Dardan, di Michela Santini
(Prima stesura)

L’auto aveva già imboccato il ponte Wojtyla, l’espressione ansiosa dell’autista si rifletteva sul retrovisore e Hoara, seduta dietro, ne osservava i lineamenti. Sospettò che Del Bene avesse paura del fuoco. Come dargli torto. L’appuntato stringeva la mascella e aggrottava le sopracciglia esteriorizzando lo sforzo di controllarsi. Tornò con la mente a dieci minuti prima, quando l’hacker che intercettava i telefoni, l’aveva rimproverata di non essersi impegnata abbastanza. Sanchini in quel momento era fuori dal paese, e con Saskia in ospedale, l’incendio del laboratorio clandestino sarebbe stata una triste esperienza per gli abitanti vicini e niente più. Il cellulare squillò. «Fiamme Gialle…» rispose Antonioli, che dopo aver ascoltato si girò verso il sedile posteriore. «C’è un uomo all’interno, sperano di recuperarlo vivo». Superata la torretta con la Madonnina, imboccarono via Bonini. Nonostante il freddo, dal finestrino appannato intravide una dozzina di sagome davanti al bar, la sirena dei mezzi dei pompieri aveva attirato l’attenzione dell’intero quartiere. Il lampeggiante dell’auto si mischiò con le luci delle autopompa che pugnalavano il buio. Hoara indirizzò l’attenzione all’incendio. Il fuoco doveva essere partito dai vecchi uffici, e dell’impalcatura era rimasto solo il ferro. Il getto potentissimo di acqua formava una scia ad arco che sbatteva sulla porta, avvolta dalle fiamme. Alcuni abitanti della zona tentavano di fermare l’incendio per impedire che toccasse le case vicine. La roulotte di Sanchini era un mucchio di carboni. Davanti a lei un operatore apriva le serrande e la portiera dietro del mezzo. La seconda squadra si preparava ad aggredire il fuoco da un secondo punto. Si presentò al capo reparto, un tipo massiccio impegnato a raccogliere le valutazioni sulle perdite di gas e a scandire gli ordini per effettuare la ricognizione del drone. «Hoara Rossi, sono dei reparti speciali. Entro con quelli della life-line». Tra i riflessi delle luci intravedeva l’espressione interdetta del capitano. «Rocco! Hai un uomo in più» urlò. «Chi, quella?» Rocco aveva la barba di due giorni e l’aria di uno che non sarebbe rimasto a guardare. La mostrina riportava Tamburini. «Se se la sente». «Devo tirarlo fuori da lì, vivo. È il mio unico testimone». Recuperò l’attrezzatura in dotazione e la indossò. Si voltò di scatto verso la collina correndo il rischio di deconcentrarsi. Si sentiva spiata. Continua…
Michela Santini