San Valentino: sei amori, due epoche

San Valentino: sei amori, due epoche

C’è chi dice che l’amore di una volta fosse più forte. C’è chi dice che ogni epoca abbia il suo modo di amare. Io ho avuto il privilegio di conoscere quattro nonni e due genitori che, ciascuno nel proprio tempo, hanno vissuto l’amore vero.

Oggi, a 90 anni, mia nonna Maria è ancora qui. I suoi occhi hanno visto la guerra, la povertà, i sacrifici. Accanto a lei, per una vita intera, c’è stato Vincenzo, suo marito. Un amore nato in un tempo in cui le parole erano poche, i sentimenti si custodivano più che si esibivano, e i gesti valevano più di mille dichiarazioni.

Ho conosciuto anche nonno Duilio e nonna Lucia. Anche il loro era un amore di altri tempi: fatto di sguardi rubati, di lettere magari nascoste in un cassetto, di fidanzamenti vigilati dalle famiglie. Erano anni in cui l’amore spesso si viveva in silenzio, quasi sottovoce. Ma era profondo, radicato, destinato a diventare matrimonio, casa, figli.

Erano generazioni cresciute tra difficoltà e rinunce. La guerra aveva insegnato il valore delle cose semplici: un piatto caldo, una stretta di mano, una promessa mantenuta. L’amore non era spettacolo, era scelta quotidiana. Era restare.

Poi sono arrivati mamma e papà: Giovanni e Milena. Un’altra epoca, un altro mondo. Gli anni ’70, le speranze nuove, la musica che usciva dalle radio. Le canzoni di Lucio Battisti facevano da colonna sonora ai loro sogni. L’amore non era più nascosto, ma cantato, scritto, dichiarato.

Erano gli anni dei primi motorini, delle passeggiate mano nella mano, delle fotografie in bianco e nero che diventavano a colori. Un amore forse più libero, ma non meno vero. Anche il loro è stato fatto di scelte, di sacrifici, di costruzione quotidiana.

Guardando queste generazioni, capisco che l’amore cambia linguaggio, ma non sostanza.
Quello dei nonni era fatto di silenzi pieni di significato.
Quello dei miei genitori di canzoni e rivoluzioni gentili.
Il nostro, oggi, forse di messaggi veloci e fotografie condivise.

Ma alla fine, l’amore resta questo: scegliere ogni giorno la stessa persona. Restare quando è più facile andare via. Costruire quando sarebbe più semplice distruggere.

A San Valentino non penso ai fiori o ai regali. Penso a nonno Duilio, a nonna Lucia, a nonno Vincenzo e nonna Maria. Penso a Giovanni e Milena, i mie genitori che si innamorarono con una canzone alla radio.

Penso che l’amore vero non appartenga a un’epoca.
Penso che l’amore vero “Appartenga alle persone che hanno il coraggio di viverlo”.

Marco Pilla.

Marco Pilla

Marco Pilla Marco Pilla nasce a Pavia il 24 settembre 1981 in una famiglia di alta borghesia. Fin da giovane, sviluppa un forte legame con il nonno materno, Vincenzo Cremonesi, un esperto forgiatore. È proprio da lui che Marco apprende l’antica arte della lavorazione dei metalli, che segnerà profondamente il suo percorso di vita e professionale.Oltre alla sua passione per l’artigianato, Marco è un professionista riconosciuto. È iscritto al registro dei periti araldici presso la Camera di Commercio di Pavia (n. 253, iscrizione dell’11 gennaio 2021). Inoltre, svolge il ruolo di arbitro presso il Tribunale Arbitrale di Milano, un organo partecipato dalla Camera di Commercio e riconosciuto dal Ministero degli Interni. Attualmente Consulente Tecnico d’Ufficio (C.T.U.) presso il Tribunale di Pavia in genealogia e scienze documentarie.

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