Ida e Alessio di Daniela di Benedetto-Ida: il personaggio che sfiora il sublime. A cura di Elisa Rubini
Ci sono destini che non cercano la tragedia: la incarnano. Destini che avanzano in silenzio tra guerre, faide familiari, segreti taciuti per decenni, e che trovano nella resilienza di una donna l’unico argine possibile. È in questo spazio sospeso tra sopravvivenza e rinuncia che nasce Ida e Alessio di Daniela Di Benedetto, un romanzo che non chiede lacrime facili, ma attenzione profonda. Perché il suo cuore pulsante non è l’amore proibito: è la donna che lo porta dentro, senza mai permettergli di distruggerla.
Ida non assomiglia a nessun’altra creatura nata dalla penna dell’autrice. Là dove altre figure femminili si muovono nel terreno dell’ambiguità, della manipolazione o della seduzione sottile, Ida avanza con un’aura limpida, quasi sacra. La sua è una purezza che non ha nulla a che vedere con la fragilità: è una forma di lucidità morale, un codice interno che resiste alla violenza della Storia, alla crudeltà dell’ambiente, alla tirannia delle aspettative familiari.
Il suo bosco non è solo un rifugio: è l’alfabeto della sua interiorità, la soglia dove si apre l’unica felicità possibile. Ed è lì, tra rami e silenzi, che incontra Alessio, il ragazzo che il destino ha scritto come il suo amore e, allo stesso tempo, la sua condanna. Due famiglie calabresi in guerra, separate da una faida feroce, rendono impossibile ciò che la natura stessa renderebbe inevitabile.
Ma Ida ama. Ama in silenzio, ama con disciplina, ama sapendo che non potrà avere ciò che desidera. Eppure non tradisce mai sé stessa. Non tradisce mai quel sentimento nato nella sua adolescenza, quello stesso sentimento che attraverserà il fascismo, la guerra, gli anni della devastazione e della rinascita.
Quando sua madre le impone un matrimonio utile a risollevare le sorti economiche della famiglia, Ida accetta. Non per debolezza, ma per quel senso di responsabilità che la guida e la imprigiona. Sposa un uomo che non ama, ed è proprio in questa rinuncia che la sua figura si eleva.
Ida non è una vittima: è una donna che sceglie il sacrificio come unica forma di sopravvivenza possibile.
Eppure, dentro di lei, l’amore per Alessio continua a bruciare.
La sua razionalità le impone di non parlarne, di nascondere ogni sentimento, di vivere una vita “giusta” agli occhi del mondo. Ma la sua anima non dimentica. Non odia. Neppure quando la vita la colpisce con crudeltà: le uccidono il marito e Ida tace. Per molti sarebbe rassegnazione; per lei è un modo di non alimentare altra violenza, altro sangue, altra notte.
La Storia travolge tutto, ma non la sua moralità. Durante la guerra, mentre il mondo crolla, Ida compie uno dei gesti più alti del romanzo: accoglie in casa la sorella di Alessio, la sua nemica d’infanzia, la persona che dovrebbe temere e detestare. Le dà cibo, riparo, protezione. È la prova più pura del suo essere: Ida non conosce l’odio. Non lo permette in sé, né lo tollera quando la madre tenta di insegnarlo al suo bambino.
E proprio il figlio diventerà il fulcro del suo dolore. Da adolescente scopre che sua madre tradisce la famiglia con il pensiero, e solo con il pensiero, perché quell’amore non è mai stato consumato. Ida soffre, ma non si difende. Sa che la verità più semplice è anche la più impossibile da spiegare: si può appartenere a due mondi senza averne scelto nessuno.
Poi arriva il bombardamento.
E con esso, l’unico attimo di grazia di una vita intera.
Dopo vent’anni di amore segreto, Ida e Alessio si ritrovano. Il loro amore finalmente si compie, non come peccato ma come necessità, come giustizia emotiva concessa da un cielo in fiamme. È un incontro che dura un lampo, ma basta a riscrivere tutto ciò che i due hanno taciuto per metà della loro esistenza.
E tuttavia la vita , quella vita dura, concreta, giudicante , la chiama indietro.
Ida non fugge. Non cambia destino. Non infrange il ruolo che protegge suo figlio dal disprezzo del mondo.
Rientra nella propria esistenza come un soldato che torna al fronte.
E lì compie il suo ultimo, supremo sacrificio.
La sua grandezza sta qui: nel non permettere che la colpa di un amore la separi da ciò che ama più di se stessa, suo figlio. Ida sceglie ancora una volta la rinuncia. Non per paura, non per debolezza, ma per una forma rara e nobilissima di eroismo quotidiano.
Perché Ida è eroica davvero.
Eroica nel silenzio.
Eroica nella dignità.
Eroica nella fedeltà a un sentimento che non ha mai chiesto niente e che ha dato tutto.
Ida e Alessio non è soltanto un romanzo d’amore. È il ritratto di una donna che attraversa la Storia mantenendo intatta la propria anima. È la storia di un amore così grande da sopravvivere persino a chi lo vive. È la prova che il sublime, nella letteratura, non nasce dal clamore, ma dalla resistenza ostinata di chi resta umano in un mondo che lo costringe a non esserlo.
Ida non urla, non rompe, non incendia.
Ma lascia un segno incancellabile.
Ed è per questo che, chiunque la incontri nella pagina, non la dimentica più.