Il linguaggio come mezzo di libertà

Il linguaggio come mezzo di libertà

Le lingue mi hanno sempre affascinato, ma ancora di più i dialetti: ho avuto la fortuna di conoscere persone privenienti un po’ da tutta Italia che tramandavano, usandolo, il dialetto del loro paese d’origine.

Nella mia famiglia si usava parlare il dialetto solo in casa, tra familiari, o quando si doveva dire qualcosa in pubblico che non doveva essere capito da altri.

Il linguaggio è cultura, e solo con la pratica, con la lettura, con lo studio si può arricchire anche se, lo considero da molto tempo un’arma usata per colpire, per ferire, se c’è intenzionalità ovviamente!

“La libertà di parola” con cui ormai ci si fanno i gargarismi, è diventato lo scudo per la miseria umana.

Con il “Posso dire ciò che voglio, perché c’è la libertà di parola” si mettono in piazza offese, si denigra, si umilia.

Poi è arrivato il “Politicamente corretto” e quello che si vuol dire in faccia, non si dice più…lo si fa sottovoce.

Faccio sempre molta attenzione nel parlare, e ancora di più nello scrivere.

Siamo liberi di dire ciò che pensiamo, cosa facciamo, la nostra rabbia, tristezza, umiliazione, felicità e gioia…nel nostro diario segreto a casa, ma qui si scrive in pubblico dove, qualsiasi utente può leggerci, commentarci e infierire su di noi: basta un tasto “rispondi” e tutto si tramuta in realtà.

Verba volant, scripta manent…

Non solo lo scritto, ma resta anche l’alone delle emozioni che vengono riversate tramite la tastiera, sulle pagine virtuali.

Sono sempre stata combattuta se aprire un blog proprio per questo motivo: le parole hanno un gran peso e non vanno sprecate, e soprattutto ciò che si carpisce tra le righe, per me, è il vero contenuto, quello da tenere in considerazione.

Apprezzo la schiettezza di linguaggio, le parolacce di rabbia, ma i lupi camuffati da agnelli non li godo molto, e non c’è metodo migliore della scrittura per scoprire la loro doppia essenza: quando  scopro l’inganno non ci passo sopra.

Mi dispiace…non riesco.

Sembra che, con lo scrivere in un blog, si possa sopperire alle carenze nella vita, ma purtroppo non è così. Certo, può aiutare, ma non so fino a che punto.

Sto riscontrando negli ultimi anni un’arrendevolezza verso il linguaggio usato, soprattutto quando è scritto per ferire: ci si passa sopra e si va avanti. Perché?

Se nella vita reale non lasci correre, metti i puntini sulle “I”, perché non dovresti farlo anche sul web?

Così si lasciano impunite persone che offendono, persone che fraintendono e ti massacrano, persone che gira gira passano per buone quando in realtà non lo sono.

Il mondo virtuale non è molto diverso dalla vita reale anzi, molte volte si scrive proprio per raccontare la vita vera…anche quando è amara.

Liberiamoci di questo alone di perbenismo e rispondiamo a ciò che non ci piace, sempre con le dovute maniere, ma con risolutezza.

Il poter parlare e scrivere, noi lo diamo per scontato, cone dire tutto quello che ci passa per la testa: non è così in molte parti del mondo dove è tutto controllato, visionato, e se la tua esternazione risulta contro il governo o regime (a parer loro) vieni incarcerato.

La libertà di parola è un tesoro custodito, è la semplice espressione di noi stessi: un potere, che nelle mani sbagliate, può mietere vittime.

Attenzione a tutto ciò che scriviamo, a come lo facciamo, a chi lo indirizziamo: internet ha dato una grossa possibilità di comunicazione che molti sprecano dando sfogo alle frustrazioni della vita: come se colpire fosse più facile se non vedo la tua faccia, ma intanto il colpo lo hai sferrato lo stesso… e fa male lo stesso!

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chi sceglie con cura,

le parole da non dire

Alda Merini

alessandria today

Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale. Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding. Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile. Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro. Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.

26 pensieri su “Il linguaggio come mezzo di libertà

  1. La libertà di parola è un mito come il libero arbitrio. Entrambe non sono libere di dire tutto quello che passa per la testa o fare tutto quello che passa per la testa. Un tempo questa libertà finiva quando incrociava la libertà altrui. Si viveva in un contesto sociale rigido anche se ingiusto. Adesso tutto questo si è polverizzato e si vive in un contesto asociale dove prevale l’io a discapito del noi.

    1. Eri in spam…ormai vado a vedere in automatico!
      Aggiungerei solo che quando l’io asociale è costretto a socializzare non è in grado di farlo, non gli piace e lo fa in modi aggressivo quasi sempre.
      Non esiste il confronto bonario, esiste la sistematica prevalicazione dell’essere umano. Come sempre, grazie delle tue parole, Gian!

  2. Non ho mai apprezzato il “Politicamente corretto” perché obbliga l’interlocutore ad avere un linguaggio che ne limita l’espressività.
    La stessa “satira” si basa sullo “scorretto”, pur senza arrivare all’oltraggio.

    Il problema è che ci vuole anche intelligenza nel saper dosare le parole.
    Per es. si può fare comicità anche senza usare parolacce, ma c’è chi non ne sa fare a meno…

    1. Io lo odio proprio il politicamente corretto: è l’ipocrisia camuffata, e non fa per me. Ne ho avuto un ampio assaggio in questi giorni, proprio qui su wp. Se non lo dici, non vuol dire che tu non lo pensi!😉 Buona domenica, Kik!

      1. Capisco a cosa ti riferisci.
        Ti assicuro che, benché tu lo abbia vissuto in prima persona, è stato imbarazzante un po’ per tutti noi, che ci conosciamo via web, per cui credo che molti non abbiano voluto esporsi.
        Io stesso non ho scritto praticamente nulla, ma ho avuto una bella telefonata con Paola che mi ha aperto gli occhi su tante cose. Paola è adorabile.

        Sai: a volte credo che l’indifferenza sia una ottima arma. Io stesso, Paola mi ha detto, avrei ottimi motivi per arrabbiarmi, ma non l’ho fatto.

        “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”

      2. Hai ragione su tutta linea: Paola è fantastica, ignorare è una grande arma, ma (un grande ma) a forza di ignorare e passare oltre chi fa danni ne esce sempre impunito. No, nel mio mondo, e non con una persona a me molto cara. Non riesco…devo per forza agire. Non sopporto l’ipocrisia. Buona serata, Kik e grazie col cuore!

  3. Le parole sono importanti e alle volte possono rivelarsi delle vere armi, ma anche il silenzio, lo stare zitti può essere altrettanto letale. È comunque necessario avere un certo garbo ad usare le parole sia scritte che verbali, purtroppo c’è chi ne abusa anche in maniera ipocrita e, come in tutte le cose, il troppo storpia. Buona giornata 🌹

    1. Hai citato uno dei miei detti preferiti, Giusi…io sono sempre per il meno😅 Hai ragione, il silenzio può essere un’arma altrettanto efficace, ma a tacere, come hai ben visto, non ne sono capace😅 Buona giornata carissima!🖤

      1. …e difatti non è neanche giusto tacere e adesso che ho appreso la conoscenza di determinate cose, se avrai tempo di leggermi ti accorgerai… sempre e soltanto col dovuto garbo naturalmente 😉

  4. Appena ho letto il tuo incipit riguardo alle lingue e ai dialetti ho pensato “sta parlando di me” 🙂
    Scherzi a parte anche per me le parole sono importanti e meritano il dovuto rispetto, per questo cerco di imparare da sempre.
    Sono d’accordo con te e colgo l’occasione per esprimere gratitudine: è davvero importante respingere l’odio in ogni sua forma, utilizzare le proprie energie per il bello ed evitare di avvelenarsi.

    1. Purtroppo, evitare di avvelenarsi in ‘sto mondo è quasi una chimera, ma si cerca di intossicarsi il meno possibile. Grazie della tua visita. Posso chiederti il nome? Così ti saluto a dovere😅

  5. Innazitutto condivido l’importanza del linguaggio nella nostra esistenza, rende possibile i nostri pensieri e la coscienza di sé. Anche la tua prudenza è da sottolineare, il rispetto è fondamentale per non ferire le persone. Io sono più riservato e meno disposto a condividere la mia intimità sul web, forse a causa delle mie precedenti esperienze. Sono d’accordo sulle grandi opportunità di libertà e di espressione di internet, ma la società per una diffusa aggressività, rende complicate lo sviluppo delle relazioni umane.

Le tue riflessioni arricchiranno la nostra comunità su Alessandria today e italianewsmedia.com e offriranno nuove prospettive. Non vediamo l'ora di leggere i tuoi pensieri! Lascia un commento e condividi la tua esperienza. Grazie per il tuo contributo!. Pier Carlo Lava

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