Il contratto di Chiara Domeniconi: quando la libertà diventa l’unico vero patto possibile. A cura di Elisa Rubini
Nel panorama della narrativa contemporanea italiana, Il contratto di Chiara Domeniconi si impone come un romanzo psicologico che affronta con precisione chirurgica il rapporto tra identità, manipolazione e desiderio di autodeterminazione. La storia di Paola, ballerina di fama internazionale, diventa infatti un dispositivo narrativo ideale per osservare come il potere agisca nei dettagli, nelle promesse scintillanti, nelle gabbie invisibili che si mimetizzano sotto forma di occasioni.
La vicenda si apre in un camerino teatrale, in un momento di fragilità personale della protagonista: è qui che arriva la proposta inattesa di esibirsi in spettacoli privati per il misterioso sultano Abdalla-El-Rashid. L’invito contiene l’esatto mix di fascino e ambiguità necessario a far vacillare chi sta cercando un varco per evadere da un periodo difficile. Paola accetta, convinta di poter controllare i limiti del patto. Ma la Città Dorata in cui viene condotta rivela da subito un ecosistema costruito per disorientare: un luogo in cui la bellezza diventa valuta, il silenzio regola, la libertà una concessione sempre revocabile.
Domeniconi orchestra questo scenario con una prosa tesa e misurata, che privilegia lo sguardo interiore alla spettacolarità degli eventi. Il romanzo, infatti, non cerca il colpo di scena, ma la sedimentazione dell’inquietudine: ciò che inquieta non è ciò che accade, ma ciò che lentamente si capisce di aver accettato. La tensione narrativa nasce proprio dall’idea che ogni scelta racchiuda un “contratto invisibile”, spesso più vincolante di quanto appaia al momento della decisione.
La forza dell’opera risiede nella lucidità con cui esplora i meccanismi di seduzione del potere e la capacità, altrettanto sottile, che il potere ha di trasformare il desiderio in strumento di controllo. Paola viene ammirata, protetta, valorizzata: ma tutto ciò avviene entro un perimetro che non ha scelto realmente. È in questo spazio ambiguo che il romanzo mostra la sua dimensione più contemporanea, dialogando con i temi oggi centrali nel dibattito culturale: autodeterminazione, consapevolezza, riscrittura del proprio ruolo.
Il contratto è anche un romanzo di riscatto. Non un riscatto spettacolare, ma quello che nasce dalla conoscenza di sé, dalla presa d’atto dei meccanismi che hanno modellato la propria identità. Domeniconi decide di non offrire risposte facili: offre invece un percorso introspettivo che interroga il lettore sulla propria idea di libertà. Perché, come suggerisce una delle frasi chiave del libro, “La libertà non può essere negoziata”.
Con questo lavoro, Chiara Domeniconi conferma una maturità narrativa costruita negli anni, arricchita dalla formazione alla Scuola Holden e da un costante dialogo con la poesia e la narrativa italiana contemporanea. Il contratto è un romanzo pensato per chi cerca storie psicologiche capaci di lasciare una traccia e per chi desidera una lettura che non si limiti a intrattenere, ma che offra un terreno di riflessione sul confine, sottilissimo, tra scelta e rinuncia.