Geografia inerti, sul podio Lombardia, Piemonte e Veneto
Roma, 28 gennaio 2026 – La Geografia dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione (C&D) restituisce l’immagine di un’Italia in profonda trasformazione. A raccontarla è Quattro A, società del Gruppo Seipa attivanei settori estrattivo, di trasporto, recupero e riciclo dei materiali inerti e di supporto alle opere infrastrutturali ed edili.
Analizzando i dati del Rapporto rifiuti speciali 2025 dell’Ispra e mettendoli a confronto con i dati dell’analoga relazione del 2015, Quattro A osserva un aumento netto dei volumi complessivi, ma anche forti differenze territoriali nella distribuzione e nella velocità di crescita del fenomeno.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Ispra, in Italia sono state prodotte 81.423.175 tonnellate di rifiuti inerti da costruzione e demolizione, contro le 49.242.556 tonnellate indicate nel rapporto 2015. «In 10 anni la variazione complessiva è stata quindi pari al +65,35%» osservano gli analisti di Quattro A.
Un incremento che riflette l’intensificazione delle attività edilizie e infrastrutturali, ma che pone anche interrogativi sulla capacità del sistema di governare volumi sempre più rilevanti di materiali.
La lettura regionale: Nord ancora dominante, ma il Sud accelera.
Dal punto di vista geografico, il Nord mantiene il primato in termini assoluti. La Lombardia guida la classifica con 16.316.377 tonnellate, in crescita rispetto alle 10.912.490 di 10 anni fa (149,52%). Seguono Piemonte (7.867.980 tonnellate, 182,99%) e Veneto (7.384.014 tonnellate, 140,90%), a conferma del peso strutturale delle regioni più industrializzate.
Accanto ai grandi numeri del Nord, emerge però con forza la dinamica del Mezzogiorno. Campania e Sicilia mostrano incrementi tra i più elevati a livello nazionale: la prima passa da 1.807.310 a 6.392.809 tonnellate (353,72%), la seconda da 1.638.849 a 5.950.524 tonnellate (363,09%). Numeri che segnalano una crescita intensa dell’attività edilizia e delle operazioni di rigenerazione urbana, ma anche un forte aumento dei flussi di materiali da gestire.
Nel Centro Italia, il Lazio raggiunge 5.599.261 tonnellate nel 2025, rispetto alle 3.129.343 del 2015 (178,93%), mentre la Toscana sale a 4.920.669 tonnellate (115,10%). Valori che riflettono il peso delle aree metropolitane e della manutenzione del patrimonio urbano esistente.
Ranking regionale, le prime 5 regioni.
1) Lombardia con 16.316.377 tonnellate;
2) Piemonte con 7.867.980 tonnellate;
3) Veneto con 7.384.014 tonnellate;
4) Campania con 6.392.809 tonnellate;
5) Sicilia con 5.950.524 tonnellate.
I casi limite: quando conta più la crescita che il volume.
Alcune regioni, pur partendo da volumi contenuti, mostrano dinamiche di crescita particolarmente marcate. È il caso del Molise, che passa da 71.199 a 447.820 tonnellate, con una variazione pari al 628,97%, la più elevata a livello nazionale; ma anche Sicilia (363,09%), Campania (353,72%), Marche (334,60%) e Basilicata (318,05%), con un aumento di oltre il triplo, e poi Umbria (223,66%), Puglia (211,14%), Sardegna (209,31%) che raddoppiano, evidenziando incrementi comunque molto consistenti, segnale di trasformazioni rapide nei contesti territoriali meno strutturati.
All’opposto, Liguria (88,84%) e Trentino-Alto Adige (91,67%) mostrano una sostanziale stabilità, indicando modelli edilizi e infrastrutturali più maturi e meno soggetti a variazioni improvvise dei volumi. Mentre Lazio (178,93%) e Lombardia (149,52%) si collocano a metà strada.
Il commento di Quattro A.
«La lettura regionale dei dati mostra che non esiste un’unica “questione inerti” in Italia. Accanto ai grandi bacini produttivi del Nord, emergono territori che stanno crescendo molto rapidamente e che rischiano di trovarsi impreparati sul piano impiantistico e logistico. Il tema non è solo gestire più rifiuti, ma governare flussi sempre più complessi in modo efficiente e sostenibile» spiegano gli analisti di Quattro A.
Secondo il Gruppo Seipa, l’aumento dei volumi rende ancora più urgente il passaggio da una gestione prevalentemente quantitativa a una visione industriale del ciclo degli inerti, in grado di integrare recupero, riutilizzo e pianificazione territoriale.
Prospettiva nazionale: una sfida industriale.
Nel loro insieme, i dati delineano una sfida che va oltre i singoli territori. L’aumento dei rifiuti inerti da C&D è il riflesso diretto di un settore delle costruzioni che resta centrale per l’economia italiana, ma che richiede modelli di gestione più avanzati.
«La vera partita si gioca sulla capacità di trasformare questa crescita in un’opportunità industriale. Senza filiere integrate e una maggiore omogeneità territoriale, il rischio è che l’aumento dei volumi si traduca in inefficienze e costi ambientali. Con una visione di sistema, invece, i rifiuti inerti possono diventare una leva strategica per l’economia circolare e la riduzione dell’impatto ambientale del settore» concludono gli analisti di Quattro A.