L’arte dell’intaglio diviene seducente, questo è ciò che ha provocato il fascino di un gesto di precisione che porta la mente in un sospeso in bilico tra fragilità, tempo, natura e lavoro meticoloso (spesso intagli su materiali delicati come la carta, il vetro o la porcellana).
La mostra alla Galleria di Arte Moderna di Torino dal titolo evocativo “Frangibile” si distanzia dal resto delle esposizioni in quanto riesce nell’intento di portare l’osservazione ad un livello superiore.per fare ciò l’artista ha utilizzato il materiale, lo ha curato.la cura nel maneggiare il mezzo trasformativo anche delicato e sicuramente inusuale come il sapone di Marsiglia che unisce oltre alla composizione concreta l’astrazione del profumo che sprigionandosi nell’aria contribuisce alla riuscita del progetto evocativo.

Gli intagli divengono preziosità che raccontano il percorso, la linea di conduzione della visione in sé.
“…Di Maggio, sin dai primi anni di attività, ha prestato la massima attenzione agli aspetti materiali dell’opera e alla manualità del fare artistico…”.
Ecco che si prospetta dinanzi a noi il confine tra astrazione e figurazione, come pareti di carta velina di dimensioni ambientali finemente incise a mano, saponi di Marsiglia scavati con il bisturi a formare mappe di grandi agglomerati urbani, mosaici di vetro e micromosaici di cera che si posano su fragili e aerei supporti, ….porcellane sottili come fogli di carta, francobolli che creano mandala ipnotici.
Il senso di fragilità è anche richiesto a chi, osservando il suo lavoro, è chiamato a liberarsi da immagini preconcette e a porsi in una condizione di forte instabilità. L’intaglio è la firma artistica peculiare di Di Maggio, diviene mezzo per esplorare il materiale, prendendosene cura, e un gesto violento, che lacera e non consente il ben che minimo ripensamento. Da questo saper stare in bilico nasce l’incanto e il perturbamento dell’opera di Di Maggio.
La mostra si articola in sei stanze, in un viaggio le cui tappe mostrano la coerenza dei cicli di produzione, intimamente connessi gli uni agli altri. Odori e rumori accompagnano il pubblico nelle sale, rendendo l’esperienza di visita un’ immersione di carattere sinestetico.
Il frangibile dentro di noi si risveglia e intenerisce, riporta inconsciamente a quell’idea di cura, di protezione e poi si unisce lo stupore e la valorizzazione del lavoro artistico.

In Di Maggio il tempo diventa sacro: è il temio dedicato al lavoro, quasi meditazione in cui l’attenzione si concentra al fine di rispettare la materia:
Carta velina sottilissima (spesso intagliata con bisturi).
Foglie secche (come la Victoria\ Regia o il loto, incise sulla linfa).
Sapone di Marsiglia (materiale che si ossida e si consuma nel tempo).
Garza medica e cera (ridotta in minuscoli punti impalpabili).

La mostra si può visitare nelle Sale espositive della GAM di Torino ( 1 piano) fino al 1 marzo 2026.
L’artista vive e lavora a Venezia, città che ha fortemente influenzato la sua formazione artistica, diplomandosi all’Accademia di Belle Arti in Laguna e la sua ricerca è affascinata dalle simmetrie ipnotiche e dalle strutture nascoste del mondo, sia naturale che artificiale, una potente sintesi di concettualismo e manualità, dove la tecnica più minuziosa serve a esplorare i temi universali della memoria, della fragilità e dell’equilibrio tra l’uomo e il cosmo.
Elisabetta Amistà Torino
