“Gli Animali hanno un’anima” di Jean Prieur. Prefazione di Mons. Mario Canciani “il prete che non scaccia i cani dalla chiesa” – Recensione di Elena Piccinini.
Autore: Jean Prieur
Titolo: Gli Animali hanno un’anima / L’ AME DES ANIMAUX
Genere: Scienza e spiritualità
Prefazione di Mons. Mario Canciani “il prete che non scaccia i cani dalla chiesa”
Numero pagine 254
Anno 1986
Edizioni Mediterranee
Per coloro che Amano gli Animali è dato per assodato condividere il titolo di questo straordinario libro di Jean Prieur (Francia 1923-2023) sacerdote, storico e divulgatore della Scienza dello Spirito. Precursore della ricerca dell’Aldilà, lo studioso non nutre alcun dubbio sul fatto che l’anima non sia una peculiarità dell’essere umano, ma appartenga anche agli Animali. Oltre ad essere stati dotati di istinti naturali prodigiosi, gli Animali hanno il nostro medesimo sentire: amano, soffrono, provano dolore e sono muniti di un grande senso di gratitudine e di fedeltà.
“Ritroviamo, negli episodi della loro esistenza, manifestazioni di ciò che l’apostolo chiamava carità e che noi definiamo, invece, altruismo, assistenza, solidarietà, amore.” (Cap.9 “Come vengono messe in pratica, dagli Animali, le virtù cristiane” pag. 91)
Lo scrittore riporta una serie di episodi legati al sovrannaturale: innumerevoli e sorprendenti testimonianze di persone che, loro malgrado, hanno dovuto accettare l’evidenza dei fatti trascendenti, non altrimenti spiegabili. Gli Animali percepiscono maggiormente la dimensione che noi difficilmente possiamo anche solo immaginare. Questo li pone su un livello spirituale più elevato del nostro, poiché la loro umiltà e nudità restano intatte. Nel crescere, infatti, non subiscono influssi esterni che possano intaccare la loro vera natura. La percezione animale, più evoluta e sensibile della nostra, è in grado di vedere e sentire facendo da ponte tra noi e l’Oltre. Nessuna specie animale è esclusa dalla suggestiva descrizione degli episodi eccezionali narrati nel testo. Un privilegio del quale godono anche i serpenti (Pag. 122 “Il serpente a sonagli”) e le tartarughe (Pag.123 La tartaruga Sophie). Molte creature, dopo la morte dei proprietari, per diversi giorni, nei luoghi a loro cari, seguitano a vedere gli amati amici umani aggirarsi tra le mura domestiche, lasciando attoniti i famigliari presenti. Gli antichi Egizi credevano fermamente che anche gli Animali fossero dotati di un’anima, esattamente come gli uomini (perciò venivano entrambi sottoposti al processo della mummificazione). Nel Medioevo subentrano le prodezze demenziali degli esseri umani: prodezze che hanno la loro massima espansione nel periodo dell’Inquisizione: gatti neri, topi, e civette, venivano ritenuti complici delle streghe e, quindi, sottoposti a regolare processo da parte degli inquisitori. Ciò comportava torture e condanne a morte anche per gli sventurati compagni, giudicati complici pericolosi e soggetti a influssi satanici. Lo status animale non migliora nel Rinascimento, caratterizzato dall’antropolatria, ovvero l’esaltazione dell’essere umano. L’uomo è posto al centro dell’universo e le sue azioni spregevoli vengono legittimate come comportamenti integranti del progresso umano. Presso le residenze reali si organizzano giochi sadici, che superano i limiti del genere horror, ai danni delle povere bestiole utilizzate come oggetti di svago. Allora, in difesa della specie animale, diversi letterati, indignati, si espressero contro l’efferatezza umana.
Jule Michelet (scrittore e storico francese -1798/1874) “Non si salva da solo: l’uomo non merita la sua salvezza se non attraverso la salvezza di tutti. Anche l’animale ha i propri diritti dinanzi a Dio. L’animale, oscuro mistero, mondo immenso di sogno e di dolore muto. Ma segni troppo visibili esprimono questi dolori, anche se non ha la parola per manifestarli. La natura intera protesta contro la barbarie dell’uomo che disprezza, avvilisce, tortura il suo fratello minore.” (Pag.210- Cap. XX)
“Gli animali hanno un’anima” è un testo che consiglio soprattutto a coloro che credono ancora fermamente nella Supremazia dell’Uomo sulla Natura, legittimando il comportamento umano vigliacco e distruttivo che tutt’ oggi caratterizza la nostra società. Non siamo progrediti. Siamo caduti terribilmente in basso e, nella convinzione di essere in grado di controllare tutto ciò che (non) ci appartiene, stiamo assistendo, impotenti, alla nostra autodistruzione.
Di seguito riporto l’esperienza soprannaturale vissuta da Anna, un’amica che, dopo aver acquistato una vecchia casa, vi si trasferì con la sua brigata felina, composta da ben quattordici gatti. L’abitazione era appartenuta a una signora anziana, molto religiosa, deceduta da alcuni anni. Le pareti custodivano ancora gran parte delle immagini sacre che l’anziana aveva appeso, compreso un crocifisso collocato al centro del muro nella sala. Sin dal giorno in cui la famiglia aveva traslocato, i mici, dopo un accurato sopralluogo, avevano trovato il proprio angolo di pace, facendo intendere ad Anna che non solo avevano apprezzato la nuova dimora, ma se ne erano già impadroniti. Alla mia amica restavano due soli locali dei quali poter disporre liberamente: la camera da letto e il bagno. I gatti prediligevano dormire in sala. Una notte, avvenne qualcosa di straordinario: Anna venne svegliata da un misterioso fruscio di abiti. Acceso l’abat-jour, sorprese tutti i gatti, sul suo letto: avevano gli occhi vigili e i musi rivolti verso l’alto: chiaramente seguivano qualcuno che solo loro potevano vedere. La cosa stupefacente fu che, poco dopo, una figura umana si palesò nella stanza. Anna vide chiaramente una donna anziana che, in pochi secondi, si dissolse nell’etere. I felini rimasero immobili sul letto. La mia amica, impressionata dall’accaduto, non riuscì più a dormire. Il giorno seguente si recò dal nipote dell’anziana, che aveva abitato la casa, e chiese di poter vedere un ritratto della parente defunta. Non v’era alcun dubbio che si trattava della stessa entità sovrannaturale manifestatasi durante la notte. Il nipote raccontò che la zia amava molto gli animali, soprattutto i gatti. Questa informazione fu di grande sollievo per Anna, poiché rincasò certa che la sua famiglia si fosse ulteriormente allargata. Ancora oggi avverte la presenza costante e rassicurante dell’anziana, come fosse il suo angelo custode. E naturalmente, da quella notte, tutti i gatti seguitarono a dormire sul letto di Anna. Elena Piccinini
La brigata felina di Anna (Immagini sotto Copyright)




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