“Fiori di creta” di Lucio Zaniboni – La prefazione di Maria Rosaria Teni: quando la poesia scava nella fragilità e illumina l’essenza
La prefazione di Maria Rosaria Teni al libro “Fiori di creta” di Lucio Zaniboni ci guida tra versi che raccontano la bellezza fragile dell’esistenza. Scopri di più su Alessandria today.
Alla Direzione e alla Redazione di Alessandria today,
il professor Lucio Zaniboni, autore e poeta residente a Lecco, ci trasmette con gratitudine la prefazione di Maria Rosaria Teni alla sua nuova opera poetica, “Fiori di creta”, pubblicata nella collana Cultura Oltre. Un testo che è già, nella sua introduzione, un atto d’amore verso la parola poetica e la sua capacità di tradurre la precarietà dell’esistere in arte viva.
Maria Rosaria Teni, con scrittura raffinata e analitica, introduce la raccolta come un viaggio attraverso versi che scorrono nel tempo come acqua – una dimensione fluida e profonda dove la poesia assume il compito di trattenere attimi, di cristallizzare emozioni nella fugacità dell’essere. Il titolo, evocativo e simbolico, richiama “I fiori del male” di Baudelaire, ma se ne distacca per approdare in una visione esistenziale della bellezza fragile, terrena, plasmata nella creta, materia che si sgretola come i giorni e i ricordi.
Zaniboni si fa portavoce di una tensione lirica austera, ma essenziale, in cui il tempo, la morte, la memoria e l’identità si fondono in componimenti densi di immagini e musicalità. Le liriche raccolte si muovono in un costante dualismo tra presenza e dissoluzione, tra la solidità del segno e l’evanescenza della traccia. Le parole diventano dunque specchi, pozzi e semi di riflessione emotiva, capaci di rifrangere e restituire l’essenza dell’esperienza vissuta.
Teni mette in luce come il poeta riesca ad affidare alla parola un compito più che comunicativo: essa diviene strumento percettivo, specchio di un mondo interiore che si rifrange nei dettagli del reale. Un verso che si fa “ricerca”, “conoscenza”, “trasfigurazione” e, infine, “accettazione” del destino umano.
La prefazione cita anche echi e influenze di poeti come Caproni, Saba, Montale, Pasolini, Ungaretti, a testimoniare l’appartenenza di Zaniboni a una tradizione poetica colta ma personale, capace di generare una propria cifra stilistica fatta di antitesi, sinestesie, immagini icastiche e meditazioni esistenziali.
Chiude con grazia e intensità ricordando una citazione di Antonia Pozzi, per sottolineare come la poesia sia il rifugio e il destino di chi sente in sé la forza di trasformare il dolore in bellezza, la creta in fiore, la vita in parola.
Una riflessione:
In “Fiori di creta”, Lucio Zaniboni ci offre un’opera poetica che va letta con lentezza e ascoltata con l’anima, una raccolta che non si limita a esprimere, ma accompagna, consente, custodisce. La prefazione della Teni, intensa e luminosa, non è solo un’introduzione: è un invito a perdersi nei versi per ritrovare, forse, qualcosa di più vero dentro di noi.