Ci sono poesie che non raccontano un evento, ma lo fanno accadere. “Temporale” è una di queste: pochi versi, essenziali, capaci di evocare un senso di inquietudine profonda, quasi infantile, che nasce dall’improvviso mutare del cielo.
Pier Carlo Lava
La poesia Temporale di Giovanni Pascoli, contenuta nella raccolta Myricae, rappresenta uno degli esempi più puri della poetica pascoliana: la natura come specchio dell’anima, colta nell’attimo in cui si fa minaccia e mistero.
Testo integrale della poesia
Temporale
Un bubbolìo lontano…
Rosseggia l’orizzonte,
come affocato;
stride il grillo,
e il tuono romba
di schianto in schianto;
piove;
e nel suo frastuono
par che il cielo crolli.
Analisi e commento critico
In Temporale Pascoli costruisce una poesia-evento, una sequenza di percezioni rapide e frammentarie che restituiscono l’avanzare della tempesta. Il linguaggio è ridotto all’osso, quasi spezzato, come se il poeta registrasse sensazioni immediate, senza mediazione razionale.
Il celebre incipit, “Un bubbolìo lontano…”, introduce subito una dimensione sonora. Il temporale non si vede ancora, si sente. È un rumore indistinto, minaccioso, che cresce e si avvicina. La ripetizione di suoni aspri e onomatopeici traduce poeticamente l’ansia dell’attesa.
Il rosseggiare dell’orizzonte “come affocato” richiama un’immagine quasi apocalittica, mentre il grillo che stride amplifica il senso di allarme. Ogni elemento naturale sembra partecipare a un clima di tensione collettiva, fino all’esplosione finale: il cielo che “par che crolli”.
Qui emerge con forza la poetica del fanciullino: la percezione del mondo è quella di chi non controlla, ma subisce, di chi avverte nella natura una presenza viva e imprevedibile. Il temporale diventa così simbolo di paura primordiale, di un caos improvviso che interrompe l’ordine quotidiano.
Come in Il lampo e Il tuono, Pascoli anticipa una sensibilità moderna, quasi cinematografica, fatta di brevi inquadrature, di tagli netti, di immagini che colpiscono più che spiegare. In questa essenzialità si può cogliere una sorprendente vicinanza a certa poesia novecentesca, da Ungaretti alla lirica simbolista europea.
Significato profondo
Il temporale non è solo un fenomeno atmosferico. È la metafora di un’irruzione improvvisa dell’ignoto, di un evento che rompe la sicurezza e riporta l’uomo alla sua fragilità. Pascoli non descrive il dopo: resta sull’attimo, sull’impatto emotivo, lasciando il lettore sospeso.
La poesia non consola. Fa tremare, e proprio per questo resta impressa.
L’autore
Giovanni Pascoli ha rivoluzionato la poesia italiana introducendo un linguaggio nuovo, frammentato, musicale, capace di dare dignità lirica alle piccole cose e ai grandi turbamenti interiori. Myricae è il manifesto di questa visione, dove ogni evento naturale diventa esperienza dell’anima.
Conclusione
Temporale è una poesia brevissima ma potentissima. In pochi versi Pascoli riesce a concentrare attesa, paura, caos e fragore, dimostrando che la poesia può nascere anche da un suono lontano, da un cielo che si oscura, da un mondo che, per un attimo, sembra crollare.
Geo
Giovanni Pascoli, nato a San Mauro di Romagna, ha trasformato il paesaggio rurale italiano in un luogo simbolico dell’interiorità. Ancora oggi, anche ad Alessandria, le sue poesie continuano a parlare al lettore contemporaneo. Alessandria today ne promuove la lettura integrale come patrimonio culturale condiviso.
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