Arte e accessibilità culturale: a Cagliari un laboratorio che restituisce all’arte il suo senso più umano
Quando si parla di accessibilità culturale, il rischio è ridurre il tema alla sola eliminazione delle barriere fisiche. Il laboratorio di espressione artistica “Fare con le mani”, promosso da IERFOP Onlus a Cagliari, ribalta questa visione e propone un’idea più profonda e radicale: l’accessibilità come diritto pieno all’esperienza del senso, del linguaggio e della bellezza.
Il progetto, rivolto a persone con disabilità visiva, cieche e sordocieche, utilizza il tatto come strumento primario di conoscenza e relazione, trasformando l’arte in uno spazio realmente condiviso.
«Quando parliamo di accessibilità culturale – spiega Roberto Pili, presidente di IERFOP Onlus – non ci riferiamo a una semplificazione dell’arte, ma alla possibilità concreta di accedere al suo significato attraverso canali diversi. Il tatto diventa un linguaggio conoscitivo completo, capace di restituire complessità, emozione e valore simbolico. Questo laboratorio non è solo un’esperienza artistica, ma un vero dispositivo di ricerca applicata, pensato per sviluppare modelli replicabili di accessibilità culturale».
Una posizione chiara, che rifiuta ogni logica assistenziale e riconosce all’arte un ruolo centrale nella costruzione della cittadinanza culturale.
Il cuore del laboratorio è il volto umano, inteso come linguaggio universale, luogo di emozioni, identità e relazione. Un linguaggio che, tradizionalmente affidato allo sguardo, viene qui esplorato attraverso le mani.
«Leggere il volto con le mani – sottolinea Bachisio Zolo – significa restituire alle persone con disabilità visiva l’accesso pieno al linguaggio dell’arte. La percezione non è solo visiva, è profondamente umana. Quando l’ambiente culturale si trasforma per accogliere tutte le modalità percettive, l’arte diventa realmente inclusiva e capace di generare appartenenza, relazione e cittadinanza».
In questa prospettiva, l’accessibilità non è un adattamento marginale, ma una trasformazione culturale che riguarda tutti.
Tradurre l’arte senza impoverirla: il lavoro sul campo
Il laboratorio “Fare con le mani” si svolge dal 19 al 24 gennaio 2026 presso la sede di IERFOP Onlus a Cagliari ed è realizzato in collaborazione con lo Studio Manforte, guidato da Michele Piccolo e Stefano Manzotti, che curano la progettazione e la conduzione delle attività.
Piccolo descrive il loro approccio con una metafora efficace e comprensibile:
«A noi piace paragonare il nostro lavoro a quello del traduttore letterario. La questione cruciale è “tradurre” le forme visibili, come le immagini di un quadro o di un paesaggio, in forme comprensibili al tatto. Una traduzione che comporta una trasformazione, ma che avviene sempre con grande attenzione a conservare il più possibile la forma, il significato e il gusto estetico dell’opera».
Il percorso formativo si articola in due fasi: una prima dedicata all’esplorazione del volto umano attraverso modelli e attività di modellazione in argilla; una seconda orientata alla realizzazione di un’opera collettiva in altorilievo, destinata a diventare un’installazione permanente. Un risultato concreto, frutto di un processo educativo e relazionale condiviso.
Il valore del lavoro di gruppo è centrale anche secondo Stefano Manzotti:
«Il valore di un lavoro collettivo che utilizza l’arte come ponte di accessibilità e inclusione risiede nella forza del confronto. Affrontando un tema comune, gli allievi hanno la possibilità di condividere un percorso creativo nelle sue variabili e nelle sue costanti, trasformando l’esperienza individuale in un processo collettivo di relazione e consapevolezza».
Dal punto di vista psicologico e relazionale, l’esplorazione tattile del volto favorisce processi di riconoscimento, rafforza l’autostima e riduce la distanza emotiva. L’argilla diventa un mediatore che permette ai partecipanti di non ricevere semplici descrizioni, ma di costruire direttamente significato.
Il laboratorio si conclude con la mostra aperta al pubblico “Mani che ascoltano, forme che parlano”, un momento di restituzione che rafforza un messaggio chiaro: l’accesso all’arte e alla bellezza non può essere un privilegio, ma un diritto culturale universale.
Con questa iniziativa, IERFOP Onlus rinnova il proprio impegno nella formazione accessibile e nella ricerca applicata, proponendo un modello concreto e replicabile di inclusione culturale, in linea con i valori di informazione, attenzione sociale e cittadinanza attiva che da sempre caratterizzano testate come Alessandria Today.