Ero poco più che un bambino, di Lorenzo Rossomandi – Scritti

Ero poco più che un bambino.

Faceva un freddo cane.

Eravamo alla stazione di Firenze, andavamo a prendere chi sa chi, forse un parente, un amico.

Parcheggiammo la macchina e ci avvicinammo all’ingresso laterale della stazione di Santa Maria Novella.

Era tardi e era davvero, ma davvero freddo.

Camminando lungo il muro della stazione e nelle varie rientranza di esso li vidi.

I barboni.

Dormivano.

Insomma, sembrava che lo facessero.

Solo i cartoni come coperta.

Solo cartoni come materasso.

Uomini e donne

Quanti ce n’erano?

Sembravano non finire mai.

Fu un grosso shock per me.

Mi chiesi come avrebbero fatto ad arrivare alla mattina successiva con quel freddo.

Lo chiesi a mio zio, perché ero con lui quella sera.

Mi rispose che alcuni non ci sarebbero arrivati alla mattina. La cosa mi spaventò.

Non sarebbero stati vivi la mattina dopo…

Due di loro non dormiva

Erano seduti e parlavano.

Uno mi guardò e mi sorrise.

Io non seppi sorridere.

Non seppi regalargli neanche un sorriso.

Forse l’ultimo…

Cosa ne è di loro di questi tempi?

Quanti non vedranno il mattino di questo mite inverno?

Riuscirà il cartone a proteggerli da questo morbo?

Sapranno il motivo di queste strade deserte?

A quanti mancherà un ultimo sorriso?

Ma nessuno chieda loro di andare a casa

Ce li siamo dimenticati per un lungo tempo

Loro sono già a casa.

Dobbiamo solo vergognarci…

Quel cartone è la loro casa.

Forse è il momento di rispondere al loro sorriso

Scritto per CiesseMagazine del 23 marzo 2020