Dario Fo | Su Maria con te la rilettura del suo monologo “Maria alla croce” a cura di Padre Roggio
«È vero, vengono utilizzate espressioni forti, che appaiono lontane dalla sensibilità di Maria, tipo lo sfogo contro i soldati: “Assassini, macellai, maledetti, porci rognosi”. Oppure le fa dire a Gesù: “Vengo su, a tirarti giù da queste travi, cavarti fuori i chiodi piano, piano”. Ma quando il Figlio le ricorda che deve “consumare il fiato”, la Madre obbedisce. Un richiamo al dovere di ogni credente: fare quello che Lui ci chiede, come la Vergine suggerì a Cana». Così padre Gian Matteo Roggio, missionario di Nostra Signora di La Salette in forza alla Pontificia Academia Mariana Internationalis (Pami) e docente all’Antonianum, rilegge sul numero in edicola di Maria con te, settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, il testo Maria alla croce di Dario Fo, in occasione del centenario della nascita (24 marzo 1926). Il monologo fu inserito dal “giullare” nel suo Mistero Buffo, che gli valse il premio Nobel per la letteratura nel 1997, e affidato sul palcoscenico alla moglie Franca Rame, che vestì i panni dell’Addolorata. «È un “testo trappola”», prosegue padre Roggio, «in cui gli elementi del femminismo di fine anni ’60 si fondono con la tecnica narrativa nel solco della tradizione medioevale, ma nel significato più profondo offre un ritratto della Madonna in linea coi veri insegnamenti cristiani. È molto affascinante anche l’evidenza della sua audacia ai piedi del Legno Sacro, in un’epoca in cui era proibito assistere alle crocifissioni. Ai tempi di Gesù, i condannati non potevano ricevere il conforto della presenza di una donna e, dunque, è Maria che per prima infrange la legge. In tema di femminile, è importante cogliere la denuncia che il Vangelo stesso ci insegna». Una sensibilità, quest’ultima adoperata da Fo, che non stupisce: pur professandosi non credente, il celebre autore satirico ha sempre manifestato profondo rispetto per il credo cristiano. «Sono ateo, ma lascio aperto il dubbio», dichiarò in un’intervista a Famiglia Cristiana. «L’idea di un amore realizzato in dettagli incredibili, come ad esempio gli insetti che cercano il fiore, il quale si è “truccato” per attirali, poi si uniscono e corrono via pieni di humus… È qualcosa di stupendo, paradossale e inspiegabile. E non può spiegarlo nemmeno la scienza, di cui peraltro sono fanatico. Sono appassionato dalla cultura popolare e dai grandi poeti, che oggi non vengono mai ricordati… questo mi ha portato a rispettare molto la fede della gente e soprattutto la sua spregiudicatezza».