“La festa dell’Ascensione” di Vincenzo Savoca – Il dolore dell’infanzia tra fede, povertà e il bisogno di riscatto. Recensione di Alessandria today

“La festa dell’Ascensione” di Vincenzo Savoca – Il dolore dell’infanzia tra fede, povertà e il bisogno di riscatto. Recensione di Alessandria today

Leggi “La festa dell’Ascensione” di Vincenzo Savoca: una poesia intensa sull’infanzia, la povertà e il desiderio di vedere Gesù senza croce. Recensione su Alessandria today.

Informazioni essenziali:
Autore: Vincenzo Savoca
Titolo della poesia: La festa dell’Ascensione
Genere: Poesia contemporanea, memoriale, religiosa
Valutazione: ★★★★★

Nota introduttiva a cura di Pier Carlo Lava:
In La festa dell’Ascensione, Vincenzo Savoca firma una delle sue poesie più intense e struggenti. Il testo è un ritorno alla memoria dell’infanzia, nel cuore di un rione popolare che diventa emblema di un’Italia antica e sofferente, ma anche carica di dignità. La poesia si muove tra il sacro e il quotidiano, tra la miseria materiale e la ricchezza emotiva dei ricordi, in un continuo dialogo tra il bambino che guarda e l’uomo che ricorda.

Recensione dettagliata:
La poesia si apre con una descrizione del rione, fatto di “case piccole e basse” costruite con “pietre nere di lava”: materiali duri, resistenti, ma scrostati, proprio come le vite che racchiudono. Savoca dipinge un paesaggio umano e fisico che profuma di sudore, di fatica, di intimità collettiva, in cui i bambini giocano con naturalezza, mentre gli adulti portano addosso “l’odore della tristezza”.

L’opposizione tra la vivacità infantile e il dolore silenzioso degli adulti è resa con estrema delicatezza. Il verso “la condanna, un silenzio di morte” è uno dei più duri e definitivi del testo, e porta con sé tutto il peso di una generazione schiacciata dalla povertà e dal disincanto.

Ma è nel giorno dell’Ascensione che si concentra la tensione più poetica e spirituale del componimento. I petali nei catini d’acqua sporca, i riti religiosi vissuti più per speranza che per fede, sono immagini fortemente evocative, in cui il sacro si mescola alla miseria in un equilibrio fragile e struggente. La fede viene vissuta come un desiderio di riscatto, un bisogno di vedere Gesù finalmente libero dalla croce.

Il poeta, attraverso il bambino che è stato, si pone una domanda sacra e laica insieme: “Perché devo sempre vederlo crocifisso?”
Il desiderio è quello di incontrare un Gesù senza piaghe, senza chiodi, senza dolore. Una figura che rappresenti finalmente la liberazione, la speranza, la vita oltre la sofferenza. Ma la realtà si impone: “Ogni giorno lo incontro / nel viavai d’uomini crocifissi.” Una chiusa amara, lucida, un richiamo alla quotidianità delle ingiustizie e delle sofferenze di oggi, che trasforma la poesia in una riflessione profonda e universale.

Savoca costruisce una narrazione poetica che attraversa epoche e coscienze, ma che resta ancorata all’umano. Il tono è quello della confessione, intimo e pacato, ma anche incisivo nella sua verità. Ogni immagine è pregna di simbolismo religioso e civile. La poesia è una via crucis laica, che accompagna il lettore dal gioco infantile alla consapevolezza adulta.

Testo completo della poesia:

LA FESTA DELL’ASCENSIONE di Vincenzo Savoca
Il mio rione era un agglomerato
di case piccole e basse, di campagna,
di pietre nere di lava, dure e resistenti
ma scalcinate, le porte affacciavano
sulla strada come una parte di esse,
un continuo in uso a noi bambini.

Nelle nostre grida la gioia di vivere
al silenzio dei grandi fiacchi e stanchi
con addosso l’odore della tristezza.
Fremeva come un chiodo conficcato
nella carne violata, nelle membra
eternamente coperte di polvere
divoratrice dei corti respiri della sera.
La condanna, un silenzio di morte.

Nell’allegria del nuovo giorno
il sogno, il riscatto d’una vita
non più grama, ma la sera bussava
ad ogni porta con addosso un bagaglio
di verità tenute sempre nascoste.
Nel mio rione, una croce in ogni casa,
di legno di faggio, il più duro e resistente,
i chiodi conficcati nei pianti segreti.

Nelle tinozze petali di fiori strappati
nel marciume d’aiuole del circondario,
annegati nell’acqua per l’Ascensione.
Mi rammarico di non essere bambino,
quando nulla sapevo dell’indecenza
dei dubbi raccattati nelle nebbie mobili
della veglia notturna che tutto confonde.

Posavo gli occhi sulla marea di gente,
nel frattempo che aspettavo Gesù.
Accucciato sulla strada sopra un rosario
di freneticanti litanie, onde del mare
in cui si perdeva la mia pochezza di bimbo.

La necessità di vederlo per una volta
senza croce. Così non lo conoscevo.
Libere le mani, liberi i piedi,
strappati al dolore dei chiodi.
Per anni l’ho cercato, la fronte libera
d’ogni spina. Ogni giorno lo incontro
nel viavai d’uomini crocifissi.

Biografia dell’autore:
Vincenzo Savoca è un poeta italiano nato in Sicilia, noto per la sua capacità di unire introspezione personale e dimensione collettiva nei suoi versi. La sua scrittura è fortemente radicata nella memoria, nella religiosità popolare e nella realtà dei quartieri periferici, spesso dipinti come scenari epici del quotidiano. La poesia di Savoca si distingue per l’equilibrio tra delicatezza e crudezza, e per una tensione etica e spirituale che si fa carne in ogni parola. Ha pubblicato diverse raccolte, tra cui Guardando l’acqua passare, E la sera venne scalza e Cantici delle pietre bianche.

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