’io.
Pier Carlo Lava
In questa poesia l’amore non è mai rappresentato come fusione armonica o promessa di felicità. Al contrario, è una forza che espone, che rende fragili, che toglie protezioni. Hesse guarda al sentimento amoroso come a un’esperienza che mette in crisi l’identità, ma proprio per questo la rende autentica. Amare significa accettare di non restare intatti.
Un breve passaggio, qui citato a scopo critico, restituisce con chiarezza questa visione:
“Amare non è pace,
ma un tremare dell’anima
che non conosce riparo.”
In pochi versi si concentra l’essenza del pensiero hessiano: l’amore come vibrazione continua, come instabilità necessaria. Non c’è quiete, non c’è rifugio. C’è piuttosto un movimento interiore che obbliga l’individuo a confrontarsi con se stesso, con le proprie paure e con il proprio desiderio.
Dal punto di vista stilistico, “Amore” si colloca nel clima del simbolismo tedesco tardo e dialoga con il primo espressionismo. Il linguaggio è sobrio, privo di ornamenti, orientato più a suggerire uno stato dell’anima che a descriverlo. In questo senso il confronto con Rainer Maria Rilke è inevitabile: anche in Rilke l’amore è tensione, esperienza che inquieta e trasforma. Tuttavia, mentre Rilke tende a sublimare il sentimento in una dimensione quasi mistica, Hesse resta più terreno e più dolorosamente umano. Il suo amore non eleva: scava.
Rispetto ad altri lirici del tempo, Hesse rinuncia a qualsiasi idealizzazione. L’amore non è salvezza, ma passaggio. Un passaggio che comporta perdita, solitudine, e al tempo stesso una maggiore lucidità su ciò che siamo. In questa prospettiva, la poesia anticipa uno dei temi centrali di tutta la sua opera: la conoscenza di sé passa inevitabilmente attraverso la sofferenza.
“Amore” resta così una lirica esemplare del giovane Hesse, già lontano da ogni sentimentalismo e già proiettato verso quella visione tragica e consapevole dell’esistenza che troverà piena espressione nei romanzi della maturità. Una poesia che non promette felicità, ma verità. E forse, proprio per questo, continua a parlare con forza anche al lettore di oggi.
Geo
Hermann Hesse nacque a Calw, in Germania, nel 1877, e visse tra Germania e Svizzera, stabilendosi infine a Montagnola, nel Canton Ticino. La sua opera poetica e narrativa attraversa le grandi crisi spirituali del Novecento europeo, ponendo al centro l’individuo, il conflitto interiore e la ricerca di senso. Alessandria today propone questa lettura per mantenere vivo il dialogo tra i classici e la sensibilità contemporanea, nel segno di una letteratura che interroga e non consola.
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