Fernando Pessoa “Non so quante anime ho” – Il dramma moderno dell’identità frammentata
La poesia non è mai un semplice esercizio di stile: è un luogo dove l’essere umano si guarda dentro senza protezioni. In “Non so quante anime ho”, Fernando Pessoa compie un gesto radicale e modernissimo: mette in scena la frattura dell’io, la molteplicità interiore, l’impossibilità di coincidere con se stessi. È un testo breve, ma dentro vibra tutta l’angoscia del Novecento, quella sensazione di non avere un centro stabile, di vivere come spettatori della propria esistenza. Rileggerla oggi significa riconoscere una verità che ci appartiene più di quanto vorremmo ammettere.
Pier Carlo Lava
“Non so quante anime ho” di Fernando Pessoa
Non so quante anime ho.
Ogni momento ho cambiato.
Continuamente mi estraneo.
Non mi riconosco mai.
Mi vedo e non mi appartengo.
Chi ho visto è un altro.
Sento dentro di me vite diverse
e in ognuna sono differente.
Sono una scena che passa
davanti a un palcoscenico senza platea.
E mi osservo vivere.
Fernando Pessoa costruisce qui una confessione che è insieme limpida e destabilizzante. “Non so quante anime ho” non è una metafora: è una dichiarazione di crisi identitaria. Il poeta portoghese non parla di dubbio passeggero, ma di una condizione permanente. L’io non è unitario, è frammentato. Ogni istante è una mutazione.
La poesia è breve ma chirurgica. Ogni verso sottrae sicurezza. “Mi vedo e non mi appartengo” è forse la frase più inquietante: non solo non mi riconosco, ma non mi possiedo. L’idea del “palcoscenico senza platea” suggella il dramma: l’esistenza diventa rappresentazione, ma senza pubblico, senza senso esterno che la giustifichi.
Pessoa anticipa qui la modernità liquida, la crisi dell’identità stabile, il sentimento di alienazione che oggi è quasi quotidiano. Non c’è retorica, non c’è consolazione. Solo consapevolezza.
Fernando Pessoa: il poeta delle molte identità
Fernando Pessoa nacque a Lisbona nel 1888. È considerato uno dei maggiori poeti del Novecento europeo. La sua grandezza non risiede solo nella qualità lirica, ma nella costruzione degli eteronimi: veri e propri autori immaginari, con biografie, stili e visioni differenti. Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Álvaro de Campos non sono pseudonimi, ma personalità autonome.
Questo esperimento letterario nasce proprio dalla consapevolezza espressa in “Non so quante anime ho”. Pessoa non si limita a dichiarare la molteplicità: la mette in pratica. Trasforma la frattura in metodo creativo.
Morì nel 1935 lasciando migliaia di testi inediti custoditi in una celebre valigia. Oggi è riconosciuto come uno dei pilastri della poesia europea moderna, capace di coniugare introspezione, filosofia e sperimentazione formale.
La forza di questa poesia sta nella sua essenzialità. Non offre soluzioni, non promette armonia. Ci mette davanti a una verità scomoda: forse siamo più di uno, forse non siamo mai completamente noi stessi. In un tempo che chiede identità solide e definizioni rapide, Pessoa ci ricorda che l’essere umano è complesso, instabile, in continuo movimento.
Rileggerlo oggi significa accettare la fragilità come parte dell’esperienza umana. E forse, proprio in quella frammentazione, trovare una forma più autentica di consapevolezza.
Geo
Fernando Pessoa nacque a Lisbona e visse tra Portogallo e Sudafrica durante l’infanzia. La sua opera è oggi uno dei simboli culturali del Portogallo moderno e continua a influenzare la poesia europea e mondiale. Riproporlo nella sezione Poesie & Libri di Alessandria today significa rafforzare il dialogo tra letteratura europea e sensibilità contemporanea.
Crediti immagine
Autore: Autore sconosciuto
Titolo: Ritratto di Fernando Pessoa
Anno: circa 1914
Fonte: Wikimedia Commons
Licenza: Pubblico dominio
https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa#/media/File:216_2310-Fernando-Pessoa.jpg