“Il Progetto della Sua Vita”: la storia breve di Adrian Fares che mescola cinema horror, fallimento e dramma familiare
“Il Progetto della Sua Vita”: la storia breve di Adrian Fares che mescola cinema horror, fallimento e dramma familiare
Sul Substack dello sceneggiatore e regista premiato (Blood Window Award, Sitges, San Sebastián), un racconto toccante su un regista disperato e la figlia zombie-aliena. Un ritratto amaro dell’ossessione artistica
In un’epoca in cui l’industria cinematografica italiana e internazionale lotta tra festival di prestigio e mercati sempre più spietati, arriva una storia breve che colpisce dritto al cuore: “The Project of His Life” (Il Progetto della Sua Vita), pubblicata il 28 febbraio 2026 sul Substack di **Adrian Fares**, autore, sceneggiatore e regista argentino con un curriculum di tutto rispetto (premiato a Blood Window, presente a Sitges, Variety e San Sebastián, LabGuion Fellow e sopravvissuto a una perdita uditiva).
Fares, noto per il suo approccio viscerale e autoriale, regala ai lettori un racconto fiction di poche pagine ma denso di emozioni, ambientato nel lobby di un anonimo film market – quel luogo liminale dove sogni si scontrano con la realtà economica.
Protagonista è Mario, regista quarantenne con barba incolta e camicia nera sgualcita, che ha sacrificato tutto – relazioni, stabilità, persino il lavoro fisso da assistente regista – per il suo film horror definitivo: un’opera sul “fantasma vivente”, uno zombie-spettro che sfida i cliché del genere. Per vendere il progetto, Mario porta con sé la figlia dodicenne Lucía, vestita e truccata in modo grottesco: abito vittoriano logoro, pelle di lattice putrefatta, sangue finto, occhi bianchi da contatto. La bambina è il “prototipo vivente” del personaggio, ma anche il simbolo del prezzo pagato dalla famiglia.
Il racconto è un crescendo di fallimenti: pitch respinti, produttori scettici, un litigio fisico sfiorato con una coppia di investitori. Lucía, annoiata e rabbiosa, scarica sul padre anni di risentimento: “Sei egoista”, “Mamma diceva che sei violento, passivo-aggressivo”, “Abbiamo vissuto con due giocattoli rotti mentre tu avevi un iPad”. Mario incassa, ma non molla.
Il climax arriva quando Lucía, stanca di essere usata come esca, improvvisa un monologo surreale e potente: non siamo zombie, siamo alieni da un pianeta superiore. “Le nostre teste sono piene di tramonti luminosi, prati di ghiaccio e laghi viola. Voi umani marcirete giorno dopo giorno, mentre noi restiamo eterni”. Il discorso ribalta la prospettiva: non è la bambina a essere mostruosa, ma il mondo che la guarda con occhi marci.
I produttori se ne vanno scuotendo la testa. Lucía si toglie le lenti a contatto, rivelando occhi blu normalissimi. Mario continua a provarci, ostinato, mentre il lobby si riempie di mormorii. Fine aperta, amara, malinconica.
Fares mescola realismo psicologico (il dramma padre-figlia, il costo umano dell’ossessione artistica) con elementi horror e surreali, creando un’atmosfera di uncanny valley che resta impressa. Il tono è ironico e struggente: non giudica Mario, ma ne mostra la solitudine; non idealizza Lucía, ma le dà voce.
In un momento in cui il cinema indipendente cerca fondi e visibilità, questo racconto è una metafora crudele ma onesta: a volte il “progetto della vita” resta solo quello, un sogno che consuma chi lo insegue e chi gli sta accanto.
Potete leggere l’intero racconto (in inglese) gratuitamente qui: [https://adrianfares.substack.com/p/the-project-of-his-life](https://adrianfares.substack.com/p/the-project-of-his-life)
Adrian Fares continua a pubblicare fiction e “storie vere dai bordi della realtà” sul suo Substack. Chissà che presto non veda arrivare anche in Italia una trasposizione cinematografica di questo piccolo gioiello letterario.
Cosa ne pensate? Avete mai conosciuto un “Mario” nel mondo del cinema o dell’arte? Scriveteci nei commenti!
**Alessandria Today – Cultura e Cinema**
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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.
