IL “PREMIO ANGELO PANGRAZIO” VA A ELENA GAZZEA – La sua tesi è dedicata alla salvaguardia degli insetti impollinatori in ecosistemi agricoli e forestali degradati

IL “PREMIO ANGELO PANGRAZIO” VA A ELENA GAZZEA – La sua tesi è dedicata alla salvaguardia degli insetti impollinatori in ecosistemi agricoli e forestali degradati

IL “PREMIO ANGELO PANGRAZIO” VA A ELENA GAZZEA

La sua tesi è dedicata alla salvaguardia degli insetti impollinatori in ecosistemi agricoli e forestali degradati

È Elena Gazzea la vincitrice del “Premio Angelo Pangrazio”, giunto alla sua seconda edizione, consegnato oggi a Palazzo Wollemborg sede Museo di Geografia dell’Università di Padova. Il riconoscimento, dell’importo di € 1.500 messo a disposizione dall’ Associazione “Amici di Angelo Pangrazio” e dalla famiglia, ha premiato la migliore ricerca di dottorato dell’Università di Padova dedicata alle tematiche ambientali ad alto impatto sociale, con l’obiettivo di stimolare la diffusione di conoscenze utili alla tutela e valorizzazione del territorio.

La tesi vincitrice è stata selezionata tra le 50 domande presentate, provenienti da 27 corsi di dottorato. Nelle motivazioni del riconoscimento la giuria ha sottolineato  “il voto eccellente assegnato dalla commissione d’esame, il prestigioso riconoscimento internazionale “Daikin Prize for Biodiversity Conservation” ricevuto da Elena Gazzea nel 2025, l’approccio interdisciplinare al tema della biodiversità con particolare attenzione alle implicazioni sociali e, infine, l’apertura internazionale e al tempo stesso l’attinenza della ricerca al contesto locale veneto, sul quale in particolare si è concentrata l’attività di inchiesta e comunicazione giornalistica di Angelo Pangrazio”.

Il “Premio Angelo Pangrazio”, ideato dall’Associazione “Amici di Angelo Pangrazio” e coordinato in collaborazione con l’Università di Padova, è dedicato al giornalista Angelo Pangrazio della Tgr Rai, scrittore sensibile ai temi ambientali e osservatore della realtà con spirito libero e critico. Non solo, è un riconoscimento all’eccellenza scientifica dei ricercatori, ma è anche un segnale forte dell’impegno dell’Ateneo patavino nel promuovere una cultura della sostenibilità fondata su conoscenza, responsabilità e apertura al mondo.

La giuria ha assegnato all’unanimità il Premio alla ricercatrice Elena Gazzea per la sua tesi di dottorato in lingua inglese dal titolo “Ecology and conservation of pollinators in forest and agricultural landscapes”, discussa all’interno del Dottorato in “Crop Science” sotto la supervisione del professor Lorenzo Marini, docente di Landscape Ecology del dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova. Elena Gazzea ha ritirato il premio tornando dal Canada, dove attualmente svolge attività di ricerca post- dottorato all’Università dell’Alberta.

«La partecipazione di 50 dottorandi, provenienti da ben 27 corsi di dottorato diversi – sottolinea il Prorettore alla formazione post-lauream Massimiliano Zattin – testimonia in modo eloquente la ricchezza e la vivacità della nostra comunità accademica. L’ambiente è un tema che attraversa discipline differenti – dalle scienze di base all’ingegneria, dalle scienze sociali alle discipline umanistiche – e questa varietà di percorsi dimostra quanto l’interdisciplinarietà sia oggi imprescindibile per affrontare problemi complessi. Desidero inoltre sottolineare con soddisfazione che il 20% dei partecipanti è costituito da cittadini stranieri: un dato che conferma l’attrattività internazionale del nostro Ateneo e la capacità del dottorato di ricerca di Padova di inserirsi in una rete globale di competenze e sensibilità».

«Siamo contenti e onorati di contribuire con il giusto riconoscimento a premiare la ricerca scientifica – commenta Claudia Pelattieri, presidente dell’Associazione “Amici di Angelo Pangrazio” – soprattutto quando a farla sono i giovani. Angelo è sempre stato attento al loro mondo: ci vedeva una speranza per il futuro, e così sarebbe stato anche in questo caso con Elena Gazzea. Nel nostro piccolo, è un modo per ricordare i suoi valori oltre il giornalismo, sua passione e suo mestiere».

Sintesi della tesi premiata

Gli insetti impollinatori, come api, farfalle e sirfidi, sono essenziali per la riproduzione della maggior parte delle piante selvatiche e coltivate, contribuendo quindi a importanti funzioni e servizi ecosistemici. Tuttavia, i cambiamenti nell’uso del suolo e l’intensivizzazione delle pratiche agricole e forestali hanno degradato habitat fondamentali, contribuendo al declino degli impollinatori. Nonostante gli sforzi di conservazione siano aumentati, molte azioni si concentrano soltanto su agroecosistemi a scala locale, trascurando spesso le foreste, i processi su scala di paesaggio e l’integrazione di diversi obiettivi di gestione del territorio. Inoltre, i limiti nel monitoraggio degli impollinatori rendono difficile valutarne l’efficacia. La tesi indaga le opportunità di conservazione per gli impollinatori in ecosistemi agricoli e forestali degradati ed esplora come integrarle in paesaggi con obiettivi di gestione diversi. Sono stati affrontati cinque temi principali: gli effetti dei disturbi naturali, l’efficacia del ripristino forestale come intervento di conservazione, le implicazioni socio-economiche del declino degli impollinatori, la conciliazione tra attività di conservazione e attività di controllo di insetti dannosi e gli strumenti di monitoraggio. Le conclusioni della tesi sono state che gli insetti impollinatori traggono beneficio da una maggiore eterogeneità di habitat.

In particolare nel lavoro scientifico sono stati studiati gli effetti degli schianti da vento della tempesta Vaia sugli insetti impollinatori. I risultati hanno mostrato che le aree colpite da disturbi naturali presentano una maggiore diversità di specie di impollinatori rispetto alle foreste intatte e che le comunità cambiano rapidamente durante le prime fasi della successione ecologica. Queste aree disturbate funzionano come hotspot temporanei di biodiversità, offrendo nuove risorse fiorali indipendentemente dalle caratteristiche locali o paesaggistiche.

È stata approfondita l’efficacia della creazione di aree forestali in paesaggi agricoli gestiti intensamente nel sostenere impollinatori tipici di foresta. Il confronto tra aree ripristinate e frammenti forestali residui ha evidenziato comunità di impollinatori molto simili, dimostrando che il ripristino forestale può sostenere efficacemente gli impollinatori forestali negli agroecosistemi degradati.

Sono stati presentati i risultati di una meta-analisi sull’effetto della impollinazione sulla qualità delle colture. Gli impollinatori contribuiscono significativamente alla produzione agricola di qualità, migliorando caratteristiche commerciali come la forma e la dimensione dei frutti. Questi risultati sottolineano i rischi economici legati alla perdita di impollinatori e rafforzano la necessità di tutelare il servizio di impollinazione per garantire la sicurezza alimentare.

La tesi si è conclusa con una sintesi qualitativa delle attività gestionali finalizzate alla conservazione e al controllo di insetti dannosi e mostra come sia possibile una conciliazione tra i due obiettivi. Non solo, sono stati testati dei semplici indicatori di biodiversità di api selvatiche utili per il loro monitoraggio. L’abbondanza totale delle api sembra essere un buon indicatore della ricchezza di specie, offrendo quindi uno strumento pratico e a basso costo per valutare l’efficacia degli interventi di conservazione.

Elena Gazzea (Abano Terme, 1994) è ricercatrice in ecologia applicata, con interessi di ricerca nell’ambito della biodiversità e della biologia della conservazione. Ha ottenuto la laurea in Scienze Forestali all’Università di Padova, dove nel 2025 ha conseguito anche il dottorato di ricerca sotto la supervisione del prof. Lorenzo Marini (dip. DAFNAE). Il suo progetto di dottorato ha riguardato l’ecologia degli insetti impollinatori in paesaggi forestali e agricoli, studiando gli effetti dei disturbi naturali e l’efficacia degli interventi di ripristino forestale per la loro conservazione. Attualmente è ricercatrice postdoc nel gruppo di ricerca del prof. Scott Nielsen all’Università dell’Alberta (Canada), dove si occupa di ripristino ecologico in ecosistemi boreali disturbati da attività di esplorazione ed estrazione petrolifera. La sua attività è fortemente orientata alla ricerca scientifica che influenzi direttamente la gestione ambientale e le politiche di conservazione, nonché alla valorizzazione delle informazioni e dei dati esistenti attraverso sintesi quantitative.

Angelo Pangrazio (4 aprile 1957 – 25 dicembre 2022), veronese di Zevio, ha lavorato come giornalista nei quotidiani “L’Arena”, la “Cronaca di Verona”, “Il Corriere Canadese” ed è stato inviato della Tgr Rai Veneto, per anni punto di riferimento per la politica regionale. Ha collaborato con diverse testate fra cui “L’Unità”, “L’Espresso” e “Il Giornale”. Con Cierre Edizioni ha pubblicato l’inchiesta “Lupi a Nordest. Antiche paure, nuovi conflitti”, vincendo la 20esima edizione del premio letterario LeggiMontagna – sezione Saggistica.

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Ada Rizzo

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