Città come nel far west dove la sicurezza si fa sempre più difficile ,Gabriella Paci
(Arezzo)
Una tematica che interessa tutta Italia, dal nord al sud, è quella della sicurezza nelle città grandi o piccole che siano.Ogni giorno,infatti, le amministrazioni locali si trovano a dover gestire sfide, spesso perdute, con la micro e grande criminalità che imperversa e che genera un crescente senso di insicurezza e che mina la qualità della vita dei cittadini anche nello svolgimento delle semplici attività diroutine e di lavoro.
Da anni si parla di repressione, di pene severe per i malfattori ma anche di gestione del territorio ,di vivibilità,di coesione sociale, di riduzione del degrado e della marginalità sociale.
Perché questa crisi della sicurezza urbana?
Le cause sono molte : prima fra tutte l’arrivo incontrollabile di ondate migratorie che contengono al loro interno elementi di sbando che trovano terreno fertile nell’indebolimento delle reti sociali urbane e nel cambiamento socio-economico e nel degrado delle periferie Spesso inoltre mancano i supporti necessari al contenimento di queste problemtiche,e spesso le forze dell’ordine vedono inficiato il loro lavoro a causa del mancato arresto e della detenzione dei malviventi catturati,rilasciati o fermati con arresti ai domiciliari e,dunque,rimessi in circolazione e in grado di compiere altre imprese dolose.
Se la sicurezza “primaria”,quella legata all’ordine pubblico e alla prevenzione di reati gravi è affidata allo Stato,la sicurezza “secondaria”,quella legata alla gestione del territorio e alla riqualificazione di zone degradate è affidata ai Comuni: occorre dunque una più stretta collaborazione tra stato,regioni e comuni,per migliorare i problemi socio-economici della città e tamponare la criminalità.Talvolta infatti i Comuni non dispongono delle risorese necessarie per il loro operato.
Un intervento integrato
Dunque occorre sinergia a vari livelli istituzionali ma,nonostante siano passati anni dalla formalizzazione di un approccio integrato con il Decreto Minniti (D.L. 14/2017) emergono lacune e criticità in continuazuione e il fenomeno criminalità –insicurezza appare addirittura in crescita. I Patti per la Sicurezza Urbana, sebbene abbiano promosso una maggiore collaborazione, non hanno prodotto risultati soddisfacenti, soprattutto a causa della mancanza di finanziamenti e di un sistema di monitoraggio efficace
La sicurezza urbana è una tematica sempre più centrale nel dibattito politico e sociale, non solo per la crescente percezione d’insicurezza nelle città, ma anche per le sfide quotidiane che le amministrazioni locali devono affrontare. In un contesto di rapide trasformazioni urbane, la criminalità diffusa, il degrado e la marginalità sociale continuano a minare la qualità della vita nelle nostre città. Tuttavia, la sicurezza non può essere ridotta alla sola repressione della criminalità, ma deve essere un concetto più ampio che include la coesione sociale, la vivibilità e la gestione del territorio.
La criminalità di quartiere ovvero le baby gang
Un altro preoccupante aspetto della criminalità ,definita impropriamente “Micro-criminalità è costituita dai maranza .Quasi sempre infatti le bande armate di macete o coltelli sono composte da maranza,ovvero extra comunitari di origine magrebina o americo-latina di seconda o terza generazione che sviluppano una forma di odio e violenza spesso senza motivo,che le porta ad aggredire persone indifese o vulnerabili per derubarle o anche semplicemente per sfogare la loro aggressività.
Episodi di delinquenza giovanile corrono di pari passo con quelli di furti,rapine ,danni all’ambiente o alle opere d’arte :l’obiettivo dello Stato è togliere il coltello,con cui girano oggi tanti adolescenti,con pene inflitte ai genitori o agli adulti preposti al loro controllo,per contrastare il porto di tale arma o di oggetti atti ad offendere.
Di poche ore fa l’ennesima aggressione di un ragazzo magrebino ha causato la morte di un suo conterraneo a scuola.Neppure luoghi preposti alla cultura e alla protezione appaiono indenni dalla violenza gratuita:basta un afoto,un gesto ,una parola per dare avvio a “punizioni” spesso mortali.
La premier Giorgia Meloni ha infatti lanciato l’allarme dopo l’impressionante frequenza di atti di bullismo,vandalismo,risse,e aggressioni armate con il ferimento o il decesso delle vittime ma già da settimane anche i sottosegretari della Lega all’Interno e alla Giustizia Nicola Molteni e Andrea Ostellarilavorano alle nuove misure contenute nella futura legge “Antimaranza”che sarà approvata durante una delle prossime sedute del Consiglio de ministri .
Il decreto Caivano che già contiene provvedimenti contro il disagio giovanile, la povertà educativa e la criminalità minorile, in vigore dal 2023 ma ritenuto insufficiente sotto alcuni aspetti sarà implementato assegnando più poteri ai prefetti che potranno ad esempio, il ritirare a patente, il passaporto,il permesso di soggiorno, ma potranno anche emettere provvedimenti per impedire «il diritto di conseguirli» a chi non rispetta la legge. E allo stesso tempo, nel caso che a compiere il reato sia un minore, «il soggetto tenuto alla sorveglianza» rischia di essere multato. Perché la misura viene considerata colma, e quello che deve essere superato è il «diffuso senso di impunità». Quindi è necessaria una stretta.
Da tempo infatti,si sta purtroppo diffondendo tra i cittadini la sfiducia nelle azioni delle forze dell’ordine e negli interventi dello stato e ,come nel far west si pensa di dover ricorrere-ove ne esista la possibilità- all’autodifesa.
Anche in questo caso,tuttavia, spesso viene incriminata la vittima dell’aggressione, qualora la sua difesa sia da considerarsi “eccessiva”in quanto si conclude con un grave ferimento o addirittura la morte dell’aggressore…E allora come fare per tutelarsi e essere difesi da un’onda incontrollabile e incontrollata di violenza?