Alda Merini. La famiglia, il manicomio e l’amore come ferita luminosa
Questa recensione di Alessandria today nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale.
Pier Carlo Lava
Dietro la voce ardente e visionaria di Alda Merini si cela una storia familiare complessa, segnata da fragilità, abbandoni, passioni assolute e lunghi silenzi imposti. Nata a Milano nel 1931, cresce in un ambiente modesto: il padre Nemo Merini lavorava come assicuratore, la madre Emilia Painelli era casalinga. La giovane Alda manifesta presto una sensibilità fuori dal comune, ma anche una vulnerabilità emotiva che segnerà profondamente la sua esistenza. Il rapporto con la famiglia è ambivalente: sostegno e incomprensione convivono, mentre la sua vocazione poetica fatica a trovare spazio in una quotidianità semplice e pragmatica. Fin dall’adolescenza emergono le prime crisi psichiche. A soli sedici anni viene esclusa dal liceo Manzoni per “insufficiente preparazione”, un episodio che la ferisce profondamente ma che non spegne il talento. Viene presto notata da figure come Salvatore Quasimodo, che ne riconoscono la potenza lirica. Tuttavia, accanto all’ascesa poetica, cresce l’ombra della malattia mentale, che diventerà una presenza costante nella sua vita privata.
Nel 1953 Alda Merini sposa Ettore Carniti, panettiere milanese. Dal matrimonio nascono quattro figlie: Emanuela, Flavia, Barbara e Simona. La maternità è per Merini un’esperienza totalizzante, ma anche dolorosa, perché negli anni dei ricoveri in ospedale psichiatrico le figlie vengono affidate ad altre famiglie. Questa separazione forzata costituisce una delle ferite più profonde della sua biografia. La famiglia, che dovrebbe essere rifugio, diventa luogo di distanza e rimpianto. Tra il 1965 e il 1979 Merini trascorre lunghi periodi nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano. L’esperienza del manicomio segna definitivamente la sua scrittura. La follia non è solo condizione clinica, ma lente attraverso cui osservare il mondo. In opere come La Terra Santa, il manicomio diventa metafora di esclusione e insieme luogo di rivelazione spirituale. Il dolore privato si trasforma in materia poetica universale.
Dopo la morte del primo marito, Alda Merini si risposa con Michele Pierri, poeta e medico tarantino. Anche questo matrimonio attraversa difficoltà e distanza geografica. Tornata a Milano, ai Navigli, Merini vive gli ultimi decenni tra povertà, notorietà e una straordinaria rinascita creativa. La casa sui Navigli diventa il centro di una nuova famiglia simbolica: amici, artisti, giovani poeti che la considerano una madre spirituale. Sul piano psicologico, la figura materna e quella paterna assumono nella sua poesia contorni complessi. La madre reale è presenza concreta ma non idealizzata; la maternità vissuta è colma di senso di colpa e desiderio di ricomposizione. Il padre rappresenta l’ordine borghese, la struttura; la figlia-poeta incarna invece l’eccesso, il disordine creativo. In questa tensione si costruisce la sua identità lirica.
L’amore, nella poesia di Alda Merini, è sempre assoluto, quasi mistico. Non è solo passione carnale, ma fame di riconoscimento e bisogno di essere vista nella propria interezza. La famiglia biologica non basta: occorre una famiglia spirituale, fatta di ascolto e parola condivisa. Per questo la sua poesia parla a chiunque abbia conosciuto esclusione, malattia, solitudine. Se in Neruda la ferita familiare diventa energia cosmica e in Saba si trasforma in analisi introspettiva, in Merini essa si fa fiamma mistica e confessione radicale. La sua vita privata non è separabile dalla sua opera: è la sua opera. Ogni verso è una cicatrice che ha imparato a cantare.
Geo
Milano, i Navigli, il manicomio Paolo Pini: luoghi concreti che diventano simboli universali nella poesia di Alda Merini. Anche per i lettori di Alessandria today, la sua vicenda dimostra che la fragilità può trasformarsi in forza creativa e che la parola poetica nasce spesso dove la vita ha lasciato il segno più profondo.
Crediti immagine:
Ritratto di Alda Merini – autore sconosciuto / Fonte: Wikimedia Commons – Licenza: Public domain
Link alla fonte originale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Merini#/media/File:Alda_Merini.jpg