C’è un tipo di successo che non chiede permesso: arriva, resta, e costringe tutti a prendere posizione.
In un panorama culturale dove spesso si premia ciò che è levigato, rassicurante, immediatamente “condivisibile”, Ultimo continua a occupare uno spazio diverso: emotivo, diretto, polarizzante. Ed è proprio questa frattura, questa reazione istintiva che suscita, a renderlo un caso interessante non solo musicale, ma anche sociale e culturale.
Pier Carlo Lava
Ultimo divide perché non cerca l’equilibrio. I suoi brani, il modo di stare in scena, la relazione con il pubblico puntano a una cosa precisa: l’identificazione. Non quella elegante, filtrata, intellettuale, ma quella viscerale, che nasce da parole semplici e da emozioni nette. In un’epoca che invita a “funzionare” sempre, a mostrarsi vincenti anche quando non lo si è, Ultimo insiste su un racconto opposto: fragilità esposta, ferite non del tutto rimarginate, desiderio di riscatto.
Il punto che spesso irrita una parte dell’osservazione critica è proprio questo: la mancanza di distanza. Ultimo non sembra interessato a trasformare il dolore in un esercizio di stile, né a renderlo accettabile con l’ironia o con la citazione colta. Preferisce un linguaggio che assomiglia alla vita quando è spigolosa: ripetitiva, insistente, a tratti persino ostinata. Ma quell’ostinazione, per milioni di ascoltatori, è esattamente la prova che non si tratta di un personaggio costruito a tavolino: è una voce che, piaccia o no, porta in superficie ciò che molti vivono e non sanno dire.
È qui che il “caso Ultimo” diventa una lente sul presente. Perché la polarizzazione non è soltanto un destino mediatico: è un segnale. Indica una distanza ancora aperta fra linguaggi legittimati e linguaggi vissuti, fra chi pretende che l’arte debba sempre innalzarsi e chi chiede, prima di tutto, di essere riconosciuto. Ultimo, in questo, non fa da ponte: abita la distanza, e così facendo la rende evidente.
Il suo successo racconta anche un bisogno collettivo: quello di una narrativa emotiva che non chieda scusa. In tempi in cui la vulnerabilità viene spesso “messa in cornice” per diventare contenuto gradevole, Ultimo la lascia nuda, esposta, imperfetta. È un gesto che può risultare scomodo, ma è proprio lo scomodo, oggi, a far emergere la verità di un fenomeno. Perché se un artista riesce ancora a generare reazioni così nette, significa che tocca qualcosa che non è risolto: un’ansia generazionale, una ricerca d’identità, una fame di autenticità.
Che lo si ami o lo si contesti, Ultimo continua a dire qualcosa di noi. Del modo in cui affrontiamo la fragilità, del bisogno di appartenenza, del desiderio di riscatto che attraversa chi non si sente rappresentato dai discorsi “giusti” e perfetti. E forse, al di là dei gusti, è questa la ragione più semplice e più vera per cui resta centrale: perché mette in musica una domanda che non passa mai di moda, quella di essere visti senza doverci spiegare troppo.
Pier Carlo Lava
Alessandria
Geo
Alessandria, città di provincia e insieme crocevia di storie, sa riconoscere i linguaggi che parlano alle persone prima ancora che alle categorie. In un territorio dove convivono tradizione e inquietudine contemporanea, l’osservazione culturale non è mai astratta: riguarda il modo in cui cambiano i comportamenti, le parole, le sensibilità. Alessandria today, con la sua vocazione di testata attenta al presente, prova a leggere questi fenomeni non solo come intrattenimento, ma come specchio sociale, mettendo in dialogo musica, identità e quotidiano, con uno sguardo radicato nel territorio ma aperto al racconto nazionale.
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