Intervista al poeta Lorenzo Cristallini sul linguaggio e la volgarità nel nostro tempo. A cura di Elisa Rubini

Intervista al poeta Lorenzo Cristallini sul linguaggio e la volgarità nel nostro tempo. A cura di Elisa Rubini

Il linguaggio quotidiano cambia insieme alla società. Sempre più spesso si parla di un uso crescente della volgarità, non solo come espressione esplicita, ma anche come impoverimento del modo di comunicare. Abbiamo chiesto al poeta Lorenzo Cristallini di condividere il suo punto di vista su questo tema

Secondo lei, il nostro vivere quotidiano è diventato talmente saturo di volgarità da riflettersi inevitabilmente anche nel linguaggio che usiamo?

Sinceramente credo che vada definito attentamente cosa intendiamo per volgarità. Un linguaggio può essere talvolta anche molto volgare pur esprimendosi esclusivamente con termini aulici in conseguenza del contenuto del pensiero che viene espresso. È inoltre bene tenere a mente che, a mio parere, ogni parola è figlia della sua epoca e che il suo significato può essere percepito dal sentire comune in modo diverso a seconda del contesto storico e culturale in cui viene detta. A titolo di esempio cito gli scritti dei poeti Carlo Alberto Camillo Salustri (Trilussa) e Giuseppe Gioachino Belli per chiarire meglio quanto espresso finora.  Nei testi di Trilussa si può ritrovare il termine “puzzone” che nei tempi passati era un insulto piuttosto pesante, mentre oggi questa parola ha perso quasi completamente quel significato. Per Giuseppe Gioachino Belli basterebbe citare i suoi componimenti “Er padre de li santi” e “La madre de le sante” in cui il poeta sciorina tutti i nomi con cui ci si riferisce agli organi genitali maschili e femminili.

Al di là di un perbenismo ipocrita che rifiuto, credo altresì che talvolta il termine triviale sia funzionale nel testo di una canzone o nel verso di una produzione poetica perché oggettivamente vettore dell’essenza del messaggio che si vuole comunicare.

Diverso, a mio parere, è il voler usare in modo improprio alcuni particolari termini fuori da un preciso contesto artistico, satirico o letterario. Quella che io considero una volgarità gratuita.

Quindi per poter rispondere in modo esaustivo alla domanda credo che prima sia fondamentale intendersi su cosa oggi possiamo definire “linguaggio volgare”.

Pensa che questa volgarità diffusa sia un sintomo del tempo che viviamo o il risultato di un linguaggio che si è progressivamente impoverito?

Non credo che il linguaggio si sia impoverito, piuttosto è forse il pensiero ad esserlo. Dopotutto, a mio giudizio, la parola è figlia del pensiero. Spesso non è il termine in sé ad essere volgare ma il pensiero che intende esprimere anche perché diverse “parolacce”, diversi modi di dire e diversi intercalari considerati triviali sono ormai termini di uso comune ed hanno perso molta della loro volgarità. Personalmente credo, inoltre, che talvolta la volgarità sia insita nel voler usare termini aulici per mascherare con una vernice di politicamente “troppo corretto” il messaggio che si vuole esprimere. Penso che questo aspetto spesso non sia adeguatamente tenuto in considerazione quando si parla di volgarità. È meno volgare e offensivo l’impiego di un termine quale “messalina” come insulto piuttosto che uno di quelli più comunemente usati? A mio parere la risposta è negativa, anzi per certi aspetti ritengo molto più volgare voler ricorrere al primo termine, quando il livello culturale lo consente, piuttosto che sbottare istintivamente con quello triviale.

La volgarità gratuita, quella fuori contesto, quella ridanciana e greve, solitamente volta quasi esclusivamente a schernire e ad offendere già nel pensiero, credo che sia meritevole di biasimo indipendente dal linguaggio con cui la si esprime e sia un frutto malato dei tempi attuali.     

Elisa Rubini

Classe 1981, sono una mente giuridica con l’anima da narratrice. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un periodo come patrocinante legale, ho scelto di dare spazio a ciò che sentivo mio: la scrittura e la comunicazione. Da oltre cinque anni mi dedico alla promozione di autori, con particolare attenzione al mondo del self publishing. Aiuto gli scrittori a costruire la propria visibilità online, a comunicare con autenticità e a creare una comunità di lettori consapevoli. Gestisco su Facebook la pagina Socialmenteconsapevole e il gruppo Socialmente Autori, spazi dedicati a chi vuole crescere, imparare e valorizzare i propri libri nel mondo digitale. Il mio impegno è insegnare agli autori come usare i social in modo strategico ma umano, mantenendo la propria voce. Collaboro come articolista con Alessandria Today, Mobmagazine, Urbanmoodmagazine.com e Fai.informazione.news dove curo articoli e approfondimenti che uniscono passione e professionalità. Nel mio blog Universi parlo di libri, musica e mindfulness, tre elementi che accompagnano il mio percorso personale e creativo. Accanto alla scrittura porto avanti il progetto dei libri da colorare antistress, dedicati a chi cerca calma, libertà espressiva e un momento per sé. Credo nella forza delle parole e nei piccoli gesti che possono cambiare una giornata.

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