La poesia come atto di pace: accogliere il limite, attraversare le differenze”. Dialogo con il poeta Lorenzo Cristallini. A cura di Elisa Rubini
Nella sua esperienza poetica, la parola nasce come reazione al conflitto o come spazio in cui il conflitto viene trasformato? In che modo la scrittura diventa un atto di pacificazione interiore?
La parola è un’arma molto potente e, come recita il detto, ferisce più di una spada se usata per tale scopo, ma allo stesso tempo può anche essere uno strumento pacificatore. Nella mia ars poetica la parola, la rima ed i versi solitamente nascono da un conflitto interiore generato da un’emozione che invece di deflagrare viene elaborata attraverso la creazione di un componimento poetico. Quindi per me la parola è allo stesso tempo una reazione ad un conflitto interiore generato dalle cose della vita ma anche un mezzo con cui trasformare questo conflitto in qualcosa di quasi catartico come una poesia o un aforisma.
La scrittura, e ancor più quella che io definisco la magia della poesia, mi permettono di tendere ad una pacificazione con me stesso e con il mondo attraverso l’elaborazione e la successiva espressione in versi dei miei conflitti interiori che talvolta sono generati dai demoni che quotidianamente devo fronteggiare.
Lei ritiene che la poesia possa educare all’accettazione del limite, del dolore e della fragilità?
Personalmente credo che la poesia debba sollevare interrogativi che portino a riflessioni personali. Certamente può aiutare a conoscere i limiti della natura umana e quelli entro cui ognuno di noi può muoversi non soltanto dal punto di vista pratico ma soprattutto da quello emotivo. Forse la poesia non può educare all’accettazione di questi limiti ma certamente può permettere ad ognuno di comprenderli meglio.
Come si traduce, sul piano linguistico e simbolico, questa tensione verso la pace?
È una domanda a cui non è semplice dare una risposta di valenza universale, credo che ogni uomo di cultura, ogni poeta ed ogni scrittore abbia una personale “ricetta” stilistica e di contenuti per esprimere dal punto di vista letterario la sua personale visione di come poter tendere a questa pace.
In un’epoca segnata da polarizzazioni e fratture identitarie, quale ruolo può assumere il poeta nel ricomporre le differenze senza annullarle?
Prima di rispondere credo sia opportuno distinguere tra “poeti cortigiani” e poeti intellettualmente liberi e non asserviti perché ritengo che i primi, che a mio giudizio tradiscono l’essenza del dono che hanno ricevuto dalla musa della poesia, per loro scelta, non possano ricomporre alcuna differenza bensì solo renderla più marcata. Per quanto riguarda i poeti liberi, come io ritengo di essere, non credo che tra i loro compiti ci sia quello di annullare le differenze, bensì quello di metterle in risalto al pari dei punti che due cose possono avere in comune, restando però sempre un passo indietro nell’esprimere giudizi franchi e definitivi se non in particolari circostanze che oggettivamente non ammettono la possibilità di sospendere il giudizio.
La pace, nella sua visione, è silenzio o dialogo? È sospensione del conflitto o sua consapevole attraversabilità?
La pace per me è la quiete, il silenzio e la tranquillità del guardiano del faro che da un’isola senza presenza umana contempla le onde del mare aperto che annullano i suoi pensieri e lo allontanano dai suoi demoni interiori nonché da coloro che possono dar fuoco ad una polveriera non solo emotiva. La pace per me è certamente la sospensione di ogni conflitto interiore ed esteriore.
Quanto conta l’ascolto nella costruzione di una poesia che aspiri a essere ponte tra mondi, culture e sensibilità diverse? L’ascolto ritengo sia fondamentale per l’elaborazione di qualsiasi componimento poetico. Il poeta grazie alla sua particolare sensibilità ha il dono di essere in grado di ascoltare non solo il suo mondo interiore ma anche tutto ciò che lo circonda ed è anche grazie ad esso che riesce a realizzare componimenti poetici che possono permettere a chi li legge e a chi li ascolta di creare ponti tra diverse sensibilità e tra diverse culture