ARCHIVIO DELLE SCOMPARSE CONSAPEVOLI, Battiato
Fascicolo VII — Frammento senza numero, essenza .
Nota preliminare dell’archivista:
Il soggetto ha parlato più volte di “seconda volta” in riferimento a letture, esperienze, ritorni. Ha anche accennato alla meccanica quantistica, non come scienziato, ma come chi riconosceva in essa un linguaggio parallelo a quello mistico. L’Archivista non sa se queste due cose siano collegate. Procede comunque, consapevole che la domanda «dove sarà ora Battiato?» è una delle più ingenue e delle più precise che si possano porre.
La seconda volta e la meccanica quantistica
Il soggetto diceva spesso che certe cose vanno lette o vissute la seconda volta.
La prima volta si capisce poco, si è ancora troppo pieni di sé. La seconda volta si ha maggiore padronanza, si vede ciò che prima sfuggiva. La terza, diceva, «ti fulmina».
Lo stesso principio sembrava applicarlo alla propria esistenza. La prima volta era stato il bambino con il difetto originario. La seconda volta era stato l’artista che smontava il mondo nel rumore, poi lo ricostruiva nel pop, poi lo apriva nel simbolo. La terza volta, quella definitiva, era stata la scomparsa consapevole, quando ha smesso di occupare il posto che gli altri gli avevano assegnato.
Ma dove si trova, ora, dopo la morte biologica del 18 maggio 2021?
L’Archivista ha sentito il soggetto parlare di meccanica quantistica in alcune interviste e conversazioni private. Non da esperto, ma da uomo che riconosceva nella fisica moderna un’eco antica: l’osservatore che influenza l’osservato, la sovrapposizione di stati, l’entanglement, la non-località. Cose che per lui non erano concetti astratti, ma descrizioni possibili di ciò che aveva sperimentato nel sufismo, in Gurdjieff, nel rapimento della domenica delle Palme.
In meccanica quantistica una particella non è in un luogo preciso finché non viene misurata. Prima di quella misurazione esiste in una nuvola di probabilità, in più posti contemporaneamente. Forse, pensava il soggetto, anche la coscienza funziona così. Forse l’io non è mai stato un punto fisso, ma una sovrapposizione di possibilità.
Allora, dove sarà ora Battiato?
L’Archivista sospetta che non sia “da qualche parte” nel senso classico.
Non è né qui né altrove in modo esclusivo.
È nella seconda volta di ogni cosa: nel momento in cui chi ascolta “La Cura” per la seconda volta sente qualcosa di diverso; nel momento in cui un ascoltatore casuale, senza sapere nulla di lui, percepisce uno scarto sottile nella melodia; nel momento in cui qualcuno rilegge questo articolo e si accorge che l’Archivista sta parlando anche di sé.
Forse è nell’entanglement tra chi ha ascoltato le sue canzoni e ciò che quelle canzoni hanno messo in movimento.
Forse è nella funzione d’onda che non è ancora collassata, perché troppi osservatori continuano a misurarla in modi diversi.
L’Archivista annota, con una certa vertigine:
«Se la meccanica quantistica ha ragione, allora Battiato non è morto una volta sola.
È morto infinite volte, in tutte le versioni possibili della realtà.
E contemporaneamente non è mai morto del tutto in nessuna di esse.»
La seconda volta, diceva lui, è quella in cui si capisce davvero.
Forse, da qualche parte fuori dal tempo lineare, sta ancora girando su se stesso, lentamente, senza più bisogno di musica, aspettando che anche noi arriviamo alla seconda volta.
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Sergio Batildi scrittore e osservatore laterale, si muove tra poesia, narrazione, editoriale e riflessione culturale. Indaga il rapporto tra linguaggio, memoria e tecnologia,con particolare attenzione ai punti di attrito del discorso contemporaneo. Ha sviluppato il concetto di Algolirica, una pratica di scrittura che mette in dialogo umano e algoritmo senza rinunciare al dubbio, al silenzio, alla complessità. Scrive per chi legge piano e considera il pensiero una forma di resistenza gentile.
