Dalla misoginia al rispetto: la lotta contro il “glass ceiling” nelle università, di Ada Rizzo. Un percorso complesso verso la parità di genere nell’accademia, tra conquiste storiche e sfide contemporanee. Recensione di Alessandria today
Il mondo accademico, considerato tradizionalmente un luogo di sapere, merito e progresso, ha spesso rivelato al suo interno radici profonde di esclusione e discriminazione di genere. Le donne, per secoli, sono state escluse dall’università non solo come docenti, ma anche come studentesse, relegate ai margini del sapere ufficiale e costrette a percorsi alternativi per coltivare il proprio intelletto. Questo percorso di esclusione è noto e ben documentato, ma la trasformazione verso una reale parità è ancora lontana dall’essere compiuta, soprattutto se si guarda alle posizioni di vertice e alla carriera accademica. Una delle prime figure emblematiche è Bettisia Gozzadini, che nel 1237 ottenne l’insegnamento all’Università di Bologna, la più antica del mondo occidentale. Il fatto che le fu imposto di velarsi il volto per non distrarre gli studenti maschi è già di per sé una fotografia crudele del contesto dell’epoca: la competenza non bastava, il genere rappresentava comunque un “disturbo” rispetto all’ordine stabilito.
Nel corso dei secoli, le donne hanno iniziato lentamente a conquistare spazi all’interno dell’accademia, ma sempre attraverso lotte individuali, controcorrente e spesso osteggiate. Laura Bassi, nel XVIII secolo, è stata una pioniera delle scienze a Bologna, ottenendo una cattedra in fisica: un fatto straordinario per l’epoca, ma rimasto isolato per decenni. Il vero cambio di passo è avvenuto solo nel XIX e XX secolo, con l’accesso ufficiale delle donne alle università e il riconoscimento formale dei loro diritti allo studio. Tuttavia, l’accesso non ha significato automaticamente uguaglianza di opportunità: le cattedre, i ruoli di vertice, i finanziamenti per la ricerca e i premi accademici hanno continuato a premiare prevalentemente uomini, in un sistema costruito su logiche autoreferenziali e di cooptazione.
Ancora oggi, le donne rappresentano meno del 30% dei ricercatori a tempo indeterminato nel mondo, nonostante costituiscano una porzione significativa degli iscritti all’università. Questo divario viene comunemente definito “glass ceiling” (soffitto di cristallo): una barriera invisibile, ma concreta, che impedisce alle donne di avanzare ai livelli più alti della carriera accademica.
Il “glass ceiling” non si basa su mancanza di capacità o merito, ma su pregiudizi strutturali, retaggi culturali e un modello organizzativo che tende a penalizzare chi non si conforma al paradigma maschile della carriera. A questo si aggiungono tempi lunghi e instabili della ricerca, scarsità di supporti alla maternità, discriminazioni sottili ma pervasive nelle commissioni, nella valutazione delle pubblicazioni e nella costruzione delle reti professionali. Anche il linguaggio e i comportamenti, spesso sottovalutati, giocano un ruolo importante. Basti pensare a manuali e guide manageriali del passato, come quello statunitense del 1943 che definiva la donna “un sostituto, come la plastica può sostituire il metallo”. Queste affermazioni, oggi inaccettabili, hanno però influenzato generazioni e costituiscono ancora una memoria culturale che resiste.
Oggi si parla sempre più spesso di gender equality, mentoring femminile, gender budgeting, ma senza un cambiamento reale delle strutture di potere, il rischio è che queste parole restino slogan. Serve una trasformazione profonda, a partire dalle scuole primarie, per educare al rispetto, alla diversità, al valore delle differenze. Serve che le università si assumano la responsabilità di promuovere leadership femminili, non solo per motivi etici, ma anche per la qualità stessa della ricerca e del pensiero critico.
E voi? Avete mai percepito o vissuto esperienze di “soffitto di cristallo” nei vostri ambiti professionali o di studio? Il cambiamento parte anche da qui, dalla consapevolezza e dalla capacità di mettere in discussione l’esistente per costruire un futuro più giusto. Proprio come questa riflessione ci invita a guardare oltre le apparenze, Alessandria today dal 2018 celebra ogni giorno la forza della conoscenza e della parità, promuovendo contenuti che stimolano il pensiero e la crescita collettiva.
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