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Buongiorno  followers.  Siete avviliti  per   il  rientro  dal  lavoro?  Stasera  la  TV  intende  consolarvi  con  alcuni  film  buoni  che  finalmente  non  parlano  più  di  Babbo  Natale.  Fra   questi  vi segnalo  il  film  di canale  34,  “E noi come  stronzi rimanemmo  a  guardare” (regia  di  Pif,  2021)  e  su  Rai  3  “La  terra  promessa”  di  Nikolaj  Arcel  con  Mads  Mikkelsen.  Vivace  il  primo  film,  lento  il  secondo,  ma  entrambi  pregni  di  significato.

“E  noi  stronzi…” ha  un  titolo  orribile  che  fa  pensare  a  una  farsa  sgangherata, ma  non  lo  è. Si  tratta  invece  di  uno  sguardo  ironico  ( e  apocalittico)  sul  nostro  futuro e  sulla  tecnologia  da  cui  saremo  condizionati:  protagonista  un  genio  informatico,  capace  di  creare  per  la  sua  azienda  un  algoritmo  che  consente  di  individuare   rapidamente  il  personale  in  esubero  da  licenziare. Ma  dopo  che  il  genio  ha  fatto  quel  che  doveva,  non  è  più  utile:  viene  licenziato  anche  lui! Non  trovando  altro  lavoro adeguato  al  suo  curriculum,  perché  ha  superato  i  40  anni,  si  adatta  a  fare  il  corriere  per  consegnare  cibo a  domicilio,  fra  avventure  esilaranti  ( vi  cito  solo  il  cliente  che  ha  nel  telefono una  app,  la  quale,  avvicinata  ai  gamberetti,  dice  in  quale mare  sono  stati  pescati…) Si  procede facendo  l’amore  con  donne-ologramma  e battendosi  per  aggiudicarsi  all’asta un  lavoro  di  lavavetri  che  sarà  assegnato  a  chi  accetta  la  paga  più  bassa.  Scegliete  questo  film  se  volete  ridere  (o  piangere)  sugli  anni  che  ci  attendono;  se  invece  preferite  una  pellicola seria  vi  suggerisco”La  terra  promessa”.

Anche  qui  il  titolo  è  fuorviante,  magari  direte  “per  carità,  ancora  la  questione  israeliana,  ne  abbiamo  abbastanza.” No,  la  terra  di  Mosè  non  c’entra  niente;  il  titolo  originale  era  Bastarden  perché  il protagonista  è  il  figlio  illegittimo  di  un  nobile  danese  del  XVIII  secolo.  Ispirato  alla  storia  vera  di  un  certo Ludwig Kahlen,  il  film  narra  che  il  “bastardo”  chiese  al  re  di  poter  costruire  un  villaggio  in  una  brughiera  desolata  di  cui  non  si  occupava  nessuno. Avrebbe  iniziato  il  lavoro  a  proprie  spese,  e  in  cambio  voleva solo  il  titolo  nobiliare  che  gli  fu  negato  alla  nascita.

Il  “bastardo”  ci  appare  come  un  uomo  duro,  determinato,  che  dovrà  lottare per  trovare  mano  d’opera,  mezzi  di  sostentamento –  comprese  le  coltivazioni adatte a  quella  terra  ostile –  e  difendersi  da  un  tiranno  che  vuole  portargli  via  la  terra  o  farsi  cedere  metà  dei  proventi.  E  ci  sono  donne  che  ameranno  l’eroe,  ma  lui  non  sa  amare, vuole  soltanto  perseguire  il  suo  obiettivo,  il  titolo,  per  non  sentirsi  più  rifiutato  dai  nobili  che  considera  suoi  pari. Tante  sono  le scene  che  resteranno  impresse  nella  memoria  del  pubblico,  sia  per  l’efficacia  drammatica,  sia  perché  documentano  un  capitolo  di  storia  per  lo  più  sconosciuto.

Bravissimo  Mads  Mikkelsen. Il  regista  Nicolaj  Arcel  aveva  già  collaborato  con   lui realizzando  il  colossal  storico  “A  Royal  Affair”,   destinato  a  diventare uno  dei  capolavori  più  apprezzabili  dell’ultimo  ventennio.

Daniela  Di  Benedetto

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