Performance e Connessione: la Visione Artistica di Marina Abramović
Marina Abramović e Ulay – 2010 MoMa New York – Evento “The Artist is present”
Marina Abramović, nata il 30 novembre 1946 in Serbia, è una delle artiste performer più celebri e influenti del nostro tempo. Il suo approccio audace e innovativo all’arte esplora temi come il corpo, la vulnerabilità, la resistenza fisica e psicologica, oltre alla relazione tra artista e pubblico. La sua arte è un’esperienza immersiva e intensa, in cui utilizza il proprio corpo come strumento per comunicare emozioni e concetti, sfidando i limiti della percezione e dell’interazione.
Uno dei suoi collaboratori più noti è Ulay, il cui vero nome è Frank Uwe Laysiepen. La loro relazione romantica e artistica, che ha avuto luogo negli anni ’70 e ’80, ha dato vita a performance iconiche e sperimentali caratterizzate da pratiche estreme e dalla volontà di esplorare la connessione tra i loro corpi e le loro esperienze condivise. Marina Abramović e Ulay si sono lasciati nel 1988, dopo una relazione sia personale che artistica di circa 12 anni. La loro separazione è avvenuta in un modo molto simbolico: si sono incontrati sulla Grande Muraglia Cinese, dove hanno deciso di porre fine alla loro relazione. In quell’occasione, entrambi hanno camminato in direzioni opposte lungo la muraglia, segnando così la conclusione del loro legame. Questo gesto è stato carico di significato e ha rappresentato non solo la fine della loro storia d’amore, ma anche il termine della loro collaborazione artistica.
Tra le performance più provocatorie di Abramović spiccano “Rhythm 0” (1974) e “The Artist is Present” (2010). Nel primo caso, l’artista ha invitato il pubblico a interagire con il suo corpo utilizzando una serie di 72 oggetti, alcuni innocui e altri potenzialmente pericolosi (coltelli, pistola), per esplorare i temi del potere e della vulnerabilità. Durante la performance, Abramović ha trascorso sei ore senza opporre resistenza, mettendo in discussione i limiti della fiducia e della violenza. Inizialmente, gli spettatori erano timidi e incerti, ma man mano che passava il tempo, alcuni hanno iniziato a utilizzare gli oggetti in modo sempre più provocatorio e violento, arrivando a infliggerle dolore. Questa escalation ha portato a una situazione in cui la sua sicurezza era a rischio, costringendo la performer a interrompere l’azione. L’evento ha sollevato importanti questioni sul potere, il controllo e la natura della relazione tra artista e pubblico.
In “The Artist is Present”, Abramović ha trascorso tre mesi seduta in silenzio al Museum of Modern Art di New York, accogliendo visitatori e stabilendo un contatto visivo profondo. Uno dei momenti più toccanti si è verificato quando Ulay, dopo anni di separazione, si è presentato di fronte a lei. Questo incontro silenzioso ha rappresentato un intenso riconoscimento della loro connessione passata, evidenziando la vulnerabilità e l’intimità che caratterizzano il lavoro di Abramović. I loro sguardi si sono incrociati, carichi di significati, dimostrando il potere della performance come forma d’arte in grado di comunicare emozioni complesse senza parole.
La sua storia familiare ha influenzato profondamente la sua visione artistica. Il padre, Vojin Abramović, era un ufficiale dell’esercito jugoslavo, mentre la madre, Danica, era un’artista. Questo background ha contribuito a plasmare le sue scelte e la sua pratica artistica, rendendo il suo lavoro un riflesso della sua vita e delle sue esperienze.
Nel 2010, durante “The Artist is Present”, oltre 1500 persone si sono sedute di fronte a Marina, immortalate dal fotografo Marco Anelli. Recentemente, Abramović ha deciso di riproporre questa opera presso la Sean Kelly Gallery, in occasione di un’asta di beneficenza per sostenere l’Ucraina. L’artista ha espresso il suo sostegno al popolo ucraino, collegando il massacro di Babij Jar durante la Seconda Guerra Mondiale alla situazione attuale, sottolineando l’importanza di unirsi per combattere l’ingiustizia.
Il prezzo per sedersi di fronte a Marina varia da 15.000 a 24.000 dollari, un investimento che riflette non solo il valore artistico della performance, ma anche l’intensità dell’esperienza umana che essa rappresenta. La vulnerabilità estrema di Abramović continua a sfidare e ispirare, confermando la sua posizione di pioniera nell’arte contemporanea.
Ada Rizzo, 11 Marzo 2025, Malindi (Kenya)