Carcere, sicurezza e dignità: una scelta che interpella le comunità.
Carcere, sicurezza e dignità: una scelta che interpella le comunità.
La voce di DemoS Piemonte sulle trasformazioni in atto ad Alessandria e sulla crisi strutturale del sistema penitenziario
Le recenti decisioni che riguardano il sistema carcerario alessandrino – in particolare la trasformazione del carcere di San Michele in istituto destinato ad accogliere detenuti sottoposti al regime di 41 bis – sollevano interrogativi profondi che non possono essere ridotti a una questione tecnica o di mera sicurezza. Sono scelte che toccano il rapporto tra Stato e territorio, tra legalità e coesione sociale, tra il dovere di reprimere il crimine e quello, altrettanto costituzionale, di tutelare la dignità della persona.
Come DemoS Piemonte riteniamo che la sicurezza sia un bene comune, indispensabile, ma che non possa essere costruita attraverso decisioni calate dall’alto, prive di un confronto serio con le istituzioni locali, con la Prefettura, con il Comune, con i servizi sanitari e sociali, con la rete di associazioni che da anni opera dentro e fuori le carceri. L’arrivo di decine di detenuti al 41 bis non è un fatto neutro: cambia l’equilibrio di un territorio, richiede misure straordinarie, investimenti adeguati, una visione chiara e condivisa.
Preoccupa, in particolare, il rischio che questa scelta cancelli il lavoro paziente e spesso invisibile che a San Michele ha consentito percorsi di formazione, rieducazione e reinserimento. Quelle esperienze non sono un orpello, ma il cuore della funzione costituzionale della pena. Smantellarle senza spiegazioni significa indebolire non solo il carcere, ma l’intera comunità che lo circonda.
Ancora più grave appare il silenzio che accompagna la situazione del carcere Don Soria, struttura storica ma ormai inadeguata, segnata da carenze strutturali e da un crescente disagio umano. Qui, come in troppe carceri italiane, la sofferenza si traduce in gesti estremi. I suicidi che hanno colpito Asti e Alessandria tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 non sono episodi isolati, ma l’ennesimo segnale di un sistema al collasso.
I numeri parlano chiaro: decine di persone si tolgono la vita ogni anno in carcere, con un tasso di suicidi enormemente superiore a quello della popolazione libera. E non riguarda solo i detenuti: anche tra gli operatori penitenziari il disagio è altissimo. Di fronte a tutto questo, l’assuefazione è forse il pericolo maggiore. Non possiamo accettare che la morte in custodia dello Stato diventi una statistica.
DemoS Piemonte ritiene che il carcere sia oggi uno dei luoghi in cui si misura la qualità della nostra democrazia. La pena, per essere giusta, deve tendere al recupero della persona, non alla sua esclusione definitiva. Questo vale per chi sconta una pena ordinaria e, pur nella necessaria fermezza, interroga anche il senso complessivo delle politiche di massima sicurezza.
Serve un cambio di paradigma: meno annunci, più responsabilità; meno decisioni unilaterali, più coinvolgimento dei territori; meno logica emergenziale, più cura delle persone. “Spes contra spem” non è uno slogan, ma un impegno: essere, come cittadini e come forze politiche, costruttori di speranza concreta anche nei luoghi dove sembra impossibile.
Le morti in carcere, la marginalità, il disagio non sono fatalità. Sono il risultato di scelte – o di mancate scelte – e chiamano tutti a una responsabilità collettiva. DemoS Piemonte continuerà a chiedere che il tema del carcere torni al centro del dibattito pubblico, non come problema da rimuovere, ma come questione di giustizia, umanità e futuro della nostra società.
