Il segreto del fiore del deserto di Atacama: una chiave contro il cambiamento climatico?
Alessandria Today | Scienza e ambiente
Nel deserto di Atacama, il più arido del pianeta (Cile settentrionale), dove le precipitazioni medie annue sono inferiori a 1 mm in alcune zone, un piccolo fiore viola-fucsia sfida l’impossibile: la pata de guanaco (nome scientifico Cistanthe longiscapa), nota anche come “zampa di guanaco” per la forma delle sue foglie carnose simili alle impronte del camelide andino.
Questa pianta effimera emerge solo durante i rari eventi piovosi (come il “desierto florido” del 2025), creando tappeti colorati che trasformano il paesaggio lunare in un mare di petali. Ma il vero segreto non è la bellezza: è la sua straordinaria adattabilità genetica e fisiologica, studiata da ricercatori dell’Università Andrés Bello e altri team cileni.
Il meccanismo chiave è una “fotosintesi flessibile”: in condizioni normali usa la fotosintesi C3 (standard, efficiente ma assetata d’acqua); sotto stress da siccità, radiazione UV estrema, salinità o temperature oscillanti, attiva la fotosintesi CAM (Crassulacean Acid Metabolism), tipica di piante succulente come cactus e ananas. Le stomi si aprono di notte per catturare CO₂ con minimo perdita d’acqua, immagazzinandola come acido malico; di giorno la fotosintesi procede senza aprire gli stomi. Un “metabolismo reversibile” che permette alla pianta di passare da un modo all’altro a seconda delle condizioni – un adattamento plastico raro e potente.
Gli scienziati stanno sequenziando il suo genoma per identificare i geni responsabili di questa resilienza: tratti che gestiscono l’uso efficiente dell’acqua, tolleranza a stress multipli e sopravvivenza in semi dormienti per decenni. L’obiettivo? Trasferire questi geni (o ispirarsi ad essi) a colture staple come mais, riso, grano o patate, per creare varietà più resistenti alla siccità crescente causata dal cambiamento climatico. Studi precedenti su altre piante di Atacama hanno già individuato “goldmine genetiche” con 265 geni candidati; la pata de guanaco aggiunge un livello superiore di flessibilità fotosintetica.
In un mondo dove la desertificazione avanza e le siccità colpiscono sempre più regioni agricole, questo fiore minuscolo potrebbe diventare un modello per l’agricoltura del futuro: meno acqua, più resilienza, maggiore sicurezza alimentare. Non magia, ma evoluzione estrema in uno dei luoghi più ostili della Terra.
Un esempio di come la natura, nel suo angolo più arido, nasconda soluzioni per salvare il pianeta dal riscaldamento globale.
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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.
