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Certe poesie non chiedono di essere capite, ma attraversate lentamente, come una scala che sale verso l’interno.
Pier Carlo Lava

Rainer Maria Rilke è uno di quei poeti che non offrono consolazione immediata, ma insegnano una forma più esigente di ascolto. La sua poesia non racconta il mondo: lo trasforma in esperienza spirituale, in esercizio di attenzione e di crescita. Tra i testi più limpidi e rivelatori della sua poetica vi è la breve lirica comunemente nota come Ich lebe mein Leben in wachsenden Ringen.

La poesia (testo originale)

Ich lebe mein Leben in wachsenden Ringen,
die sich über die Dinge ziehn.
Ich werde den letzten vielleicht nicht vollbringen,
aber versuchen will ich ihn.

Ich kreise um Gott, um den uralten Turm,
und ich kreise jahrtausendelang;
und ich weiß noch nicht: bin ich ein Falke, ein Sturm
oder ein großer Gesang.

Traduzione originale in italiano (a cura di Alessandria today)

Vivo la mia vita in cerchi sempre più ampi,
che si tendono sopra le cose.
Forse non compirò l’ultimo,
ma voglio almeno tentarlo.

Ruoto attorno a Dio, attorno all’antica torre,
da millenni ruoto così;
e ancora non so se sono un falco, una tempesta
o un grande canto.

Recensione e analisi

In questi versi Rilke condensa l’intera visione della vita come processo incompiuto, come tensione continua verso un centro che non si lascia possedere. I “cerchi sempre più ampi” non sono solo immagini geometriche, ma metafora dell’esistenza umana che cresce per approssimazioni, senza mai arrivare a una conclusione definitiva.

Il poeta non promette compimento, ma fedeltà al tentativo. La frase chiave è “ma voglio almeno tentarlo”: qui Rilke fonda un’etica dell’incompiutezza, dove il valore non sta nell’arrivare, ma nel restare in cammino. È una poesia che parla con forza al nostro tempo, ossessionato dal risultato e incapace di accettare il processo.

La seconda strofa introduce uno dei nuclei più profondi della sua opera: Dio non come dogma, ma come centro magnetico, “l’antica torre” attorno a cui l’essere umano ruota senza mai coincidere pienamente con se stesso. L’identità resta aperta: falco, tempesta o canto. Animale, forza naturale o pura voce. Nessuna definizione è definitiva, e proprio in questa sospensione risiede la verità.

Dal punto di vista stilistico, la poesia è di una semplicità solo apparente. Il lessico è essenziale, il ritmo circolare, coerente con l’immagine portante del testo. Rilke dimostra qui quella che sarà la sua cifra più alta: dire l’indicibile senza spiegarlo, affidando al lettore il compito di abitare il silenzio tra i versi.

Questa lirica dialoga idealmente con le Elegie duinesi e i Sonetti a Orfeo, ma ne rappresenta una forma più accessibile e intima. È una poesia da rileggere negli anni, perché cresce insieme a chi la legge, come quei cerchi che non smettono di allargarsi.

Geo
Rainer Maria Rilke nacque a Praga nel 1875 e morì nel 1926 nel castello di Muzot, in Svizzera, dopo una lunga malattia. Poeta europeo per eccellenza, visse tra Praga, Parigi, Duino e la Svizzera, lasciando un’opera che continua a interrogare il rapporto tra parola, spiritualità e identità. Alessandria today ne propone la lettura come esercizio di profondità e resistenza culturale nel presente.

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